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sabato 30 luglio 2016

Vivere bene imparando a stare nudi

Recenti studi scientifici dimostrano che per il nostro benessere psicofisico è assai importante recuperare un rapporto sereno ed equilibrato con la nudità del nostro corpo, superando il disagio, la vergogna e la paura che ci procura l’idea di metterci nudi, anche in presenza di altre persone.
foto da: pianetadonna.it

Il dott. Massimo Soldati è uno psicologo e psicoterapeuta che opera a Milano; nel 2000 ha pubblicato un libro dal titolo Corpo e cambiamento, poi ristampato nel 2007. «Lo sguardo, spesso così severo, che posiamo sul nostro corpo», afferma, «è la somma dei tanti sguardi ricevuti nella nostra vita. Incauti commenti espressi dai genitori, dal marito o da un amante restano impressi come marchi a fuoco, e anche a distanza di anni ci ricordano che quella parte del corpo investita di sentimenti negativi ha qualcosa di sbagliato. Confrontarsi con la propria nudità, allora, diventa una prova, un esame da superare, se non una sofferenza. E si finisce per vivere il corpo come un fardello ingombrante, qualcosa che ci è capitato, ma che non ci appartiene».
Invece, se riusciamo a stare bene con la nostra nudità, possiamo vivere un’esperienza sensuale e liberatoria, che ci fa sentire pienamente vivi. «La nudità», scrive ancora il dott. Soldati, «è qualcosa di puro e pulito, qualcosa che ci libera dalle inutili difese che la paura ci ha costruito addosso, per portarci più vicino alla semplicità della nostra anima. La sensazione di sporcizia che proiettiamo su di un corpo nudo sta più nei condizionamenti atavici della mente, che nella realtà delle cose».
Ma come fare per riuscire a trasformare il nostro stare nudi da motivo di vergogna e disagio a fonte di benessere e piacere? Ecco qui quattro “esercizi” che il dott. Soldati suggerisce a tutti di praticare per «riconciliarsi con la propria nudità».
1) Fate la pace con il vostro corpo. Ogni giorno fate qualche piccola pausa per prendere contatto consapevolmente con il vostro corpo. Per esempio, respirate a fondo con gli occhi chiusi, annusatevi la pelle, accarezzatevi le braccia, la nuca, le gambe. È bellissimo anche massaggiarsi: munitevi di un buon olio o di una crema e percorrete con le mani tutto il vostro corpo. L’automassaggio ci ricorda che siamo creature tridimensionali, fatte di pelle, scheletro, carne, muscoli. Sentirsi bene nudi significa anche imparare a convivere con questa fisicità e ad “abitare” il proprio corpo.
2) Spogliatevi e lavatevi con lentezza. Quando vi spogliate non fatelo meccanicamente, ma provate a rallentare i ritmi. Toglietevi un capo alla volta, con calma, fate delle pause e mettetevi all’ascolto delle sensazioni. Provate sollievo, imbarazzo, fragilità, vergogna o cos’altro? Non giudicate le vostre reazioni, semplicemente accettatele. Fate lo stesso esercizio quando vi lavate. Invece di inserire il “pilota automatico” e lavarvi come se faceste lo shampoo alla macchina, metteteci del tempo e dell’attenzione. Esplorate il vostro corpo come se fosse la prima volta, sentite la morbidezza della pelle e il calore del ventre. Se vi esercitate in questo modo tutti i giorni, scoprirete che i gesti rapidi e distratti dell’abitudine spesso mascherano proprio l’antipatia per il proprio corpo. E che si può cambiare atteggiamento.
3) Guardatevi allo specchio senza giudicarvi. In genere, prima di affrontare lo sguardo altrui, ci si osserva allo specchio già vestiti. Ma così quello che vediamo riflesso, ben agghindato e dissimulato dagli abiti, non è il nostro corpo “vero”, bensì un’immagine che non corrisponde alla realtà. Guardarsi nudi, infatti, è tutt’altra cosa. E se in genere lo si fa così raramente, è perché si ha paura delle emozioni che può suscitare. Provate a mettere in bagno uno specchio intero, in modo da avere una visione completa del vostro corpo. Nei gesti quotidiani, ad esempio mentre vi lavate, imparerete a familiarizzare con la vostra nudità e a riappropriarvi del vostro corpo per quello che è. All’inizio può darsi che il vostro sguardo faccia fatica a soffermarsi e che vi vengano pensieri negativi (“ma guarda che pancia”, “sono proprio fuori forma”, “sono davvero grasso/a”, e così via), ma con l’abitudine e lo sforzo di non giudicarvi, il vostro corpo vi diventerà sempre più amico.
4) Praticate il nudismo. Di solito confiniamo l’esperienza della nudità ai momenti di intimità sessuale. Invece, dobbiamo apprendere che stare nudi è una cosa naturale e normale. Come se ce ne fosse bisogno, ogni tanto dovremmo ricordarci che veniamo al mondo nudi. Stare nudi in casa, senza pensieri morbosi, senza condanne né compiacimento per il proprio corpo, può essere un’esperienza estremamente liberatoria. E praticare il nudismo all’aria aperta, in mezzo alla natura, è ancora meglio, perché tutto è più bello e ricco di stimoli sensoriali.
Insomma, il nudismo ha una forte valenza psicoterapeutica ed è una sorgente inesauribile di piacere, alla quale è importante imparare ad attingere, se vogliamo trovare un valido aiuto per stare bene con il nostro corpo e per affrontare con rinnovata energia lo stress quotidiano. Se riusciamo a «riconciliarci con la nostra nudità», se prendiamo il coraggio di superare le nostre vergogne e le nostre paure, possiamo scoprire un mondo meraviglioso, nel quale trovare quel benessere che deriva dalla simbiosi del nostro corpo nudo con il mondo naturale che lo circonda.

Pokemon Go: controllo mentale sotto forma di gioco

immagine da: cellularmagazone.it


La Nintendo è una delle più grandi compagnie giapponesi presenti sul mercato. 
Fondata nel 1889 è passata negli anni dai giochi di carte a quelli elettronici. Nel mondo dei videogames è entrata nel 1975. Ad oggi ha sviluppato oltre 500 games diversi.
Quello che ci interessa è Pokèmon, il gioco nato negli anni Novanta e che ha sbancato i botteghini a tal punto da aver fondato nel 1998 una società che si occupa di tutti i prodotti del gioco: The Pokèmon Company (affiliata alla Nintendo ovviamente).

L’applicazione Pokèmon Go! è in pratica una specie di videogioco di tipo free-to-play basato sulla realtà geolocalizzata con GPS. Il protagonista del gioco (TU che lo hai scaricato) può incontrare e catturare Pokemon selvatici per la strada o affrontarli in palestre.
A poche settimane dalla sua pubblicazione Pokèmon Go! è la app di maggior successo della storia con un rendimento secondo SuperData di 4 milioni di dollari al giorno. Purtroppo il grossissimo problema non è di tipo economico!

POKEMON GO! & LA CIA
Pokèmon Go! è stato sviluppato dalla ditta Niantic Lab., il cui fondatore è un certo John Hanke.
Tra le altre cose, Hanke ha fondato la società Keyhole Inc. che nel 2004 è stata acquistata nientepopodimenoche da Google, la quale poi implementando la tecnologia della compagnia è uscita con applicazioni importantissime come Google Earth e Google Maps.

