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venerdì 31 marzo 2017

Morbillo: non è affatto corretto parlare di epidemia

Prima degli anni ’90 il morbillo si presentava a ondate epidemiche ogni quattro-cinque anni. E così tutti diventavano protetti entro una decina d’anni. Poi, con l’introduzione della vaccinazione pediatrica, l’epidemiologia è cambiata. Oggi, che il virus circola meno, sono più frequenti i casi tra i bimbi con meno di un anno e i giovani adulti.

“Quando si vaccinano soltanto i bambini si sposta in avanti l’età delle persone suscettibili, quelle che si possono ammalare. È un fatto risaputo” (Michele Grandolfo, epidemiologo ISS).

Nel 2016, da gennaio a dicembre, ci sono stati 844 casi e 238 soltanto nel gennaio 2017. Fonte ISS qui.

L’orchestra suona per gli 844 casi all’anno e per i 238 nel mese di gennaio. Nessun morto, va detto, anche se una parte ha sofferto di effetti collaterali, in qualche caso importanti.

Una parte del coro: il morbillo è tornato per colpa di chi non si vaccina.

L’87-89% dei bambini è vaccinato contro il morbillo ma della durata della protezione degli adulti non si sa granché. Più della metà di chi ha contratto la malattia di recente ha dai 15 ai 40 anni.

Dei pochi casi analizzati in gennaio, un 12% era stato vaccinato una o più volte (di un altro 7% non si sa nulla).

Si sa, da precedenti studi, che circa il 5% di vaccinati non è immunizzato. La protezione data dalla malattia, invece, dura tutta la vita.

È assai difficile, oggi, riuscire a calcolare l’effettiva protezione nei vari strati della popolazione.

Si potrebbe essere protetti al 30% o al 40% o al 60%, nessuno lo sa, visto che non ci si preoccupa di controllare se l’immunizzazione è presente o è avvenuta. Tuttavia il morbillo compare a ondate, in media ogni lustro.

I neonati che nascono da madri vaccinate ricevono una protezione anticorpale inferiore. Così, proprio i più piccoli, risultano leggermente meno protetti nell’età più delicata. E infatti sono aumentati anche i casi di morbillo sotto l’anno di età (il vaccino si fa a 15 mesi).

I primi fiati fanno credere che i pochissimi bimbi non vaccinati (11-13%) siano untori, che siano malati e infettino sia i coetanei già vaccinati (???) che quelli che non si possono vaccinare.

Qualche soprano: i non vaccinati fanno crollare l’ immunità di gregge e faranno tornare tutte le malattie. Non solo: è colpa loro anche se i leucemici si ammalano di qualche terribile infezione fino a morirne.

Sappiamo che nessuno ha mai verificato quanta parte di popolazione sia effettivamente immunizzata, naturalmente o in seguito a vaccino, quindi non si conosce la percentuale dell’immunità di gregge da morbillo, a maggior ragione fra i ventenni-quarantenni che non hanno contratto la malattia. Inoltre, è assai più facile – purtroppo – che i malati di leucemia contraggano il morbillo da chi ha appena fatto la vaccinazione a virus vivo, ad esempio dall’ 87-89% dei bambini. (Fonte: Asl e la legge 210/92 art. 4 che prevede l’indennizzo di soggetti non vaccinati che siano venuti a contagio con soggetti vaccinati).

Crescendo di trombe e fiati: ai bimbi non vaccinati va proibito l’asilo, va proibito l’asilo, va proibito l’asilo…

E agli adulti (non vaccinati)? Niente lavoro? Ma allora anche niente tasse?

Altri fiati: “senza obblighi la gente non capisce” e si progetta di far approvare nei Comuni e nelle Regioni provvedimenti punitivi.

Ad esempio, in Veneto è stato proposto di far pagare i danni delle malattie (?) alle famiglie che non vaccinano. E per raggiungere la vetta dell’assurdo, ai danneggiati da vaccino non verrà riconosciuto un cent! Le famiglie scomode e sfortunate che dopo una vaccinazione sono precipitate nell’inferno, sono state liquidate con un documento che riporta che gli eventi avversi non esistono. Fine della discussione. (Documento Fnomceo, luglio 2016).

Flauto dolce. Abbiamo visto qui che finchè la legge nazionale resta quella in vigore non si potrà impedire l’accesso all’asilo (anche se verranno approvati regolamenti comunali e regionali), è sufficiente che fra scuole e Asl intercorra una segnalazione di mancata vaccinazione.

Baritoni: le famiglie non vaccinano i bambini per effetto delle campagne antivax sul web.

Peccato che non se ne trovi traccia di campagne antivax; semmai si incontrano, in rete, genitori sempre più preoccupati di non venire ascoltati, altri che sono ignorati per aver denunciato (invano) un danno da vaccino, altri ancora che chiedono chiarimenti sugli adiuvanti o studi sui 15 vaccini da inoculare il primo anno, comparazioni fra bimbi vaccinati e non, e, infine, i dati di farmacovigilanza inspiegabilmente fermi al 2013. Ma soprattutto chiedono di non essere costretti a vaccinare!

Fagotto. Visto che il morbillo è tornato, si applichi il piano vaccini per intero, 59 vaccini da 0 a 18 anni e poi si vada avanti fino alla fine della vita a combattere virus e batteri a suon di richiami e nuovi vaccini.

Controfagotto: il morbillo uccide 132mila persone all’anno. (Dove? Nei Paesi poveri, non nel mondo Occidentale).

Il direttore d’orchestra, Renzi: “Basta propaganda, coi vaccini non si scherza”.

Diciamo anche noi: basta propaganda, anche con la nostra salute non si scherza.

Per chi dovrebbe suonare l’orchestra.

