Post Recenti

CERCA

sabato 22 luglio 2017

Ricomincia dalle cose semplici

Il Potere delle cose Semplici

Per uscire dalla confusione interiore









Capita alle volte nella vita, di arrivare ad un punto in cui non si capisce più come procedere. Questo succede ancora di più a chi è nel suo viaggio interiore, in un percorso di crescita e liberazione spirituale.
Si leggono libri, si imparano tecniche, ci si confronta con altri. Ogni volta sembra di aver compreso finalmente la verità tanto cercata, poi immancabilmente l’effetto magico scompare lasciando più avviliti, frustrati e soprattutto confusi.
Confusi, sì.
Perché si arriva ad avere nella testa delle informazioni opposte, che si contraddicono.
Da un lato chi dice di aiutare gli altri, dall’altro chi dice di stare lontano da chi ha problemi e quindi basse vibrazioni.
C’è il filone del pensare positivo e quello dell’entrare nel dolore per sentirlo.
C’è la consapevolezza che quello che pensiamo e proviamo attira a noi la nostra realtà, e poi il terrore che se siamo in un periodo negativo, stiamo immancabilmente creando un futuro doloroso.
Cosa fare?
Ci si sente bloccati, paralizzati con la paura di agire.
E se questo fosse voluto?
Forse lo è. Forse la nostra anima, stanca di una mente tanto tenace da voler continuamente sapere, conoscere, controllare, decidere, ci spinge in tante direzioni opposte per costringerci ad un certo punto a mollare. Per costringerci ad arrenderci, a lasciare andare il controllo costante sulla nostra vita e sulle nostre emozioni.
Ed eccoci li, doloranti e impauriti, senza più la forza di lottare, senza sapere come muoverci, con il terrore di fare un passo sbagliato e restare delusi, di nuovo, o peggio di venire “puniti”.
Da dove ricominciare? Come uscire dal caos?
Ricomincia dalle cose semplici.
Ricomincia dalle piccole cose che ti danno gioia. potere delle cose semplici per uscire dalla confusione interiore
La gioia è il modo in cui l’anima ci indica che siamo in contatto con lei, che siamo in risonanza con ciò che lei vuole sperimentare, che siamo sulla strada che veramente siamo venuti per percorrere.
Inizia a chiederti:
Che cosa vorrei davvero in questo momento? Che cosa potrebbe darmi gioia?
Non importa se è una cosa banale come un gelato, un film, o ancora più piccola come una caramella.
Questa piccola insignificante scelta, questo minuto gesto, ti riporta vicino a te stesso, ti riporta al tuo sentire, alla tua guida interiore.
E poi chieditelo ancora e ancora e ancora.
Ogni volta in cui provi qualche secondo di gioia e poi qualche minuto e con il tempo qualche ora, riattivi in te le giuste vibrazioni per uscire dalle sabbie mobili in cui ti trovi.
Per riuscire a sentire dentro di noi le giuste risposte e per poter fare i giusti passi ispirati dal nostro Sé divino, è necessaria molta energia, è necessario quindi provare felicità, entusiasmo, divertimento.
Non ti preoccupare se in questo momento ti sembra impossibile, non costringere te stesso a fingere di essere ciò che non sei e di provare ciò che non provi.
Permettiti di essere esattamente nel punto in cui ti trovi, che è dove la tua anima ti ha voluto portare per farsi ascoltare da te.
Permettiti di ascoltarla ora, nelle piccole cose che ti ricordano il gusto della vita, nelle piccole cose senza sforzo e senza peso che ti ricordano chi sei.
Concediti poi di essere un po’ egoista, di delimitare il tuo spazio vitale, di far rispettare i confini che ti sono necessari per muoverti, esprimerti, ascoltarti.
Se ti senti prosciugato, se senti di avere poca energia per te stesso, non cederla a coloro che non ti chiedono nemmeno come stai e ti buttano addosso i loro problemi e le loro aspettative, è solo una manipolazione mentale del “dovere” alla quale sei stato educato.
Ma il primo dovere è verso te stesso.
Quando starai bene, quando sarai forte e sereno, quando avrai a tua disposizione tutte le risorse che ti servono per procedere saldo nella tua vita, potrai scegliere come essere di sostegno agli altri, se lo vorrai. Ma non in questo momento.
Quando siamo malati fisicamente abbiamo bisogno di riposo, di silenzio, di tempo, di non disperdere le energie per permettere al corpo di guarire.
Allo stesso modo quando si è in un momento di confusione, di fragilità, di stanchezza interiore, è come avere l’influenza, è una febbre dell’anima e va trattata alla stessa maniera, con la stessa delicatezza, con lo stesso rispetto per noi stessi e per le nostre necessità.
E’ il modo in cui l’anima ci spinge a ripartire da noi, il modo in cui ci insegna a ritornare in noi stessi per ritrovare il nostro centro, per comprendere la nostra forma, per dedicarci il tempo e le attenzioni che solitamente ci neghiamo, per imparare ad amarci e ad ascoltarci di più.
Se ti senti in un momento di smarrimento, se sei nel caos e non sai come uscirne, ritrovare il piacere dei gesti semplici, delle piccole attenzioni che da bambino ti aspettavi da altri ma che oggi puoi rivolgerti da solo.
Di che cosa hai veramente voglia in questo momento?
E riparti da li.