La Keyhole non è una società qualsiasi ma una casa di sviluppo software specializzata nella visualizzazione di dati geospaziali: immagini satellitari per esempio. (Infatti il nome “Keyhole” era un omaggio ai satelliti spia KH, KH1 e KH 2 lanciati dalla American National Reconnaissance Office, la stessa agenzia segreta spaziale… che con la sonda Keyhole 2 (KH2) ha sondato Nibiru nella zona della Kuiper Belt e lo ha fatto, grazie anche ai fondi del Vaticano – Nota della Redazione Segnidalcielo)

A questo punto fa la sua comparsa un grosso finanziatore alquanto interessante: IQT (In-Q-Tel). IQT è una compagnia governativa privata. E di quale governo? Indovinate un po’? 
Esatto, sempre il solito: quello che esporta la democrazia con il fosforo, l’uranio impoverito, le bombe a frammentazione e le minitestate atomiche.



Lo scopo ufficiale di questa società è riportato nel loro sito: “IQT identifica, si adatta e fornisce soluzioni tecnologiche innovative per sostenere le missioni della Central Intelligence Agency”. 
Addirittura il partner principale è la In-Q-Tel Interface Center la cui sede si trova nel palazzo della Central Intelligence Agency! Più chiaro di così.
La CIA investe in tutte le compagnie high-tech del mondo (nuove o vecchie) in modo da essere sempre aggiornata su tutti gli sviluppi e i progressi della tecnologia. In pratica i servizi d’intelligence statunitense da una parte s’infiltrano in ogni società per averne il controllo e dall’altra tale controllo serve per mantenersi all’avanguardia negli sviluppi delle tecnologie di informazione.

SORVEGLIANZA GLOBALE
Da molto tempo il Sistema attua tutta una serie di strategie e di operazioni per giungere quanto prima al controllo elettronico globale. Una grossa accelerazione è avvenuta grazie all’auto-attentato delle Torri Gemelle di New York del 2001: telecamere ovunque, sorveglianza elettronica, controllo di internet, leggi che violano ogni libertà (Patriot Act), guerra al terrorismo, invasione di altri paesi, ecc.
Pokèmon Go! aggiunge un altro importante tassello in tutto questo.


Dopo che Google per esempio chiede i famosi Captcha (il test fatto di una o più domande e risposte per determinare se l’utente è un umano oppure un computer ) dei numeri civici delle case perché i loro programmi non ce la fanno ancora a capirlo da soli; dopo che con Google Earth ci vedono d’alto e con Google Maps sanno in ogni secondo dove siamo e dove stiamo andando, mancava un ultimo tassello al puzzle: milioni di zombie che mettono a disposizione la telecamera del proprio cellulare e a gratis!
Registrano tutto quello che viene visto dal telefono (con geolocalizzazione attiva): svariati milioni di terabyte di dati sensibilissimi e inarrivabili con altri sistemi. Informazioni su tutto quello che ci circonda, sia dentro che fuori le mura domestiche, addirittura dentro il cesso di casa o dell’autogrill (immagini non raggiungili con i satelliti).
Se stai giocando a Pokèmon Go! è ora che ritorni in vita svegliandoti dal coma vegetativo, perché stai aiutando il Sistema a rendere finalmente operativo il Nuovo Ordine Mondiale. Stai regalando i tuoi occhi al grande Occhio Onniveggente (l’Occhio di Sauron de Il Signore degli anelli e l’Occhio che sovrasta la Piramide del potere nel massonico dollaro USA).


SE STAI GIOCANDO A POKÈMON GO! È ORA CHE RITORNI IN VITA SVEGLIANDOTI DAL COMA VEGETATIVO, PERCHÉ STAI AIUTANDO IL SISTEMA A RENDERE FINALMENTE OPERATIVO IL NUOVO ORDINE MONDIALE.


Qualsiasi movimento, sguardo, sensazione, emozione, in pratica tutta la vita umana privata e non viene registrata e i dati vengono inviati automaticamente e costantemente nell’etere per essere captati e registrati da computer stellari. 
Nel 2009 Google aveva dichiarato di possedere 900.000 server e sicuramente oggi tale numero ha superato il milione di superPc dedicati a gestire, immagazzinare e conservare fantamiliardi di informazioni personali e globali. Senza parlare dei computer quantistici che sta sviluppando, come il D-Wave 2X in grado di essere 100 milioni di volte più veloce di un computer tradizionale, già molto veloce di suo.

SITUAZIONE ODIERNA

La situazione del mondo è sotto gli occhi di tutti. Nel nostro paese Italia (per fare solo un esempio) la finanza è nelle mani di una cricca massonica di stampo anglosassone e l’economia sta sprofondando dentro un baratro senza fine.

Gli ultimi governi golpisti non sono stati eletti direttamente dai cittadini, e l’attuale (del ridicolo menestrello Renzi) è addirittura incostituzionale a causa della legge elettorale. Quindi abbiamo un governo illegittimo che continua a legiferare come se nulla fosse, come se gli italiani fossero rimbambiti e addormentati (e forse hanno proprio ragione). Abbiamo una disoccupazione a livelli veramente paurosi e la libertà di stampa ci ha fatto raggiungere i paesi dittatoriali del Continente africano. 
In tutto questo i sudditi cosa fanno? Invece di prendere coscienza dei problemi cercando di risolverli si guardano le partite di calcio, e ora che il circenses (giochetto) è in pausa estiva, si allenano a cacciare i puppazzotti virtuali Pokèmon. 

Milioni di automi a piede libero che passano le giornate alla ricerca del pupazzo in giro per le strade, le fiere, le palestre, le piazze, dentro le auto… Ecco come siamo messi.
Se non è controllo mentale questo, come lo si può chiamare?

sabato 23 luglio 2016

Risvegliare l'apparato psicofisico

L’anima di per sé non è né sveglia né addormentata, è semplicemente “Presenza allo stato puro”, ma non riesce a comunicare né a governare l’apparato psicofisico, finché questo resta addormentato. L’anima, per così dire, si identifica con la macchina biologica addormentata e ne subisce la volontà. La macchina è infatti dotata di una grande forza di volontà, tanto da permettersi di trascinare lo stesso Sé nei suoi loschi affari.
foto da: newshaumbra.it

Le macchine biologiche terrestri, per esempio, provano un sinistro piacere nello scegliere e poi acquistare una grossa automobile nuova, nel guardare la partita di calcio con gli amici, nel ballare ritmi latino-americani e, soprattutto, nel viaggiare verso le principali mete turistiche. È infatti d’obbligo per un apparato psicofisico che si rispetti, essere stato almeno una volta a Barcellona, Parigi, Londra, Miami, New York, pubblicare su facebook le immancabili foto, e parlarne poi a lungo, la sera, dopo una giornata lavorativa da servi del sistema, con gli amici che ci sono già stati, oppure con quelli che desiderano andarci a breve (“perché non puoi perderti New York”).

Se potessimo osservare da vicino il comportamento del nostro apparato psicofisico addormentato, potremmo inorridire nel sorprenderci a considerare davvero importante quale tipo di automobile guidiamo oppure quanto sbaveranno gli uomini se indossiamo quella gonna così corta. Che questo avvenga consciamente o inconsciamente non fa alcuna differenza

Nell’addormentamento consideriamo come “nostro carattere” o “nostro stile di vita” ogni genere di turba psichica della macchina, la quale può anche prodursi in grandi discorsi filosofici ma poi, di norma, possiede un senso morale che si trova una tacca sotto quello di un cacciatore di delfini peruviano, e che le consente di mettere in atto comportamenti come tenersi il resto in eccesso che la cassiera ci ha dato per errore, oppure fare sesso con l’amante nel pomeriggio e poi andare a cena con la moglie e i figli. Vista così, un’anima in balia d’una macchina biologica può risultare estremamente divertente, almeno quanto un bambino lasciato chiuso dentro un’automobile parcheggiata in cima a una discesa, cui si è appena rotto il freno a mano.

Ma esiste una via d’uscita per questa poco invidiabile situazione? Sicuramente. Ma questa via non passa per una modificazione diretta dell’apparato psicofisico stesso, in quanto i tentativi portati in tal senso non forniscono risultati permanenti in termini di sviluppo dell’anima. In altre parole, gli sforzi messi in atto per interrompere certi comportamenti della macchina sono pericolosi per la macchina stessa e a lungo andare inutili.