In italia, ogni giorno, mille persone ricevono una diagnosi di tumore maligno e si calcola che 485 persone al dì muoiano di cancro (la stima è al ribasso, appartiene alle sole regioni dotate di registro tumori nel 2013). Cliccate qui, pag 25.
Sempre al 2013 si riferiscono gli 11.124 morti per leucemie e linfomi. Già, nel Paese che per diversi mesi all’anno, da anni, supera il limite delle polveri sottili e del benzene nessuna-amministrazione-nessuna ha mai promosso la circolazione di veicoli elettrici, come accade a Pechino.

Vogliamo paragonare gli 844 malati di morbillo (vivi) con gli 11.124 morti di leucemie e linfomi? Vogliamo ammettere l’esistenza del danno post vaccinazione? E pretendere studi comparativi e discuterne? Per il bene dei figli che nasceranno?

Chi suona, ora?

Ascoltiamo.


I messaggi dei crop circle

Molti agroglifi sembrano essere prodotti da un’energia a noi sconosciuta capace di piegare senza rompere gli steli delle piante che vengono sottoposti a forti emissioni di calore.

L’energia in grado di produrre tali spettacolari disegni potrebbe essere quella a microonde, o qualcosa che potrebbe andare oltre le tradizionali spiegazioni scientifiche. Proprio per questo motivo, gli agroglifi sono stati la causa di molte discussioni tra coloro che credono nella loro origine extraterrestre e gli scettici, tenaci sostenitori di abili truffe perpetrate dai moderni circlemaker che muniti di asticelle e corde sarebbero in grado di creare complessi schemi geometrici in sole due o tre ore. Molti agroglifi sono troppo perfetti e laboriosi per essere stati impressi dagli esseri umani, anche se non si deve sottovalutare le infinite capacità umane quando si tratta di riprodurre cose apparentemente impossibili all’ingegno umano. Un biologo molecolare con un dottorato in chimica presso il California Institute of Technology (Caltech), sostiene di poter spiegare le differenze che sussistono tra gli agroglifi artificiali, quelli creati da una forza extraterrestre e quelli riconducibili all’intervento di futuri crononauti (umani in grado di viaggiare attraverso il tempo).

Per oltre 20 anni, il Dr. Orazio Drew ha cercato di studiare l’affascinante complessità strutturale di alcuni agroglifi, tenendo spesso conferenze con le quali spiegare la vera natura dei Crop Circle. Una di queste conferenze è stata organizzata la scorsa settimana in occasione del seminario UFO & Paranormal organizzato a Sidney dal Research Society of Australia. Dopo aver visitato più di 20 siti in cui sono comparsi misteriosi agroglifi, Drew è giunto alla conclusione che essi tendono ad apparire con una certa frequenza soprattutto in Occidente e non in Australia o nei paesi asiatici . Il ricercatore afferma che i Crop Circle sembrano nascondere due tipi di messaggi.

Alcuni di questi sono inviati da intelligenze superiori come un saluto cosmico inoltrato da una civiltà avanzata che ci vede allo stesso modo con cui vediamo gli animali. Molti Crop Circle sembrano nascondere un codice binario che rappresenta la più semplice forma di comunicazione paragonabile ai fischi e sciocchi emessi dai comuni delfini. Egli ammette che alcuni Crop Circle sono creati artificialmente dall’uomo anche se non mancano quelli che sembrano essere stati impressi da una forza sconosciuta.

Drew ha stabilito inoltre che i cerchi contengono una forma avanzata di codifica binaria, aggiungendo di essere riuscito ad interpretare l’universale codice contenuto in alcuni di questi messaggi cosmici.

martedì 28 marzo 2017

Legge di Guarigione Universale della Natura o Legge di Hering

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Ogni guarigione comincia dall'interno e procede verso l'esterno, dalla testa verso il basso, e in ordine inverso da com'erano apparsi i sintomi della malattia”.

La GRANDE ed UNICA caratteristica della Guarigione Naturale avviata dall'eliminazione dello Stress generato dalle incoerenze derivanti dai Conflitti Spirituali attraverso l'acquisizione delle conoscenze sulle Leggi che regolano gli organismi Viventi, deve essere effettuata con le Cure Naturali ed i rimedi naturali correttamente utilizzati, rimedi omeopatici compresi (in certi casi) + alimentazione corretta.

Hering asseriva che quando si incomincia a pensare, mangiare, vivere in modo piu' sano, si fa l'esperienza inversa di tutte le situazioni e di tutti i sintomi che hanno condotto allo stato patologico, tale percorso inverso continua fino a quando si raggiunge di nuovo lo stato di benessere, questa legge stabilirebbe che la salute incominci a reinstaurarsi dall'interno procedendo verso l'esterno. Con l'aiuto della mappa dell'iride e della legge di Hering si potrebbe dunque comprendere l'idea centrale dell'olismo cioe' la stretta, secondo questa teoria, interconnessione tra corpo, mente e spirito.
Un altro aspetto della legge di Hering evidenzierebbe che sulla via del raggiungimento dello stato di benessere si constata un miglioramento in ogni organo o sistema danneggiato che procede al contrario, dalle viscere all'esterno dell'organo o della pelle.
Tale legge e' conosciuta anche come principio di reversibilita' e interviene in pratica quando una persona che ha intrapreso la via della malattia cronica decide di fermarsi e cambiare direzione, questo sarebbe il primo passo verso la guarigione, il secondo sarebbe quello di cambiare abitudini, cioe' rifare il cammino per tornare verso la salute, che, si suppone ricostruire la nostra integrita' di tessuto.
Questa e' l'unica via verso il vero benessere generale e che, sebbene altri mezzi possano procurare sollievo, senza un cambiamento Etico si abbia una continua perdita di integrita' di tessuto (infiammazione + intossicazione ecc.), che avvicina ad una situazione cronica o degenerativa.