giovedì 20 luglio 2017

La metà degli italiani è analfabeta funzionale

da google immagini

Il 47 per cento degli italiani, pur sapendo leggere e scrivere, non riesce a comprendere le informazioni e a interpretare la realtà. Ma chi è un analfabeta funzionale? 

Sanno leggere, scrivere e fare i calcoli. Ma non sanno comprendere e interpretare la realtà che li circonda e le informazioni a cui sono esposti. Non riescono a capire un articolo di giornale pur riuscendo a leggerne le parole, non riescono a compilare una domanda di lavoro o a interagire con strumenti e tecnologie digitali e comunicative e rimandano ogni informazione alla propria esperienza diretta. Sono gli analfabeti funzionali.

L’analfabetismo funzionale – diverso da quello strutturale di chi non è in grado di leggere e scrivere – è un fenomeno sempre più diffuso, secondo cui un individuo ha imparato le basi della scolarizzazione, ma non è in grado di leggere i termini di un contratto, di compilare una domanda di lavoro, di interpretare o riassumere un testo. Secondo la definizione del rapporto Piaac-Ocse, un analfabeta funzionale è più incline a credere a tutto quello che legge in maniera acritica, non riuscendo a “comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.

In Italia il 47 per cento degli individui è analfabeta funzionale. Lo rivela lo Human development report 2009, un indice calcolato tra i paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). L’Italia, avendo un alto numero di analfabeti funzionali, si trova in una posizione alta in classifica. 

“Una persona è funzionalmente alfabetizzata se può essere coinvolta in tutte quelle attività nelle quali l’alfabetizzazione è richiesta per il buon funzionamento del suo gruppo e della sua comunità e per permetterle di continuare a usare la lettura, la scrittura e la computazione per lo sviluppo proprio e della sua comunità”. Questa è la definizione di alfabetismo funzionale che dà l’Unesco nel 1978.

Analfabetismo è l’incapacità dell’individuo di decifrare l’ambiente e partecipare alla società in cui vive, incapacità di usare abilità in modo funzionale in attività tipiche della vita quotidiana, come leggere gli orari dell’autobus o usare un computer.

Quanti sono gli analfabeti funzionali in Italia?

Secondo Tullio De Mauro, noto linguista, gli analfabeti funzionali in Italia sarebbero addirittura l’80 per cento, dal momento che “soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”.

Le indagini statistiche a cui si riferisce De Mauro compaiono in due volumi diversi: La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione (Franco Angeli, 2000) e Letteratismo e abilità per la vita. Indagine nazionale sulla popolazione italiana 16-65 anni (Armando editore, 2006).

Negli anni Cinquanta l’analfabetismo vero e proprio in Italia riguardava il 30 per cento dei cittadini, che non sapevano né leggere né scrivere, ma con l’espansione dell’istruzione scolastica gli analfabeti assoluti sono diminuiti, fino a toccare oggi una percentuale bassissima. 

Nel 1861, l’Italia contava una media del 78 per cento di analfabeti con punte massime del 91 per cento in Sardegna e del 90 per cento in Calabria e Sicilia. Due anni prima, nel 1859 fu introdotto per la prima volta l’obbligo di due anni di scuola, poi diventati tre nel 1877 con la legge Coppino e cinque nel 1904 con la legge Orlando. Nel 1923 la riforma Gentile porta l’obbligo scolastico ai 14 anni. 