Tutto ciò che possiamo fare è sforzarci di portare la macchina in stato di veglia, anziché tentare di modificare gli aspetti della macchina che non ci piacciono. Questo particolare stato di intensa Presenza, se applicato costantemente, guarisce in maniera naturale le distorsioni energetiche presenti nell’apparato psicofisico, senza per questo doversi soffermare sul significato mentale e storico della singola emozione negativa. Non si tratta di “modificare le credenze inconsce” (ammesso che qualcuno ci riesca davvero), né di andare a vedere in che modo il tono di voce della mia maestra elementare ha influenzato la mia sessualità di oggi. Si tratta di svegliare la macchina affinché l’anima possa servirsene.

Tutto ciò che percepiamo come “aspetti negativi della macchina” è sempre, in ultima analisi, il risultato dello stato di sonno dell’apparato psicofisico. Se interrompiamo lo stato di sonno, interromperemo anche, come effetto collaterale di tale interruzione, le manifestazioni negative dell’apparato psicofisico, senza aver necessariamente lavorato su ogni singola manifestazione.

Il sonno della macchina è la sorgente di energia di ogni nostra manifestazione negativa.Svegliare l’apparato psicofisico è molto più radicale che riprogrammare le reazioni inconsce dello stesso, sebbene, come spiegherò a breve, i tentativi di risveglio della macchina siano intimamente collegati con le nostre distorsioni inconsce. Il punto è che finora pochi in Italia sono riusciti a operare questo risveglio della macchina. La dimensione animica, in verità, non è da un’altra parte, si trova sempre sotto gli occhi della macchina biologica, anche in questo istante, mentre leggete, ma non potete percepirla perché, per l’appunto, la macchina che utilizzate è addormentata.

Fortunatamente, l’apparato psicofisico tende a portarsi in stato di veglia in maniera spontanea. Ma, sfortunatamente, tutte le volte che giunge vicino al risveglio noi mettiamo in atto ogni comportamento possibile per farlo ricadere nel sonno. Quando, a causa di un evento esterno, la macchina innalza il suo livello vibratorio e si porta vicina alle soglie del risveglio, noi la ricacciamo indietro.

Un eccessivo innalzamento della frequenza vibratoria viene infatti percepito come un dolore più o meno intenso sul piano emotivo. Lo stato di veglia è scomodo, procura fastidio, fa male. E noi non siamo stati educati a percepire il nostro dolore emotivo come un tentativo della macchina di uscire dal sonno. La verità è che non siamo abbastanza coraggiosi, da sopportare l’intenso dolore causato dal risveglio di un apparato psicofisico, che è abituato a stare nel sonno.

Ogni volta che – stimolato da un evento della vita – l’apparato psicofisico si avvicina al risveglio, noi avvertiamo questo innalzamento vibratorio come rabbia, frustrazione, paura o un’intensa gelosia. Questo sentire è solo un riflesso del fatto che quella frequenza vibratoria è troppo elevata per il nostro sistema nervoso; in altre parole, non siamo fisicamente pronti per il risveglio. Come conseguenza mettiamo in atto comportamenti che diminuiscono il dolore, ossia cerchiamo di far ridiscendere il livello vibratorio modificando con le parole o con i fatti l’evento esterno, oppure rimuovendolo dal nostro ricordo nel più breve tempo possibile.

Non è vero infatti che “il tempo guarisce ogni ferita”, bensì che il tempo rimuove la ferita e la conserva nell’inconscio, ma questa prima o dopo creerà un’altra situazione, con il fine di richiamare l’attenzione su di essa. Cambieranno i personaggi capaci di far riemergere le ferite inconsce, gli uomini che incontriamo non avranno più esattamente il volto di nostro padre e le donne non avranno il volto di nostra madre; potranno essere il capoufficio, un amante o il partner, ma la loro energia richiamerà in qualche modo le figure parentali. Noi crederemo di essere attratti da quella persona quando invece rispondiamo a un’esigenza della macchina biologica ferita.

venerdì 22 luglio 2016

Non dimentichiamo stragi e massacri dei nativi d'america

Sullo sterminio dei popoli nativi delle Americhe e sulla totale distruzione delle loro culture aleggia, ormai da secoli, un silenzio tombale. Lo sterminio di tutte le etnie “indie”, ovvero dei Nativi Americani, nel Nord America così come nell’America Centrale e nel Sud America, è il più immane e devastante olocausto di tutti i tempi operato per mano degli Occidentali. L’olocausto dei nativi americani non fu solo lo sterminio di milioni di persone, fu qualcosa di più profondo. Fu, oltre l’eccidio, anche la totale distruzione delle loro culture, portate alla completa scomparsa.
Essi popolavano l’intero continente americano, dalle gelide lande dell’Alaska fino alla punta meridionale del continente, la Terra del fuoco. Gli habitat erano i più diversi. Zone di freddo quasi polare. Pianure sterminate e fertili. Vasti altipiani (le mesas del Sud Ovest statunitense). Foreste equatoriali e pluviali. Le vertiginose cime delle Ande. Le steppe. Di nuovo, laggiù nella Terra del fuoco, gelide terre in prossimità dell’Antartico.
L’immane olocausto che ebbe luogo in quel continente nel corso di quasi quattro secoli non è mai stato pienamente riconosciuto nella Storia e nella coscienza dell’Occidente, e quindi mai espiato in alcun modo, a differenza di quanto accaduto per l’olocausto degli ebrei.
Le fonti più attendibili attestano che prima dell’arrivo degli europei circa 8 milioni di indiani occupavano l’America del Nord. Nel 1692, non restavano già più di 4 milioni e mezzo d’indigeni. Oggi gli indiani sopravvissuti sono meno di 50mila. All’arrivo dei primi coloni gli indiani fecero l’errore di mostrarsi piuttosto accoglienti. Quando gli immigrati furono abbastanza numerosi, cominciarono a premere sui territori dei nativi americani per strappar loro la terra.
foto da: lastella.altervista.org

E’ il via ad un genocidio mostruoso, costellato di continue stragi e massacri di villaggi, operato con una pianificazione scientifica: affamare gli indiani, facendo tabula rasa delle mandrie di bisonti, e spingerli nelle zone più invivibili per farli morire di stenti e malattie continuando, al tempo stesso, ad attaccarli. Inzia così l’epoca delle riserve, che ben presto diventano autentici campi di sterminio, aree incolte, malsane e povere di mezzi di sostentamento.
Migliaia di indiani, poi, vengono spostati da una riserva all’altra, apparentemente senza motivo: marce forzate su tragitti lunghissimi, in realtà studiate apposta per decimare la popolazione. Nelle riserve, veniva attuata la soluzione finale: impossibilitati a procurarsi il cibo con la caccia, come loro costume, gli indiani sono costretti a nutrirsi con alimenti avariati che non possono più essere venduti sul mercato dei coloni.
Agli indiani vengono fornite coperture infettate coi microbi del vaiolo e della tubercolosi e queste malattie, nel giro di pochi anni, completano lo sterminio. Il ricorso all’uso del vaiolo appare già in un rapporto al generale Amherst, datato 13 luglio 1763, in cui il colonnello Henry Bouquet relaziona al suo superiore circa l’uso di coperte infettate da malati per contagiare gli indiani. Questa tecnica è poi stata usata con gran successo nelle riserve, per affrettare la risoluzione della “questione indiana”. Dai lager, presto ridotti a grandi lebbrosari, si poteva uscire solo morti: ogni rivolta, ogni tentativo di fuga venne repressa con inaudita ferocia. Così scomparve il popolo delle grandi praterie, vittima dell’immigrazione e, oggi, dei vuoti di memoria dei media di regime.