Questa Legge e' detta "Centrifuga", perche' tutte le Tecniche Naturali mirano a "buttar fuori" la "malattia", anziche' tendere a reprimere i sintomi trattenendo all'interno del corpo l'ammalamento stesso, come normalmente fanno i medici allopati con i farmaci di sintesi.
Questo indispensabile ed unico meccanismo (questa Legge naturale) serve per ottenere il ripristino dell’energia vitale e la Perfetta Salute (P.S.).
Nelle VERE guarigioni, dopo l’applicazione delle giuste tecniche e con la somministrazione dei rimedi corretti, il paziente non giunge allo stato di pieno benessere in modo casuale, bensì seguendo un iter scandito da una Legge di Guarigione ben precisa di eliminazione dei sintomi. 
Cio' significa che i sintomi spariranno dall'alto (Ego/IO, mente, cervello, testa - lato Spirituale>fisico) verso il basso (fisico-corpo, il che vuol dire che sparira' prima uno stato d'ansia che una pirosi gastrica = bruciore di stomaco); spariranno dall'interno verso l'esterno (al miglioramento di un'asma puo' far seguito un peggioramento di un eczema cutaneo che poi a sua volta migliorera' e non viceversa) questo per la caratteristica "centrifuga" della cura naturale e/o omeopatica, che mira a "buttar fuori" la malattia anziche' tendere a sopprimerla.
Spariranno inizialmente i sintomi che sono comparsi piu' recentemente e in un secondo tempo quelli che hanno un'origine piu' remota nel tempo, cioe' inordine inverso alla loro comparsa.
Tale Legge e' conosciuta anche come principio di reversibilita' (Il cammino di ritorno dall'Angolo critico - la malattia - e ed una riflessione interiore, Spirituale, ma totale, sui propri Conflitti=incoerenze fra i propri comportamenti e le Leggi della Salute Naturale) ed interviene in pratica quando una persona, che ha intrapreso la via della malattia cronica (*), decide di fermarsi e cambiare; questo e’ il primo passo verso la guarigione = la decisione di FARE qualcosa per se stessi.
Il secondo e’ quello di cambiare abitudini, comportamenti (Etica), cioe' rifare il cammino inverso per tornare verso la Salute, in modo da ricostruire l'integrita' e la funzionalita' di cellule, tessuti, organi e sistemi.
Nel contesto anche nell'iridologia, si conferma che questo processo, in accordo con la legge di Hering, e’ l'unica via verso il vero benessere generale e che, sebbene altri mezzi possano procurare sollievo, senza un cambiamento di Vita, si attua una continua e progressiva perdita di integrita' delle cellule,tessuti, organi e/o dei sistemi del corpo, il che avvicina progressivamente e velocemente ad una situazione cronica o degenerativa che continua fino alla morte, se non si interviene per bloccare e/o invertire questo processo con apposite cure, le meno invasive possibili, tipo le Cure naturali

Hering fu un grande Medico Omeopata tedesco dell’800, conosciuto come il “padre” dell’Omeopatia negli USA (consiglio di leggere la sua biografia perché molto interessante).

Questa Legge è importantissima per l’Omeopata perché segnala se la cura sta procedendo nella direzione giusta, e quanto tempo ci vorrà per la guarigione.

Questa Legge è espressa da 4 principi:

1) a malattia progredisce dall’esterno all’interno, mentre quando è curata guarisce dall’interno all’esterno;

2) la guarigione dovrà verificarsi dall’alto verso il basso;

3) la guarigione dovrà iniziare dagli organi più importanti e proseguire in quelli meno;

4) la guarigione avviene in ordine inverso alla comparsa dei sintomi.

Il punto 1) ci dice che la malattia ha sempre direzione centripeta (verso l’interno), mentre la guarigione ha sempre direzione centrifuga (verso l’esterno).

Questo spiega perché le cure soppressive del sintomo vanno evitate e perché le manifestazioni esterne (tipo verruche, nei, ed ogni manifestazione cutanea) non vadano assolutamente trattate in modo aggressivo e sintomatico, ma aiutate nella loro liberazione verso l’esterno, quindi alla loro scomparsa in senso centrifugo.

Il punto 2) ci dice che la vera guarigione partirà dal piano psicologico-mentale, per arrivare al piano fisico-corporeo.

L’individuo alle visite di controllo dice sempre: “mi sento meglio“, anche se magari la patologia organica è ancora presente.

Il punto 3) completa il punto 1), perché la guarigione inizia sempre dagli organi “nobili” (cuore, polmoni, cervello), fino a giungere a quelli meno importanti (tipo la cute). La guarigione ha questa direzione proprio per preservare il più possibile gli organi più importanti, localizzando il “problema” in quelli meno importanti e più estesi. Questa è un’ulteriore conferma del fatto che la malattia non va soppressa nelle manifestazioni “esterne” degli organi meno importanti, ma curata proprio in quella fase (ancor meglio sarebbe prevenirla, come abbiamo visto), per evitare che si “radichi” sempre più in profondità (insomma far “morire di fame” il miasma il prima possibile).

Il punto 4) introduce un concetto se vogliamo paradossale (non dimentichiamoci che stiamo facendo “il viaggio attraverso lo specchio”).