Nell’Italia repubblicana l’obbligo scolastico gratuito di 8 anni (elementari e medie) fu inserito in Costituzione con l’articolo 34. L’ultima importante riforma arriva nel 1963, e riguarda la scuola media unica, che porta al crollo definitivo del tasso di analfabetismo. 

Secondo i dati Istat oggi gli analfabeti strutturali, coloro che non sanno leggere e scrivere, sono una minoranza. Secondo il Rapporto delle Nazioni Unite sul Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo 2013 l’Italia si trova al 54esimo posto su 179 paesi analizzati, con un tasso di alfabetizzazione del 99,2 per cento. 

Secondo la ricerca Istat l’Italia in cifre del 2016, in Italia il 6,3 per cento dei cittadini maschi ha una licenza elementare, il 36 per cento la licenza media, il 6,8 per cento ha un diploma di 2-3 anni, il 35,6 per cento ha un diploma di 4-5 anni e il 15,3 per cento ha conseguito la laurea.

Per quanto riguarda le donne, l’8,2 per cento licenza elementare, il 30,5 per cento la licenza media, il 6,6 per cento ha un diploma di 2-3 anni, il 34,9 per cento ha un diploma di 4-5 anni e il 19,8 per cento ha conseguito la laurea. 

Analfabetismo funzionale e social network

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”, aveva affermato Umberto Eco, dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media a Torino, a giugno 2015.

Ormai il binomio analfabetismo funzionale-social network è sotto gli occhi di tutti, dal momento che tutti hanno lo stesso spazio per potersi esprimere. Gli analfabeti funzionali sono definiti spesso coloro che non sono in grado di comprendere informazioni, post e articoli condivisi sui social network, creando polveroni e rivelandosi terreno fertile per la proliferazione incontrollata di fake news, condivise migliaia di volte in maniera acritica.

sabato 15 luglio 2017

Dov'è la libertà?




A scuola ti istruiscono ad ubbidire, a competere e a non mettere mai in dubbio quel che ti dicono essere la verità.

Al lavoro devi stare sottomesso a regole troppo spesso disumane, e le accetti ringraziando per quel tozzo di pane che ti distingue da chi lo deve elemosinare. E accetti che quel tozzo diventi sempre più piccolo rispetto al costo della vita.

Se apri una attività ti seppelliscono di tasse e di imposizioni che ti rubano la vita e il tempo per viverla e che ti costringono ad indebitarti.

Se stai male ti impongono i protocolli delle multinazionali del farmaco e ti attaccano ferocemente se scopri che i metodi alternativi sono molto più efficaci. I medici, se vogliono essere tali, devono attenersi scrupolosamente a questi protocolli anche contro qualsiasi evidenza non funzionano o peggiorano la situazione del paziente.

Se hai imparato a fare sana prevenzione e ad avere un sistema immunitario forte e solido, ti impongono 12 vaccini che ti renderanno malato cronico e destabilizzato per tutta la vita.

Se vuoi scambiare beni e servizi ti costringono ad usare una moneta emessa dal nulla che, ogni volta che viene creata, genera un debito corrispondente che tu dovrai ripagare anche se sei tu il creatore di beni e servizi.

Se hai bisogno di spostarti, di refrigerarti, di scaldarti, di far funzionare qualsiasi macchinario o elettrodomestico, sei obbligato ad usare la stessa energia che si usava più di cento anni fa ben sapendo che da molto tempo esiste energia libera, pulita e gratuita per tutti. 

Per qualsiasi cosa tu debba fare, devi girare per ore a produrre sempre la stessa documentazione e a fornire sempre gli stessi dati su tutte le pratiche che devi fare. Quando ti va peggio ti sbattono da un ufficio all'altro finchè non sei sfinito. E molte volte non riesci a finire e devi tornare negli stessi posti anche più volte.

Se vuoi andare a farti una sana corsa a piedi o una bella pedalata, devi sempre stare attento che dal cielo non cada della schifezza ( che non molti ancora vedono non per mancanza di diottria ) che ti potrebbe procurare più danno del bene che ti vuoi fare.

Se vuoi riposarti sarai spesso costretto a fare le ferie quando le fanno tutti. Perderai molto tempo in file interminabili sotto il sole con tantissime altre pecore come te che viaggiano come lumache.


Se ti alzi in piedi e la tua voce esce dal coro tutti ti guardano come fossi strano, ma tu sai benissimo che quelli strani sono coloro che tutto questo la chiamano LIBERTA'







FONTE: testo condiviso sulla pagina Facebook di Pierangelo Spazzoli

Printfriendly

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...