martedì 19 luglio 2016

Ikaria: l'isola del vivere bene

Ikaria è un’isola greca a ovest della Turchia piuttosto magica che pullula di centenari. Alcuni studiosi hanno seguito il caso di un uomo che, dopo la diagnosi di un tumore ai polmoni, è tornato a vivere nell’isola natìa per passare gli ultimi mesi in serenità e essere sepolto con i suoi cari. Ciò che successe fu che continuò a vivere fino a 98 anni ma non poté raccontarlo ai suoi dottori in America perché, tornato in America 25 anni dopo, scoprì erano tutti morti.

foto da: ricerca immagini su google

LA STORIA DI MORAITIS
Un giorno nel 1976, a Stamatis Moraitis, un uomo della Florida, mancò il respiro. Fare le scale era diventata una sfida e fu costretto a lasciare il lavoro a metà giornata. Dopo aver visto i suoi raggi X, il suo dottore concluse che Moraitis aveva un tumore ai polmoni. Ricorda anche che altri nove dottori confermarono la diagnosi: gli diedero nove mesi da vivere. Moraitis (aveva circa 60 anni ed era un veterano di guerra arrivato negli USA nel 1943) decise di restare e ricevere un trattamento aggressivo. In quel modo lui e sua moglie Elpiniki potevano restare accanto ai suoi figli ormai adulti. Ma poi cambiò idea e decise di tornare nella sua isola natìa, Ikaria, dove avrebbe potuto essere seppellito con i suoi avi in un cimitero che si affacciava sul Mar Egeo. Lui e sua moglie si trasferirono in una piccola casa bianca, con due acri di vigna, a Nord dell’isola.
I primi giorni Moraitis rimase a letto. Le domeniche mattina zoppicava verso la collina per raggiungere una piccola chiesa ortodossa dove suo nonno serviva un tempo come prete. Quando i suoi amici di infanzia cominciarono ad andarlo a trovare, si trovava a chiacchierare per ore, un’attività che implicava invariabilmente una bottiglia o due di vino locale. Almeno morirò felice, pensava. Nei mesi seguenti Moraitis cominciò a sentirsi sempre più in forze. Un giorno piantò qualche verdura nel suo giardino. Non si aspettava di fare il raccolto ma amava stare al sole e respirare l’aria dell’oceano.
Sei mesi passarono e Moraitis non era ancora morto. Si era abituato alla routine dell’ isola: si alzava quando aveva voglia, lavorava nella vigna fino a mezzogiorno, faceva pranzo e poi faceva una lunga siesta. Nel pomeriggio andava spesso alla taverna locale, dove giocava a domino fino a mezzanotte. La sua salute continuava a migliorare. Aggiunse un paio di stanze alla casa dei suoi genitori così i suoi figli potevano andarlo a trovare e continuò a migliorare la vigna che arrivò a produrre 15 ettolitri di vino all’anno.
Per più di 10 anni Dan Buettner ha condotto uno studio sui luoghi in cui le persone vivevano più a lungo. Nel 2008, con i colleghi Michel Poulain, fisico, e Gianni Pes, dottore in medicina e ricercatore  all’Univeristà di Sassari, ha cominciato a studiare il fenomeno di Ikaria, 254 km² dove vivono 10.000 abitanti di nazionalità greca, 30 km a ovest delle coste turche. I ricercatori hanno concluso che più del doppio degli abitanti hanno la possibilità di raggiungere l’età di 90 anni e rispetto agli Americani, riescono a vivere dagli 8 ai 10 anni in più, prima di morire di cancro e malattie cardiovascolari, soffrono meno di depressione e hanno un quarto dei livelli di demenza.
LA VITA A IKARIA
Ilias Leriadis, un fisico di Ikaria, spiega: “La gente va a letto tardi, si alza tardi e fa spesso dei sonnellini. Semplicemente non guardiamo l’orologio.” Leriadis parla anche del “tè di montagna” locale, fatto di erbe tipiche dell’isola, sorseggiato sempre come un cocktail a fine giornata. Cita la maggiorana selvatica, la salvia, la menta, il rosmarino, e una bevanda ricavata bollendo foglie di tarassaco a cui si aggiunge un po’ di limone.
Quando Ioanna Chinoi, professoressa all’Università di Farmacia di Atene e una delle maggiori esperte in Europa sulle proprietà delle erbe, ha testato le erbe comunemente usate ad Ikaria, ha scoperto che esse avevano forti proprietà antiossidanti e contenevano dei leggeri diuretici che i dottori usano per curare la pressione alta. Forse, bevendo questo tè, gli Ikariani hanno tenuto naturalmente bassa la loro pressione per tutta la loro vita.
LA GIORNATA TIPO A IKARIA
Ecco la giornata tipo e la dieta di una coppia sposata per più di 75 anni nell’isola: si svegliano quando vogliono, lavorano nell’orto, fanno un pranzo piuttosto tardivo e poi un sonnellino. Al tramonto visitano i loro vicini o ricevono delle visite. La loro dieta prevede a colazione, latte di capra, vino, tè alla salvia o caffè, pane e miele. Il pranzo è quasi sempre lo stesso: fagioli, patate, verdure (finocchio, tarassaco e una verdura simile agli spinaci chiamata horta) e altre verdure di stagione del loro orto; per cena pane e latte di capra. A Natale e Pasqua si mangia il maiale che viene servito in piccole porzioni anche nei mesi successivi.

LA MAGIA DI IKARIA
Antonia Trichopoulou, dell’Università di Medicina di Atene ed esperta di dieta mediterranea, stima che la dieta di Ikaria, se confrontata con la dieta standard americana, può allungare le aspettative di vita fino a 4 anni. Un basso consumo di grassi saturi della carne e latticini è associato a un minore rischio di malattie cardiache; l’olio di oliva abbassa il colesterolo cattivo e aumenta quello buono. Illatte di capra contiene triptofano, che incoraggia la produzione di serotonina ed è facilmente digeribile per i più anziani. Alcune verdure del luogo hanno 10 volte più antiossidanti del vino – che comunque se assunto con moderazione aiuta il corpo ad assorbire più flavonoidi, un tipo di antiossidante. Il pane locale, fatto con lievito naturale, riduce il carico glicemico durante il pasto. Si può anche affermare che le patatecontribuiscono a mantenere un cuore sano grazie a potassio, vitamina B6 e fibre. E poiché quasi tutti gli isolani consumano le verdure del proprio orto, introducono meno pesticidi e più nutrienti.

SONNO E SESSO
Anche il sonno e le abitudini sessuali degli Ikariani potrebbero influenzare le loro aspettative di vita. Uno studio del 2008 dell’ Università di Medicina di Atene e dell’ Università di Harvard, afferma che fare un pisolino almeno 3 volte a settimana riduce del 37% il rischio di malattie coronariche. In uno studio preliminare tra gli uomini più anziani di Ikaria, l’80% asseriva di fare sesso regolarmente, un’altra abitudine collegata alla longevità. Un quarto di questo gruppo sosteneva di avere “una buona durata” e un “buon esito”.
Il tasso di disoccupazione è alto – circa il 40% – ma ognuno ha accesso all’orto e al bestiame di famiglia.

“Forse non avremo i soldi per cose lussuose, ma abbiamo sempre del cibo nel piatto e riusciamo a divertirci con amici e parenti.
Non abbiamo fretta di finire il lavoro durante il giorno, così lavoriamo la sera. Alla fine della giornata non torniamo a casa a poltrire sul divano”


Se chiedi ai novantenni di Ikaria come hanno fatto a vivere così a lungo, di solito parlano dell’aria buona e del vino. O, come dice una signora di 101 anni, “Semplicemente ci dimentichiamo di morire”. Non hanno idea di come hanno fatto a vivere così a lungo.