Cosa vuol dire che la guarigione avviene in ordine inverso alla comparsa dei sintomi? Vuol dire semplicemente che la cura Omeopatica farà “tornare alla luce” vecchi sintomi soppressi e scomparsi in passato

FONTE: scienzaeconoscenza.it (LINK)

Essere positivi in tre mosse

Quando accade qualcosa di negativo nella nostra vita difficilmente riusciamo a tenere a bada le emozioni.
I nostri stati d’animo cambiano velocemente ed i nostri comportamenti sono fuori controllo.
Tutto ciò è normale, siamo esseri umani.
La buona notizia è che la situazione è gestibile, se sai come fare. Bisogna soltanto prepararsi in anticipo delle strategie precise per reagire a questi avvenimenti.
fonte: ricerca google immagini
Ecco 3 consigli pratici per essere positivo, gestire le tue emozioni e riprendere il controllo di te stesso quando ti accade qualcosa di spiacevole.

1. Sii pienamente consapevole della reale gravità della situazione (ne più ne meno)

Sembra banale, eppure quasi sempre diamo un peso esagerato agli avvenimenti negativi che sperimentiamo nella nostra vita.
Il trucco qui è fermarsi e guardare la situazione dall’esterno, da osservatori. Come se fosse accaduto a qualcun altro. E in base a questa visione esterna dare il giusto peso alla cosa, ne più ne meno.
Un altro trucco pratico per diventare consapevoli è quello di fare il punto della situazione.
Prendi un foglio e dividilo a meta’ tracciando una linea dall’alto verso il basso.
Da un lato scrivi tutti i lati negativi della cosa e dall’altro tutti i lati positivi, esempio:

Ho perso il lavoro

Lati negativi:
– Non posso prendermi cura della mia famiglia
– Non posso fare la spesa
– Non posso pagare le utenze
ecc..
Lati positivi:
– Sono ancora vivo
– Ho ancora una bellissima famiglia
– Ho un tetto sopra la testa
– Ho cibo e acqua
– Ho un cervello e un corpo funzionanti quindi posso trovare una soluzione
ecc.. ecc..
Se sei onesto e sincero con te stesso facendo questo esercizio, sono sicuro che i lati positivi superano quelli negativi.

2. Diventa responsabile e focalizzati sulle soluzioni

Ovviamente quando siamo nel tornado delle emozioni negative non riusciamo a capirlo, e una parte di noi stessi GODE letteralmente a soffrire.
Per cui tendiamo a concentraci sui problemi, sulle colpe, su quanto siamo vittima della situazione, su quello che potrebbe andare male, su quello che potrebbe non funzionare ecc.
Pensare che siamo vittima della situazione è che tutto potrebbe andare male è comodo.
Non dobbiamo fare niente per cambiare le cose se la pensiamo cosi e siamo autorizzati a lamentarci e vomitare tutte le nostre paure, lamenti e insicurezze su chiunque abbia il coraggio e la pazienza di ascoltarci.
Sfogarsi può essere utile ma una volta fatto dobbiamo rialzarci e concentrarci sulla soluzione, inizialmente è uno sforzo.. non c’è dubbio. Dovremmo combattere contro la tendenza alla negatività e riportare spesso il nostro focus sulle soluzioni.
Ma è necessario farlo con costanza per un po’ di volte, poi diventa più facile. Diventa un’abitudine.
Inoltre ancora una volta dobbiamo essere consapevoli e renderci conto che quello che è successo non è ne giusto ne sbagliato. Doveva succedere prima o poi per una ragione o un’altra, era una lezione che avevamo bisogno di imparare altrimenti non sarebbe accaduto.
Dovrai comunque riprenderti e agire ad un certo punto, e ogni minuto perso a concentrarti sulle cose negative ti allontana dalla soluzione che può riportarti la pace e la felicita’ che meriti.
Ecco un altro esercizio:
Prendi un foglio o un quaderno, poi scrivi e rispondi a queste domande in piena sincerità:
Come è successo tutto questo?
Cosa posso fare per risolvere?
Perché è importante per me risolvere?
*Ovviamente se si tratta di cose fuori dal tuo controllo come un lutto ad esempio questi due punti sono inutili.
L’unica soluzione in quei casi è diventare consapevole del fatto che queste non sono cose che puoi controllare e darti del tempo. La mia personale convinzione è che niente muore, tutto si trasforma.
Esattamente come la metafora della farfalla di Laozi :

“Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.”

3. Perdona te stesso e gli altri

Rabbia, risentimento, paura sono tutti ingredienti velenosi del non perdono.
Ci incatenano in prigioni fredde e ci torturano ogni giorno. Queste emozioni ci bloccano e sono in grado di minare anche la nostra salute ed il nostro sistema immunitario.

Perdonare gli altri

Le persone non sono nostra proprietà e noi non siamo proprietà di altre persone, per cui a volte le persone possono fare delle cose che a noi fanno male o ci rendono infelici. Persino se le persone in causa ci amano.
A mio avviso c’è una sola cosa nel nostro mondo che arriva prima dell’amore. La nostra libertà personale.
Lascia le persone libere di comportarsi come meglio ritengono giusto, non puoi cambiarle neanche per il loro bene, tutti noi dobbiamo compiere il nostro percorso di crescita da soli.
Perdonali per non essere quello che tu avresti voluto che fossero. Perdonali perché non fanno quello che tu vorresti che facessero.
Liberali e liberati.
Certamente perdonare non significa “porgere l’altra guancia” e permettere alle persone di continuare a farci del male. Per quanto nobile possa sembrare questa non è una buona strategia.
Perdonare significa semplicemente liberare loro e noi stessi da un fardello inutile e molto pericoloso. Significa smettere di basare la tua felicita’ su quello che fanno o non fanno gli altri.
Dopo di che, in base alla situazione possiamo decidere di mantenere, limitare o rompere i contatti con tale persona, in base a quello che è meglio per entrambi.

Perdonare se stessi

Questo è il lavoro più difficile il più delle volte.
Ci possono essere diverse ragioni per chi siamo arrabbiati con noi stessi e ci addossiamo pesanti colpe. Ci possono essere situazioni nelle quali abbiamo sbagliato veramente.
In quel caso l’unica soluzione per levarci questo peso (che altrimenti potremmo portarcelo addosso per tutta la vita) è sistemare le cose.
Se hai ferito una persona e ti senti in colpa sistema le cose. Chiedi scusa sinceramente, dal profondo del tuo cuore.
Non tirare in mezzo persone, cose, circostanze, non portare scuse o ragioni.
Semplicemente prenditi tutte le tue responsabilità, fai capire che ti dispiace davvero e chiedi scusa con il cuore in mano.
Aspettati che le tue scuse non siano accettate in un primo momento.
Se c’è qualcosa di pratico che puoi fare per sistemare le cose fallo. In caso contrario chiedi scusa, sinceramente e dai il tempo all’altra persona di accettarle.
A volte potrebbe accettarle subito, altre volte potrebbe non accettarle per anni, in quel caso il problema non è tuo ma loro.
E’ importante tuttavia avere il coraggio di essere profondamente sinceri nelle scuse e dimostrare di aver capito lo sbaglio.
In tutti gli altri casi è importante prendere in considerazione il fatto che.. che ti piaccia o no, tu sei un essere umano, e gli esseri umani sbagliano.
Nessuno è perfetto. Tu hai il permesso di sbagliare.
La positiva è che hai anche il potere di capire dagli sbagli e cambiare/migliorare le cose.
Non giudicarti subito come un mostro e ricordati che, anche se a volte sbagli, in te hai anche delle splendide qualità.
Ecco gli ultimi esercizi che possono esserti utili in questo caso:
1. Prendi un foglio di nuovo e in tutta sincerità e onesta, senza modestie e senza esagerazioni, riempi la pagina con tutte le cose positive che sono in te e le cose che ti piacciono di te stesso. Per esempio elenca:
– Cosa ti piace della tua personalità?
– Quali sono i tuoi tratti fisici che più apprezzi?
– Quali sono le cose belle e positive che hai realizzato nella tua vita?
– Quali sono le tue abilità? 
2. Vai di fronte allo specchio quando sei solo, sorridi e ripeti a te stesso, anche se sembra falso, anche se fa male.
“Io perdono me stesso”
Fallo finché non senti vera questa affermazione, anche se servono decine/centinaia di volte.
In fondo, se ti senti in colpa, quante volte dici a te stesso nella tua mente che sei un incapace, che hai sbagliato tutto ecc? Centinaia o forse migliaia di volte al giorno.
Ecco, inverti il processo in maniera consapevole dicendoti: “Io perdono me stesso”.

sabato 25 marzo 2017

Ma di cosa parla Occidentali's Karma?

"Occidentali's Karma", ecco il vero significato della canzone di Francesco Gabbani

"Occidentali's Karma", ecco il vero significato della canzone di Francesco Gabbani



Non siamo qui di certo a parlare della kermesse canora che ogni anno si svolge nella famosa città ligure, di chiacchiere ne sono state fatte già tante, se non troppe, con tutte le polemiche annesse e connesse, costi, cachet, super-stipendi, canone tv ecc...



Dedichiamoci a ciò che emerso dalla canzone vincitrice, un brano che va ben oltre il tema dell'amore servito in tutte le salse, da quello felice a quello tradito.




I movimenti e il sex appeal non sono le uniche qualità a rendere “Occidentali’s Karma” così memorabile. Il testo – che si allontana dai tradizionali canoni sanremesi del pathos, amore e lacrime – cita intelligentemente scienza e filosofia un brano denso di riferimenti filosofici e giochi di parole, volto ad ironizzare sul modo in cui gli occidentali tentano di "scimmiottare" abitudini proprie della cultura orientale“


Allegria e acume sono gli ingredienti che hanno portato al successo il brano proposto da Francesco Gabbani al Festival di Sanremo 2017, "Occidentali's Karma". Se grandi e piccini hanno già imparato a memoria i passi della divertentissima coreografia cult proposta sul palco dell'Ariston a corredo della canzone, meno immediato è il significato del testo, comprensibile solo ad un ascolto più attento.

Tra riferimenti filosofici, giochi di parole e immagini bizzarre, il contenuto delle strofe indaga le nostre abitudini quotidiane, sempre in bilico tra l'essere e l'apparire.


L'ironico "j'accuse" di Gabbani va, sin dal principio, a quelli che definisce "internettologi" e "tuttologi del web", ovvero coloro che, pieni di certezze e ossessionati dal mondo social di post e selfie, sono impegnati a consegnare un'immagine falsata della propria vita al servizio del giudizio altrui. 
Per farlo, il cantante di Ferrara offre un parallelismo tra la cultura occidentale e quella orientale, è per questo che il testo si arricchisce di allusioni alle filosofie orientali. L'interprete scherza sul modo in cui gli occidentali cercano di "scimmiottare" le abitudini dell'est, nel tentativo di trovare la stessa serenità interiore, ma spesso con modalità superficiali e frettolose. "Facciamo yoga con l'outfit giusto", ha osservato in un'intervista. 

Nelle prime due frasi della canzone entriamo subito in contatto con William Shakespeare ed Erich Fromm. L’iconico “Essere o non essere”, la frase d’apertura del monologo recitato da Amleto durante la scena del convento nell’omonima opera di Shakespeare, incontra il libro di Fromm “Avere o essere?”, pubblicato nel 1976.
Nella sua opera, lo psicanalista tedesco menziona la corsa della società moderna al materalismo e di come la gente preferisca il “dovere” all'”essere”. Gabbani utilizza lo stesso concetto come punto cardine di “Occidentali’s Karma”.
Quando canta del fenomeno internet, Francesco cita gli Alcolisti Anonimi (AA), l’associazione, diffusa in tutto il mondo, che si occupa del recupero di persone che hanno problemi di dipendenza da alcool. Tuttavia egli suggerisce che a dover essere aiutati oggi nel recupero siano gli ossessionati dai selfie.