Ma se fai attenzione puoi osservare diversi aspetti. È facile riposare abbastanza quando nessun altro sull’isola si alza presto e tutto il villaggio si ritira per la siesta dopo pranzo. Aiuta il fatto che i cibi più accessibili e più economici siano anche quelli più salutari e che i tuoi antenati abbiano passato secoli a sviluppare dei modi per renderli squisiti. È difficile arrivare a fine giornata senza aver percorso almeno 20 colline. Non si sente neanche lo stress di arrivare tardi. E alla fine del giorno ci si ritrova a condividere una tazza di tè alle erbe con i vicini. Anche essendo un antisociale non sarai mai completamente solo.
La moglie di Moraitis, Elpiniki, è morta nella primavera del 2012. Dan Buettner rivede il suo amico nel luglio dello stesso anno e gli chiede “Come credi di essere guarito dal Cancro?”. “Semplicemente se n’è andato” dice Moraitis “Sono tornato in America dopo 25 anni dal trasferimento su Ikaria per vedere se i dottori riuscissero a spiegarlo” –  “E cos’è successo?” –“I miei dottori erano tutti morti”.
Moraitis è morto nella sua casa il 3 Febbraio del 2013 all’età di 98 anni secondo le fonti ufficiali. Secondo i suoi calcoli aveva 102 anni.


lunedì 18 luglio 2016

Ma cos'è successo a Nizza??

Ci avete fatto caso? Il Grand Guignol di Nizza come il fallito golpe in Turchia li abbiamo vissuti in diretta, com’è ormai consueto nell’era del Grande Fratello, fra tv, social network, videotelefonini e telecamere fisse. Eppure mai come da quando ci pare di sapere tutto, non sappiamo nulla. Perché tutti mentono.

– Ci avete fatto caso? Il Grand Guignol di Nizza come il fallito golpe in Turchia li abbiamo vissuti in diretta, com’è ormai consueto nell’era del Grande Fratello, fra tv, social network, videotelefonini e telecamere fisse. Eppure mai come da quando ci pare di sapere tutto, non sappiamo nulla. Perché tutti mentono. Tutti. Si pensava che l’homo videns di cui parlò Giovanni Sartori fosse almeno più immune dei suoi antenati alle bugie. Invece ne è vieppiù ostaggio, perché non sa neppure di non sapere. Crede di sapere tutto, dunque non cerca di saperne un po’ di più. O sospetta di sapere cose false, ma cade in preda alle leggende metropolitane del complottismo e della dietrologia, tanto false quanto affascinanti, dunque ritenute credibili come estrema reazione alle verità ufficiali, palesemente farlocche. Mente lo Stato Islamico, cioè l’Isis, quando 48 ore dopo la strage di Nizza comunica che il franco-tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel “era un nostro soldato”. Da quanto accertato finora, non lo era affatto: non era uno jihadista inquadrato, era un pessimo musulmano, beveva come una spugna, andava a donne, non rispettava il Ramadan, nessuno l’ha mai visto in moschea. Era semplicemente un pazzo solitario, ma tutt’altro che scemo, che s’è fatto beffe della cosiddetta “sicurezza” francese, ancora una volta perforata come un colabrodo, non bastando i precedenti di Charlie Hebdo e del Bataclan. E probabilmente ha deciso di morire da famoso in mondovisione: come Andreas Lubitz, il copilota tedesco che si schiantò un anno fa sulle Alpi francesi con tutti i passeggeri del suo aereo di linea.
Mente il governo Hollande-Valls, quando assicura che la polizia transalpina ha “compiuto il suo dovere”, ma nulla poteva contro un terrorista “radicalizzato velocemente” ( tanto velocemente che non era neppure schedato tra i soggetti a rischio blando, malgrado i suoi precedenti per furti, violenze e altri crimini comuni: tipica tecnica di ingigantire il nemico per minimizzare le colpe di chi non ha saputo fermarlo). Se la polizia facesse il proprio dovere, nessun pregiudicato al mondo riuscirebbe a invadere, con un Tir noleggiato e una pistola in pugno, una zona pedonale affollata di migliaia di persone nel giorno della Festa Nazionale. Ammesso e non concesso che la polizia dica il vero, e cioè che Bouhlel ha forzato con abile manovra il posto di blocco (che invece, secondo testimoni oculari, non c’era neppure più), sarebbe stato inseguito e abbattuto dai gendarmi in pochi secondi.
E prima che prendesse velocità, visto che un tir fermo di 19 tonnellate non raggiunge i 90 km orari di colpo, ma ci mette un bel po’. Invece i gendarmi sono arrivati dopo un passante che ha tentato di aggrapparsi alla sua portiera e uno scooterista che l’ha affiancato tentando di fermarlo, quando ormai il killer aveva percorso quasi 2 chilometri e sterminato 84 passanti. Tutto ciò, senza ricordare gli allarmi inascoltati dell’intelligence francese su lupi solitari e schegge impazzite in agguato, e le durissime critiche della commissione parlamentare d’inchiesta al piano antiterrorismo varato dopo il Bataclan, bellamente ignorati dal governo Valls che aveva appena comunicato di aver “perso gli Europei ma vinto la sicurezza” e annunciato la fine dello stato d’emergenza.
Mentono i governi occidentali, dagli Usa all’Ue, che hanno atteso 3-4 ore prima di condannare il golpe e dare la solidarietà a Erdogan e al suo governo “liberamente eletto”. Hanno semplicemente aspettato di vedere chi vinceva per saltare sul carro giusto: avessero prevalso i golpisti, ora starebbero scaricando l’imbarazzante Sultano che perseguita gli oppositori, arresta o costringe all’esilio i dissidenti, chiude la stampa libera, censura il web (altro che “libere elezioni”), licenzia i magistrati, taglieggia l’Europa sui migranti e fa pure il doppio gioco col petrolio dell’Isis. Che il golpe sia stato un fulmine a ciel sereno per le cancellerie occidentali, non può crederlo neppure Alice nel Paese delle Meraviglie: la Turchia, ultimo avamposto della Nato verso il Medio Oriente, è piena di basi militari con personale americano ed europeo e tutti gli strumenti per intercettare gli F16 dei putschisti appena decollati alla volta di Ankara.
Mente anche Matteo Renzi quando, dopo ore di silenzio, corre in soccorso del vincitore Erdogan con gran “sollievo” per il “prevalere della stabilità e delle istituzioni democratiche” e perché “libertà e democrazia sono sempre la via maestra da seguire e difendere”. A parte l’abuso di parole come “libertà” e“democrazia”, che stonano sia col concetto di “stabilità” sia con un figuro come Erdogan che ora fa il controgolpe con la scusa del golpe, noi siamo uomini di mondo e capiamo quasi tutto: realpolitick, diplomazia, alleanze, interessi commerciali e anche la paraculaggine per dirottare altrove il mirino dei terroristi. Ma allora piantiamola con le ipocrisie. Com’è che, se “libertà e democrazia sono sempre la via maestra da seguire e difendere”, l’Italia continua a essere alleata di regimi illiberali e antidemocratici come l’Arabia Saudita, che, oltre a essere un’ottima fornitrice di Rolex a sbafo, è il principale finanziatore e megafono del reclutamento e della propaganda jihadista nel mondo? E che differenza c’è fra i generali golpisti “laici” turchi condannati ieri e il generale golpista “laico”egiziano Al-Sisi che seguitiamo a trattare coi guanti bianchi anche se continua a prenderci in giro sull’assassinio di Giulio Regeni? A parte il fatto che i golpisti turchi hanno perso e il golpista egiziano ha vinto, si capisce.

domenica 17 luglio 2016

Turchia: una "messinscena di stato"