Il ritornello ci fa entrare in una dimensione mistica, piena di riferimenti al buddismo. “Nirvana” non ha nulla a che fare con la band grunge che scalò le classifiche negli anni ’90, ma rappresenta il punto più alto a cui aspirare dopo aver perso ogni contatto con le passioni e i desideri mortali.

“Mantra”, invece, è un’espressione sacra che va ripetuta molte volte durante la meditazione per aiutare il credente a guadagnare la stabilità e la forza mentale perduta. Allo stesso tempo il “karma” è il principio spirituale di causa ed effetto secondo il quale gli intenti e le azioni di un individuo (la causa) influenzano il futuro dell’individuo stesso (l’effetto).

“Namaste” è una rispettosa forma di saluto della cultura Hindi, solitamente espressa con un leggero inchino, le mani giunte, i palmi che si toccano, le dita rivolte verso l’alto e il pollice vicino al petto.

La “fila indiana” e l'”ora d’aria” si riferiscono alle lezioni di yoga. È lo stesso Francesco a descrivere il significato di quel passaggio: “Facciamo yoga per trovare un equilibrio tra mente e corpo. Ma se non siamo vestiti alla moda allora a lezione di yoga non ci andiamo!”.

La mitica "scimmia nuda" cui si fa riferimento - ed intenta a ballare sul palcoscenico durante la performance del cantante - è quella descritta nel saggio dello zoologo Desmond Morris, che ha studiato l’evoluzione dell’uomo e dei suoi comportamenti da un punto di vista inusuale, considerandolo al pari di una scimmia senza peli. 
La parte fondamentale della canzone è senza dubbio “la scimmia nuda balla”. Ecco la risposta al gorilla danzante che sta conquistando il web.
La scimmia nuda. Studio zoologico sull’animale uomo è un libro del 1976 dello zoologo ed etologo britannico Desmond Morris, che fa uso del termine “scimmie nude” per riferirsi alla specie umana, considerata la più evoluta versione delle scimmie, in questo caso prive del pesante manto di peli.

Ultimo ma non meno importante, Karl Marx. Il socialista nato in Germania appare con la famosa citazione “La religione è l’oppio dei popoli”. Le frasi scritte da Gabbani sono però riferite anche all’uso dei social network – la droga dei nostri giorni.


Fabio Ilacqua, l’autore che ha scritto “Occidentali’s Karma” con Francesco, spiega al meglio il significato della proposta italiana all’Eurovision:

“L’occidentale che si rivolge alla cultura orientale lo fa sempre come un turista che va in un villaggio vacanze. La cultura orientale viene vista come fuga dallo stress, ma non è nata per questo. È la banalizzazione di qualcosa di profondo che c’è lì però, solo lì, noi siamo turisti di qualcos’altro, per noi diventa uno sport”.

Mettere una scimmia danzante sul palco accanto al cantante non è un’idea casuale: “Dietro la scimmia nuda c’è l’uomo moderno, l’uomo senza peli come diceva Desmond Morris, una delle 193 specie di scimmia, di cui l’uomo è l’unica senza pelo. C’è un uomo vestito che però ha ancora tantissime caratteristiche dell’uomo delle caverne”.

Essere o dover essere
L’opposizione tra “essere e…” è piuttosto diffusa in diversi testi di letteratura e saggistica: sicuramente c’è l’“Essere o non essere: questo è il problema” pronunciato dal protagonista dell’Amleto di William Shakespeare, probabilmente scritto tra il 1600 e il 1602; c’è poi Avere o essere? dello psicoanalista tedesco Erich Fromm (1976); e infine il riferimento diretto di questo primo verso: Immanuel Kant, filosofo settecentesco tra i più influenti di sempre.
“Il dubbio amletico”
“To be or not to be: that is the question”: così si apre la prima scena dell’atto terzo dell’opera più nota di William Shakespeare, l’Amleto.
“Contemporaneo come l’uomo del neolitico”
Il Neolitico è uno dei tre periodi che insieme costituiscono l’età della pietra, e segue in ordine di tempo il Paleolitico e il Mesolitico.
“Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi”
Gli Alcolisti Anonimi sono la più nota tra le associazioni di aiuto reciproco che mantengono la segretezza sui nomi dei propri membri: nata nel 1935 negli Stati Uniti, si basa su una terapia di gruppo.
“Panta Rei”
Panta rei (“Tutto scorre”) è la frase sintetica ed efficace con cui nel corso del tempo, probabilmente da Platone in poi, è stato riassunto il pensiero del filosofo greco Eraclito, vissuto nel V secolo avanti Cristo. Ci ricorda che nella vita “tutto si muove e nulla sta fermo, non potresti entrare due volte nello stesso fiume” perché “in quel fiume sopraggiungeranno acque sempre nuove”.
“And singing in the rain”
Cantando sotto la pioggia (in originale Singin’ in the Rain) è un film musicale del 1952 diretto da Stanley Donen in coppia con Gene Kelly e interpretato dallo stesso Kelly.
“Lezioni di Nirvana, c’è il Buddha in fila indiana”
Per i buddisti, il nirvana è il massimo stato a cui aspirare, in cui dopo aver perso ogni contatto con le proprie passioni e i propri desideri mortali si ascende a una beatitudine spirituale che è il vertice più alto della ricerca dell’ascetismo a cui i discepoli del buddismo aspirano.
“L’evoluzione inciampa, la scimmia nuda balla”
La scimmia nuda è un saggio pubblicato nel 1967 dallo zoologo britannico Desmond Morris, ancor’oggi vivente, che fa uso di questo termine per riferirsi alla specie umana, considerata appunto come l’ultima evoluzione delle scimmie, in questo caso priva dei peli che caratterizzano le altre specie.
“Coca dei popoli, oppio dei poveri”L’“oppio dei popoli” è la definizione che il filosofo tedesco Karl Marx, figura centrale della sinistra ottocentesca e novecentesca e autore del Manifesto del partito comunista (1848) dà della religione.
“Namasté, Alé”Namastè è un termine indiano utilizzato da diverse culture orientali come saluto benaugurante, solitamente accompagnato dal gesto di unire le mani e fare un piccolo inchino, visto che la parola vuol dire proprio “mi inchino a te”. Il termine ha avuto grande diffusione presso il mondo occidentale a partire dal 2004, quando fu ripetutamente utilizzata nella serie tv di grande successo Lost.


articolo realizzato con l'utilizzo delle seguenti fonti:
eurofestivalnews.com
today.it
bitchyf.it

martedì 21 marzo 2017

Virus: paura e inganno

I virus non sono esseri viventi, come possono allora causare malattie?

makeuseof.com
 Nell’immaginario collettivo, il virus è una microscopica forma di vita in grado di infettare altre cellule, e vivere come parassita fino alla distruzione dell’ospite. Ciò deriva dalle prime teorie di Pasteur.

Ai virus vengono attribuiti comportamenti quali “iniettarsi”, “incubare”, “essere in latenza”, “invadere”, avere uno “stadio attivo”, “impadronirsi”, “riattivarsi”, “mascherarsi”, “infettare”, “assediare” ed essere “devastanti” e “mortali”. Tutte azioni che possono essere commesse da un organismo vivente.

Tuttavia, i virologi ammettono che i virus, pur avendo natura peculiarmente organica, non possiedono metabolismo, non possono essere replicati in laboratorio e non possiedono in generale alcuna caratteristica degli esseri viventi e, in realtà, non sono mai stati osservati vivi. I virus contengono acido nucleico e proteine, ma non possono essere considerati vivi, perché mancano dei prerequisiti fondamentali, e cioè dei meccanismi di controllo metabolico (che perfino i batteri meno evoluti possiedono).

Secondo i testi di virologia e microbiologia, i virus presentano le seguenti caratteristiche, che sono incompatibili con la vita:

1) Non possiedono metabolismo. Non possono elaborare il cibo o il nutrimento e dunque non possiedono strumenti per formare energia. Sono solo un contenitore, o schema di informazioni, come lo sono i genomi.
2) Non possiedono alcun tipo di capacità di movimento. Non hanno un sistema nervoso, né un apparato sensorio, né un’intelligenza che possa in qualche modo coordinare movimenti o “invasioni del corpo” di qualsiasi natura.
3) Non possono replicarsi: essi dipenderebbero interamente dalla “riproduzione obbligata”, vale a dire la riproduzione attraverso un organismo ospite, cosa assolutamente inaudita in ogni altro campo della biologia.

I “virus vivi” sono sempre morti: il termine “virus vivo” indica semplicemente quei virus creati dalla coltura di tessuti viventi in vitro (cioè in laboratorio), dai quali si possono ottenere trilioni di virus. Ma proprio qui sta il punto: anche se alcune colture da laboratorio vengono tenute vive, nel corso del processo si verifica un massiccio ricambio cellulare ed è dalle cellule morenti che vengono ottenuti i “virus”. Essi sono comunque morti o inattivi: non sono altro che molecole di DNA e proteine. Poiché dunque i “virus” non sono vivi, essi non possono agire in nessuno dei modi che vengono loro attribuiti dalle autorità mediche.

Ma allora cosa sono i virus?

Quando una cellula muore, essa viene disintegrata dai lisosomi, potenti enzimi intracellulari che frammentano i componenti cellulari in particelle ultra-minute, affinché il corpo possa prontamente riciclarle o espellerle come scarti.

Ogni giorno, a seconda del nostro livello di tossicità, muore un numero di cellule comprese fra 300 milioni e oltre mezzo trilione di cellule; ognuna di esse contiene in media dai 5.000 ai 20.000 mitocondri. Quando le cellule muoiono esse vengono autodistrutte dai loro stessi lisosomi, ma i nuclei e i genomi dei mitocondri sono protetti assai meglio rispetto ad altri organelli, perciò spesso non si decompongono completamente.

Ed è qui che la spiegazione diventa interessante. Secondo il Guyton’s Textbook of Medical Physiology, un virus può definirsi come una parte minuta di materiale genetico (detto genoma) le cui dimensioni equivalgono a circa un miliardesimo di quelle della cellula. Il genoma è circondato da una protettura detta capside, che è di solito una guaina proteica a doppi lipidi ed è composta di due membrane (quasi identiche alla membrana cellulare) che, per inciso, rappresentano l’ossatura stessa del nucleo mitocondriale. Questa descrizione di un “virus” è virtualmente identica a quella di ciò che resta dei genomi dei mitocondri cellulari.

Le fotografie dei presunti virus che “si iniettano” all’interno della cellula, mostrano in realtà la cellula che letteralmente inghiotte il virus. Si forma allora un’incavatura, e il materiale organico viene circondato dalla sostanza cellulare che poi si richiude, formando uno “stomaco” improvvisato, in cui il virus scompare. Lo “stomaco” si riempie allora di potenti enzimi lisosomici che digeriscono il materiale organico, frammentandolo in amminoacidi o acidi grassi per il riciclaggio o l’eliminazione: questo è un normale processo della fisiologia cellulare nota come fagocitosi.