L’unico colpo di stato in Turchia, è quello che sta facendo Recep Erdogan in queste ore, una volta sventato il falso golpe, organizzato con tutta probabilità dal presidente turco stesso, insieme ai servizi segreti, forse anche stranieri, ed i vertici militari, che hanno mandato allo sbaraglio alcune migliaia di giovani, in un paese che dispone di oltreun milione di militari, il 70% dei quali ventenni di leva.
Chi conosce un minimo la Turchia, sa bene che i militari turchi sono stati “incaricati” costituzionalmente di vigilare sui governi turchi, evitando derive islamiste o comunque autoritarie. La laicità dello stato in Turchia è Costituzionale, anche se con Erdogan è aumentato notevolmente l’islamismo, da lui coltivato, anche fiancheggiando e facendo affari con lo pseudo stato islamico.
L’esercito turco dal 1960 ad oggi è intervenuto 4 volte, questa è laquinta. Erdogan con il suo “islamismo” ha suscitato forti mal di pancia, e da quando è al potere ha rinforzato notevolmente la polizia, i suoi ‘pretoriani‘, dotandoli anche di mezzi blindati, ufficialmente in chiave anti-terrorismo, ma in realtà per bilanciare la potenza dell’esercito, troppo indipendente dal governo. Ha rinforzato anche i servizi segreti.
Erdogan ha saputo comunque tenere buoni molti “uomini chiave” nell’esercito, dando forza agli uomini a lui fedeli, e adesso con la scusa del golpe potrà fare pulizia dei suoi dissidenti. E sdoganare la riforma costituzionale, che sancirebbe la fine del laicismo che i militari devono proteggere, con l’introduzione della religione in Costituzione. Una riforma che adesso potrà fare, insieme alla tanto desiderata riforma presidenziale, con la quale Erdogan acquisirà un potere senza precedenti, senza necessitare di passare dal parlamento, che comunque controlla.
foto da: lastapa.it
IL CAPO DELL’OPPOSIZIONE, HA IMMEDIATAMENTE DEFINITO IL FALSO GOLPE “UNA MESSINSCENA”, ORCHESTRATA PROPRIO PER QUESTO.

Il vero golpe è quello di Erdogan

Oltre a sdoganare la riforma della Costituzione e la riforma del presidenzialismo, come spiegato sopra, con questa occasione Erdogan può fare pulizia dei suoi nemici, infatti sono già stati deposti numerosi generali e colonnelli, accusati di aver interagito con i golpisti, e non solo: Erdogan ha rimosso anche 2700 giudici, notizia poco battuta dai media europei, ed in questo modo prenderà controllo totale anche della giustizia, eliminando le sacche di dissidenza rimaste.

Meno poteri per l’esercito e strategia del terrore

I militari coinvolti – fino ad ora ne sono stati arrestati 3.000 – sarannopuniti in modo esemplare, proprio per dare esempio agli altri. Si tratta di giovani 20enni mandati allo sbaraglio dai presunti golpisti. Militari che poi si sono arresi per non sparare alla folla. Stanno addirittura parlando di reintrodurre la pena di morte per i traditori. Dopo le purghe erdoganiane, la sostituzione dei vertici con uomini fedeli al presidente, l’esercito non rappresenterà più una minaccia. Ancora meno quando sarà tolto dalla Costituzione il riferimento al laicismo che proprio l’esercito avrebbe dovuto proteggere.

Esercito turco sempre meno influente

Come detto sopra, in passato l’esercito turco fu investito del compito di vigilare ed intervenire per evitare che il paese finisse nelle mani di un dittatore, o condizionato dalla religione, che sarebbe dovuta rimanere al di fuori dello stato. L’esercito turco è sempre stato una spina nel fianco dei governanti turchi. Ma con l’avvio delle procedure di adesione all’UE, ha progressivamente perduto potere. Ne ha perso ulteriormente, con Erdogan, poiché la popolazione si è rapidamente avvicinata agli ideali islamisti, allontanandosi dal laicismo difeso dall’esercito. Infine Erdogan ha rinforzato la polizia ed i servizi segreti, a lui fedeli, ed è riuscito a tenere buoni uomini chiave dell’esercito, scongiurando fino ad oggi golpe. Ma il mal di pancia era tangibile, in frange crescenti dell’esercito, che non vedono di buon occhio la svolta islamista del paese. Minacce che adesso, sono eliminate, con un falso golpe creato ad arte per defenestrare i dissidenti, ridurre il potere dell’esercito e aumentare quello del presidente.

Un golpe male organizzato, dilettantesco

Primo punto: un conto è deporre un presidente inviso alla maggioranza dell’opinione pubblica, come avvenuto in passato, un altro è farlo con un premier forte di ampi consensi, come è oggi Erdogan, grazie al sostegno del mondo islamico. Fatta questa premessa, le cose sono state gestite in modo evidentemente grossolano.
Non hanno ucciso o catturato Erdogan: come avrebbero potuto fare, invece lo hanno lasciato libero, anche di trasmettere a video un appello affinché i suoi fedeli scendessero in piazza.

Hanno dispiegato pochi uomini, rispetto al milione di truppe a disposizione dell’esercito. La Marina non ha partecipato. Chi organizza queste azioni, normalmente, le pianifica bene e non va allo sbaraglio con militari che si arrendono alla folla, disarmata, che circonda i carri armati come avvenuto ad Ankara e Istanbul.

Non hanno preso solidamente possesso dei media, capaci di condizionare totalmente la folla.

Molti aspetti sono stati organizzati in modo evidentemente grossolano, hanno mandato qualche centinaia di soldati allo sbaraglio, ad occupare ponti o sparare ad obiettivi dello stato per rendere credibile la storia, ma senza alcuna possibilità di successo. Una vera carnevalata.

domenica 10 luglio 2016

E...state con magnesio

foto da: maporo.com
Arriva l’estate e le temperature si alzano! Finalmente lasciamo andare il freddo dell’inverno e siamo pronti a scaldarci. Metterci al sole e fare il pieno di vitamina D è il primo passo ma pensiamo anche a scaldarci e nutrirci dall’interno. Un prezioso alleato per la stagione estiva è certamente il magnesio. Perché? Perché supporta dall’interno le nostre funzioni vitali e “riscalda” ovvero dona energia ai nostri muscoli e al nostro organismo.
Perché il magnesio è fondamentale nel periodo estivo? Proprio per le alte temperature a cui ci sottoponiamo e perché disperdiamo facilmente liquidie sali minerali.


Magnesio: via libera in estate


Il magnesio è un minerale presente nel nostro organismo che adempie a molte funzioni e senza il quale alcuni processi fisiologici non si realizzano.
Potremmo definire il magnesio come un preciso strumento di regolazione per le diverse funzioni dell’organismo. Il magnesio attiva oltre 300 differenti reazioni biochimiche e ognuna di queste è necessaria per il corretto funzionamento organico. 
Ecco i settori in cui va maggiormente a lavorare:


  • metabolismo energetico (incide sulla vitalità e la voglia di fare)
  • equilibrio degli elettroliti
  • funzionamento del sistema nervoso
  • sintesi delle proteine
  • divisione cellulare
  • funzionalità muscolare

È soprattutto per quest’ultima sua funzione che il magnesio viene molto utilizzato in estate. Supporta il lavoro dei muscoli ed è fondamentale per chi sta molto all’aria aperta e per chi fa sport in spiaggia. 
È una carica di energia pura e dona nuova vitalità alle giornate. 
Dal magnesio dipendono anche l’assorbimento e il metabolismo di tutti gli altri minerali più importanti come il calcio, il sodio e il potassio oltre avitamine fondamentali come la vitamina C e la E.