I “virus” non sono microrganismi, ma semplici frammenti senza vita di materiale mitocondriale. I virus non sono altro che materiale organico inerte, completamente privo di qualsiasi caratteristica di vita e che nessuno ha mai visto in azione. Per questo motivo i virus non possono provocare malattie. Attribuire ai virus una qualsiasi attività, è più o meno come attribuire delle azioni alla testa decapitata di un cadavere!

Dunque cosa causa l’influenza, il raffreddore, e le altre malattie “virali”? Quando il corpo genera o assume più scorie di quanto sia in grado di espellere con le operazioni di norma, genera un processo per massimizzare questa disintossicazione. E’ cioè il nostro corpo a generare la malattia nel tentativo di espellere le scorie.

Gli esseri umani sono sempre “infetti” di “virus” e batteri, poiché essi sono presenti nel nostro corpo in qualsiasi momento. Solo quando le scorie superano una soglia critica, inizia la malattia.

Il contagio, nelle modalità in cui lo immaginiamo, è un illusione

La gente pensa che specifiche entità patogene, aggressive e maligne, siano in grado di passare da un ospite all’altro. Il “contagio” è uno dei miti della medicina, poiché le scorie tossiche non possono essere trasmesse da un corpo all’altro attraverso il normale contatto.Nessuno può passare ad altri la sua malattia, non più di quanto possa trasmettere la propria salute. Qualcosa di simile al contagio, sembra avvenire quando una persona in condizioni gravemente tossemiche, viene messa a contatto con un’altra che si trovi in una situazione similare, attivando in questo modo una crisi risanante.

Lo scambio di materiale batterico attiva, affretta o sollecita il processo di malattia in coloro che sono già tossemici. Ma per coloro che non lo sono, il contagio non funziona e non può verificarsi, finché il corpo si mantiene puro, poiché è la contaminazione del sistema che prepara l’organismo per le “epidemie”, a causa della nostra incapacità di mantenere fluidi e tessuti corporei puliti e non inquinati.

In medicina si crede infatti che un’epidemia risulti “contagiosa” solo se l’individuo è “predisposto”. Questa affermazione medica è in realtà un’ammissione che non sono i germi a provocare le malattie. Se così fosse, chiunque venisse esposto ad essi si ammalerebbe della stessa malattia.

Una persona “predisposta” è una persona che possiede un alto livello di tossicità dell’organismo, insieme alla vitalità sufficiente a condurre il processo di malattia/purificazione. Tali individui possono ammalarsi in qualsiasi momento, che vengano o meno esposti al “contagio”.

Prendiamo come esempio i raffreddori. Come mai i bambini prendono fino a otto raffreddori all’anno, mentre i genitori molti di meno? Come mai le persone che si trovano isolate negli osservatori al Polo Nord o Sud “si prendono” lo stesso il raffreddore durante la loro permanenza? Come mai negli anni 1965-67 i laboratori del National Institute of Health di Bethesda, nel Maryland, condussero sperimentazioni sulle influenze che non mostrarono alcuna prova che esse fossero dovute a contagio?

Ad alcuni volontari vennero iniettati ogni giorno i presunti “virus” dell’influenza, prelevati a coloro che ne soffrivano, ma nessuno di essi si ammalò. Ci furono più casi di influenza nel gruppo di controllo. Contemporaneamente, subito dopo la tradizionale Festa del Ringraziamento, il numero di ammalati in entrambi i gruppi ebbe un picco improvviso, come è lecito aspettarsi quando vengono consumati cibi e bevande eccessive, durante una festività.

In Giappone, prostitute “infettate” hanno avuto relazioni sessuali con molti militari senza che nessuno di essi contraesse la malattia. Allo stesso modo molti individui presentano “infezioni” nella zona genitale senza mai aver avuto contatti con nessuno (ad esempio nei casi che riguardano i bambini). Il concetto di “contagio” è medicamente indimostrato, nonostante le apparenze del contrario.

Sopprimere la malattia senza eliminare le cause, non risolve il problema

Poiché la malattia è il processo tramite il quale il corpo espelle scorie, sopprimerla senza eliminare le cause non risolve nulla. Alla luce di questi fatti, è assurdo utilizzare un farmaco per uccidere virus e batteri: i farmaci uccidono una grande quantità di batteri con cui viviamo in simbiosi (non i virus, che sono già morti), e sono altrettanto dannosi ad ogni altra forma di vita metabolica, cellule umane incluse.

L’utilizzo di farmaci ostacola gli sforzi di detossificazione che il corpo conduce, rappresentando per il sistema un ulteriore problema, oltre alle sostanze nocive che il corpo va espellendo attraverso il processo di malattia. Eliminare le nuove sostanze dannose che vengono ingerite, assume la precedenza sull’eliminazione di quelle che stanno alla base della crisi risanante, interrompendola momentaneamente. E’ in questo modo che i farmaci “funzionano”.

Ridurre la tossicità dell’organismo

L’unico metodo utile per prevenire le cosiddette “malattie virali”, sta quindi nel ridurre la tossicità dell’organismo. La tossicità dipende soprattutto dallo stile di vita e dall’alimentazione.L’alimentazione (oltre al fumo e altre sostanze dannose) è la prima causa di tossicità e quindi di malattia. Gli unici metodi di cura sono il riposo e pratiche che favoriscano l’eliminazione delle scorie, lasciando libera la malattia di fare il suo corso.

Un’alimentazione naturale limita drasticamente la quantità di scorie nel nostro organismo, eliminando completamente ogni forma di influenza o limitandola in forme lievi. Considerando la febbre per quello che è, ovvero come una geniale risposta del nostro organismo a una situazione di pericolo, essa non va combattuta, ma anzi analizzata e controllata facendo si che svolga il proprio compito nel modo migliore.


Se avete un corpo sano… non preoccupatevi del prossimo che vi starnutirà addosso

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