I benefici del magnesio


Se assunto al mattino a digiuno, un cucchiaino di polvere di magnesio in poca acqua tiepida, dà risultati strepitosi. Provare per credere.
È difficile immaginare che il magnesio da solo possa indurre così tanta energia! Eppure così accade, è implicato in molti processi fisiologici e i benefici dopo averlo assunto sono tanti. 
Quali sono i sintomi che ci indicano una carenza di magnesio


  • Irritabilità
  • Nervosismo
  • Sonno agitato
  • Stress
  • Sindrome premestruale
  • Stitichezza
  • Crampi muscolari
  • Fragilità ossea

Il nostro organismo entra facilmente in carenza di magnesio, soprattutto in estate per i ritmi di vita più elevati e per lo sport che con più facilità viene svolto all’area aperta. 
I benefici sono immediati e non ha controindicazioni, nemmeno per i bambini.

venerdì 8 luglio 2016

Chi è il papa nero?

L’attuale ” PAPA NERO ” CAPO DEI GESUITI E’ ADOLFO NICOLÁS e controlla tutto il sistema bancario, massoneria e servizi segreti (CIA, FBI, NSA, SIS, MI6, Scotland Yard, Mossad, CSIS, DGSE, FSB). Controlla Il Vaticano che possiede il 60% di tutte le terre di Israele e la Terra del Monte del Tempio di Salomone .
foto scaricata dlla rete internet

Quindi il Superiore Generale dei Gesuiti, cioe’ Il Papa Nero e’ al di sopra di tutti i poteri e controlla :
Gli Illuminati, sionisti, Elite globalisti, Council on Foreign Relations, Bilderberg Group, Massoni , Consiglio della 300, il concilio di trento, i Cavalieri Templari, Cavalieri di Colombo e dei Cavalieri di Malta.
I gesuiti si sono infiltrati in tutti i governi e i leader come Obama, Rudd, Blair, Jintao, Sarkozy, Peres sono solo dei burattini che eseguono gli ordini da loro .

A oggi alcuni commentatori e studiosi sottolineano il peso, in termini di potere, del Superiore dei gesuiti, il cosiddetto «papa nero» chiamato così per via del colore della tonaca, la durata a vita dell’ incarico e l’ influenza dell’ ordine nel cattolicesimo. L’ attuale Superiore dei Gesuiti è lo spagnolo padre Adolfo Nicolás, eletto il 19 gennaio 2008. La compagnia ha attualmente sede a Roma e continua a coinvolgere nelle sue molte attività persone, credenti e non credenti, in più di 100 Paesi.

Esercizi spirituali, scuole e missioni

Al centro dell’ aspetto spirituale della Compagnia di Gesù ci sono gli «esercizi spirituali» codificati dallo stesso Ignazio Da Loyola: periodi ricorrenti di meditazione sulla vita di Cristo, curate da un direttore spirituale.

LA COMPATTEZZA DOTTRINARIA. Dal punto di vista dell’ organizzazione è di rilievo l’ assoluta compattezza dottrinaria che li ha portati a fondare istituti educativi di altissimo livello (per esempio l’ Università Gregoriana a Roma), e a incorporare gli insegnamenti classici dell’ Umanesimo nella struttura scolastica del pensiero cattolico. E a memorabili scontri con le correnti di pensiero gianseniste. Ma altrettanto importante è il fatto che i gesuiti, a differenza di altri ordini, non sono legati a un unico convento. Caratteristica che li ha portati a essere protagonisti dell’ evangelizzazione in tutto il mondo. Attività missionarie ed educative, quindi, sono al centro del loro apostolato.

«SONO UN’ ORGANIZZAZIONE MILITARE». Dal punto di vista dell’ organizzazione gesuita Napoleone scrisse: «I gesuiti sono un’organizzazione militare, non un ordine religioso. Il loro capo è il generale di un esercito, non il semplice abate di un monastero». È evidente che caratteristiche come queste abbiano eccitato interpretazioni, più o meno fantastiche. Per certi periodi, nel linguaggio comune, il termine «gesuita» è stato evocatore di sovversioni, intrighi, complotti. E quello di «cospirazione gesuitica» (con il «papa nero» nel ruolo di oppositore occulto del pontefice) è ormai un classico delle suggestioni fantapolitiche e dell’ immaginario apocalittico. Che, certamente la frase pronunciata dal nuovo pontefice «Vengo dalla fine del mondo» non mancherà di rinfocolare.

http://warningilluminati.wordpress.com/the-most-powerful-m…/
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Confessione nr.16: l’ex vescovo del Guatemala dichiara che i gesuiti controllano il Vaticano e il Nuovo Ordine Mondiale.
Mons. Gerard Bouffard afferma che il generale dei gesuiti, padre Peter Hans Kolvenbach, impartirebbe ordini al Papa. Conferma inoltre le accuse rivolte all’Ordine dei Gesuiti dal defunto padre Alberto Rivera.
L’ex vescovo sostiene inoltre che il Vaticano sia in realtà “il controllore spirituale” degli Illuminati e del Nuovo Ordine Mondiale.
Bouffard, che ha lasciato la Chiesa ed attualmente vive in Canada da cristiano rinato, fonda le proprie conclusioni su una esperienza di vita personale di sei anni come sacerdote interno al Vaticano assegnato alla trasmissione della corrispondenza sensibile tra il Papa ed i capi dell’Ordine dei Gesuiti.
“Sì, l’uomo conosciuto come il Papa Nero controlla tutte le decisioni più importanti assunte dal Papa, il quale a propria volta controlla gli Illuminati,” ha dichiarato il vescovo Bouffard la settimana scorsa nella trasmissione radiofonica di Greg Szymanski, The Investigative Journal, in onda suwww.gcnlive.com, presso i cui archivi le sorprendenti dichiarazioni possono essere riascoltate gratuitamente, e in versione integrale.

“Sono giunto a tali conclusioni negli anni in cui lavorai in Vaticano e viaggiai al seguito di Papa Giovanni Paolo II. Il Papa riceve gli ordini dal Papa Nero, vertice dei gesuiti, i quali sono i leader del Nuovo Ordine Mondiale con il compito di infiltrare le altre religioni ed i governi del mondo al fine di realizzare un unico governo mondiale fascista ed una religione mondiale basata su Satanismo e Luciferanesimo.
“La gente non può immaginare quanto male e distruzione abbiano causato e continuino a causare sfruttando la loro perfetta copertura delle tuniche nere e della finta cristianità.”

La testimonianza diretta offerta dal vescovo Bouffard circa qualcosa di malevolo in agguato all’interno della gerarchia del Vaticano ed in particolare dell’Ordine dei Gesuiti conferma la testimonianza di altri ricercatori, tra cui Bill Hughes, autore dei libri scioccanti The Enemy Unmasked e The Secret Terrorists, ed Eric Jon Phelps, studioso dell’Ordine dei Gesuiti ed autore di Vatican Assassins (v. post correlati).

Oltre a dipingere un cupo ritratto del Papa Nero, Bouffard afferma che il potere malefico dei Gesuiti si estenderebbe in tutto il mondo, nel governo degli Stati Uniti, nel Council on Foreign Relations (CFR) e nelle principali organizzazioni religiose.
Bouffard sostiene che i Gesuiti agiscano come perfetti camaleonti, assumendo l’identità di protestanti, mormoni, battisti ed ebrei con l’obiettivo di provocare un crollo dell’America e sosingerla verso una religione mondiale con sede a Gerusalemme e controllata dal loro leader: Lucifero.

“So per testimonianza diretta che il Vaticano controlla Israele con l’intenzione di distruggere gli ebrei”, dice Bouffard, aggiungendo che il vero scopo dell’Ordine dei Gesuiti sarebbe quello di orchestrare e controllare tutti i leader del mondo al fine di realizzare un grande conflitto mondiale che finirà per distruggere l’America, il Medio Oriente ed Israele. “Distruggono ogni cosa dall’interno e vogliono provocare la distruzione della Chiesa Cattolica al fine di inaugurare una religione mondiale satanica. Ciò è riscontrabile anche nelle modalità con cui i sacerdoti officiano messa. In realtà adorano i defunti. Tracce di satanismo si riscontrano inoltre in molti simboli esteriori, costumi e paramenti sacri esposti dalla Chiesa.”
Dopo il servizio a Roma il vescovo Bouffard decise di lasciare la Chiesa e trascorse qualche tempo in Africa e Guatemala. La sua propensione alla spiritualità confluì nella decisione di entrare a far parte della massoneria, di cui è diventato membro di 37° grado, una cosa disapprovata dalla Chiesa cattolica romana in quanto secondo il diritto canonico l’appartenenza ad una loggia massonica comporta la scomunica .

Secondo Bouffard la Massoneria sarebbe strumentalizzata dalla Chiesa per scopi di potere. Molti ecclesiastici di alto livello tra cui vescovi, cardinali e persino papi del passato e del presente appartengono a società segrete, e operano con gli alti gradi di altre religioni e governi per promuovere l’agenda degli Illuminati.

Dichiarazioni confermate dalle relazioni dei giornali italiani e francesi dei primi anni ’80, da cui emergeva chiaramente che oltre 150 ecclesiastici di alto livello facessero parte della Massoneria, in particolare della Loggia massonica P2.
“Finalmente sono rinato, e ho deciso di denunciare la Chiesa cattolica”, prosegue Bouffard, che ora è un cristiano praticante e segue la parola di Dio attraverso la Bibbia. “Dobbiamo sempre pregare per i nostri leader denunciando apertamente il male e denunciando i Gesuiti per ciò che sono realmente.”
Dopo aver lasciato la Chiesa il vescovo Bouffard decise di fare ammenda e si recò a chiedere il perdono del sacerdote ex gesuita padre Alberto Rivera. Rivera è stato uno dei pochi sacerdoti gesuiti che trovò il coraggio di denunciare le malefatte della Compagnia di Gesù, confessando di avere lavorato in America in qualità di infiltrato dell’Ordine dei Gesuiti con il compito di sabotare le chiese Protestante e Battista.

“Quando ero vescovo ed ancora fedele alla Chiesa, ricordo che scrissi una lettera denunciando padre Rivera e auspicando la sua uscita di scena,” racconta Bouffard. “Quando compresi quale fosse la verità, mi misi alla ricerca di padre Rivera per domandagli perdono. Diventammo buoni amici e adesso so che diceva la verità. Un uomo onesto che ha trovato Dio.
“So che i Gesuiti hanno provato a manipolare la verità, affermando che Alberto non fosse mai stato un vero sacerdote e distruggendo tutte le prove a sostegno. Hanno cercato di fare lo stesso a me, ma padre Rivera stava solo dicendo la verità senza fare domande. Mi è stato riferito da persone che gli erano accanto diverse settimane prima della morte, che soffriva terribilmente dopo essere stato avvelenato. Come ho già detto, non potete immaginare la sofferenza e la distruzione che è stata causata e sarà causata dai Gesuiti.”

In un articolo intitolato Alberto: the Big Brou-haw-haw, uno scrittore sconosciuto che ha seguito la carriera del vescovo Bouffard ed il suo rapporto con padre Rivera scrisse di comprendere le difficoltà che il Vaticano stava incontrando nel tentativo di insabbiare le accuse ricevute da Rivera e Bouffard.
Esiste un’altra testimonianza interessante fornita da Gerard Bouffard. Un vescovo di alto rango nato in Quebec, Canada. Risalì dai ranghi più bassi dei suoi ordini fino a diventare assistente per molti anni di Papi quali Paolo VI e Giovanni Paolo II. Poi si convertì al protestantesimo e affermò di essere stato l’uomo che impartì l’ordine di eliminare Rivera. In un documentario dal titolo Unveiling the Mystery Behind Catholic Symbols, mostra una penna placcata oro a 18 carati contenente un inchiostro speciale con cui le autorità del Sant’Uffizio firmano i documenti classificati. L’ex vescovo sostenne di avere firmato con quella penna l’ordine di uccidere Rivera. Roba drammatica, del tipo mantelli e pugnali! La sua precedente posizione di alto profilo lo renderebbe facile bersaglio di querele e discredito … eppure tutto tace.

Il Vaticano deve anche fare i conti con i propri problemi di credibilità. Anche da un punto di vista storico, ciò che Rivera sostenne, ossia di essere stato un gesuita che lavorò sotto copertura con l’obiettivo di sabotare le chiese protestanti potrebbe non essere assurdo come appare. Storicamente è assodato che i gesuiti furono istituiti nel 1541 da Ignazio Di Loyola, proprio per questo scopo (ma alcuni gesuiti contestano tale versione, ovviamente).
Sono immischiati in molte porcherie, omicidi e complotti. L’Ufficio della Inquisizione scaturì dalla loro missione, e condusse alla tortura e uccisione di milioni di persone innocenti con la accusa di “eresia.” L’Ufficio fu poi ribattezzato Sant’Uffizio, però i gesuiti non si sono mai presi la briga di cambiare il loro nome. Quanto i loro obiettivi potrebbero essere cambiati nel tempo non è dato di saperlo. Una cattiva reputazione non si cancella facilmente.

Se la versione di Rivera è una frottola, allora si tratta di una storia sorprendentemente coerente. Sono state teorizzate certamente molte altre cospirazioni vivide e intricate. Mi vengono in mente la cospirazione per l’assassinio di JFK e quella dell’UFO / Majestic 12. Ma esse di solito sono arricchite da centinaia di persone per un lungo periodo di tempo, e poi i diversi pezzi vengono messi insieme e riarrangiati fino a formare un narrazione plausibile. Dopo una ventina d’anni di revisioni, viene adottata una versione “ufficiale”. Se una determinata parte della storia si dimostra falsa, la storia si trasforma, espellendo la parte confutata.
Alberto non poteva contare su simili risorse. La sua storia proveniva solo da lui. Non è stata limata per decenni prima che diventasse di dominio pubblico. Al contrario, fu pubblicata nella sua interezza e poi sublimata da volumi addizionali che fornirono ancora più nomi e date, ma senza ritrattazioni. Per cui se si fosse “inventato tutto” meriterebbe sicuramente un premio per la sua genialità letteraria.
Dopo venti anni di indagini, tutte le risorse del Papa non sono riuscite a provare che la versione di Alberto fosse una bufala. Naturalmente, nemmeno Alberto riuscì a provare le proprie accuse contro il Vaticano. Quindi nella migliore delle ipotesi al momento è un pareggio.

Forse i futuri sviluppi produrranno qualcosa di drammatico. Ma non ci contate troppo. Noialtri probabilmente non sapremo mai se Rivera mentisse, per lo meno fino a quando il Papa in persona un giorno non decida di dire tutta la verità. (è più facile che un disco volante atterri sul prato della Casa Bianca.) Si tratta di cibo delizioso per la mente, che suona molto più spaventoso di qualsiasi episodio di X-files.

Per leggere una difesa di Alberto sul sito Chick, andate qui (articolo in lingua inglese):
http://www.chick.com/reading/books/199/0199cont.asp

Nel corso della sua storia l’Ordine dei Gesuiti è stato associato a molte guerre e genocidi, e formalmente bandito da diversi paesi, tra cui Francia e Inghilterra. Anche molti ricercatori affermano che i Gesuiti siano i veri controllori spirituali del Nuovo Ordine Mondiale. Lo scrittore Phelps ha chiesto la messa al bando dell’Ordine dagli Stati Uniti.
Tuttavia, possedendo più di 28 grandi università da costa a costa, l’Ordine può ormai contare negli USA su un forte appoggio politico e finanziario, compreso il controllo segreto del CFR e il controllo di molte banche come Bank of America e il sistema bancario della Federal Reserve. Ciò rende questo obiettivo molto difficile se non improbabile

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