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giovedì 31 marzo 2016

...Retroscena di un attentato

foto da: dreamstime.com

ATTENTATI FALSE FLAG: UN FORMAT MEDIATICO LEGALIZZATO! Gli attacchi terroristici a Bruxelles saranno utilizzati per giustificare un’invasione della Siria? 

Ecco perché NON CI DEVONO essere morti veri: nel maggio del 2012 (ricordiamoci che il finto attentato di Sandy Hook è del 14 dicembre 2012) viene presentata una proposta di legge per emendare lo Smith-Mundt Act del 1948 (US Information and Educational Exchange Act), cioè la normativa che regola la diffusione di materiale informativo sugli Stati Uniti all'estero. La presenta Mr. Thornberry per se stesso e in rappresentanza di Mr. Smith di Washington. Si propone l'autorizzazione alla disseminazione interna ('domestic', nazionale) di informazioni e materiali sugli USA, rivolti principalmente ad un pubblico estero, e per altri scopi. I fondi saranno utilizzati per la PREPARAZIONE, DISSEMINAZIONE, e USO di informazioni attraverso stampa, pubblicazioni, radio, film, Internet, information media, social media, centri di informazione, insegnanti, e altri mezzi di comunicazione diretta e indiretta. L'emendamento allo Smith-Mundt Act viene firmato da Obama il 2 gennaio 2013 come parte del National Defense Authorization Act (NDAA) e dà il potere al Congresso di produrre qualsiasi tipo di materiale mediatico riguardo, per conto, e nell'interesse della politica degli USA: film, show, news, documentari, 'mockumentary' (falsi documentari), e ogni altro tipo di materiale mediatico, SIA DIRETTAMENTE CHE INDIRETTAMENTE, cioè attraverso altri canali come agenzie specializzate E
Esistono agenzie di crisis actors che 'costruiscono' totalmente teatri di guerra / esercitazioni / 'attentati'), TV private, enti di produzione mediatica nazionali ed esteri. Il business che produce questo tipo di materiale è quasi totalmente in mano a privati (i 6 colossi dei media controllano il 90% del mercato), e infatti nel testo si raccomanda di utilizzare al massimo delle possibilità agenzie private, 'attraverso accordi contrattuali o in altri modi'. Non esistono confini definiti a ciò che questo vero e proprio 'propaganda act' consente: tutti i contenuti mandati in onda, e prodotti da privati, sono LEGALIZZATI se rientrano nelle strategie del Congresso. Come a Parigi, come a Boston, come durante l'11 settembre, anche a Sandy Hook era 'casualmente' in corso un'esercitazione a tema su ciò che abbiamo visto poi in TV:

foto da: media-archives.com
LA DOMANDA E': 'COSA' ABBIAMO VISTO? UN EVENTO REALE, OPPURE UN FILM PREPARATO, DIFFUSO, E USATO DA AGENZIE PRIVATE IN ACCORDO COL GOVERNO?

Perché ogni volta che, sempre più frequentemente, ci vengono proposti questi 'eventi' terroristici a reti unificate, riscontriamo le stesse caratteristiche ed incongruenze come se si trattasse, appunto, di un FORMAT DA ESPORTAZIONE?:


1. Immediata e totale copertura dell'evento a livello mediatico.
2. Evento inserito nell'agenda politica dominante: terrorismo mediatico per giustificare guerre di aggressione / ridurre le libertà civili.
3. L'evento deve suscitare intense emozioni (dal lat. 'moveo', muovere).
4. La versione iniziale dei media confligge con quella ufficiale.
5. A nessuno è permesso di vedere i corpi.
6. Esercitazioni a tema in corso nel luogo dell'attentato.
7. Strategie di manipolazione mediatica della notizia.
8. Colpevoli subito identificati e uccisi (ritrovamento dei passaporti).
9. Censura mediatica imposta dalle autorità e leggi liberticide.
10. Incongruenze tra le foto che testimoniano la scena dell'evento.
11. Rari filmati disponibili brevissimi, confusi, spesso manipolati in CGI.
12. No evidenze di danneggiamenti alle strutture (incendi, crolli, vetri rotti).
13. No sangue a terra.
14. Alcune foto crude fatte circolare anonimamente via canali non ufficiali in cui si vedono crisis actors amputati, pròtesi e trucco cinematografico:


15. In caso di esplosioni, la scena che ne deriva è incompatibile.
16. Testimonianze a caldo di gente che sorride appena dopo l'evento.
17. File interminabili di ambulanze e altri mezzi che oscurano la scena, anche a livello audio, creando una vera e propria barriera impenetrabile.
18. No futuro: né indagini, né interviste ai parenti diretti, né ai feriti in ospedale: nell'arco di 15 giorni l'evento viene sostituito da un altro simile.
19. Episodi minori 'di rinforzo' tra un false flag / hoax e l'altro.
20. Firma della Massoneria (ad es. l'occhio di Horus al Bataclan e sull'obelisco di Teodosio ad Istanbul).
La 'total fakery' (finzione totale) di questi eventi non solo evita pendenze future (veri morti = indagini, parenti infuriati, risarcimenti, procedimenti penali etc), ma consente un CONTROLLO TOTALE DELLA SITUAZIONE e soprattutto della REAZIONE dell'audience, dosando a colpi di mirati 'richiami' nel tempo la quantità e qualità di PAURA e TENSIONE necessaria allo scopo, che sia il disarmo della popolazione civile in USA, o la guerra di aggressione a paesi sovrani ancora liberi dal giogo dell'FMI (Siria). Questo spiega anche l' ESTINZIONE DELLA SPECIE 'GIORNALISTA': non c'è più bisogno di indagine, di spontaneità, di coscienza, SE IL MIO RUOLO E' RIDOTTO A QUELLO DI LETTORE DI VELINE pre-scritte, uniformi, ripetitive fino al conato; al massimo, ormai i 'giornalisti' possono fare gli attori, e non è raro, in Italia e all'estero, vederli più contriti ed affranti delle 'vittime del terrorismo' che intervistano... questione di esperienza, credo.
In più, la finzione totale ha un enorme impatto emotivo a livello di controllo mentale: in pratica, proprio come accade durante la visione di un film, NOI ORMAI PIANGIAMO O RIDIAMO O CI SPAVENTIAMO A COMANDO, scambiando la fiction per realtà. Se fosse ancora vivo Platone (nel suo Mito della Caverna gli schiavi guardano ombre di statue, proiettate su una parete della cava da una fonte di luce - la TV? - alle loro spalle, credendole persone reali) si farebbe 4 risate credo...
Purtroppo, c'è ben poco da ridere in quanto questo colossale SHOW che va sotto il nome di Matrix quotidiana lo paghiamo noi con le tasse. E lo pagano le vittime REALI dei bombardamenti che puntualmente, a 48 ore dall'evento 'terroristico' che fornisce la GIUSTIFICAZIONE (per questo è così importante il morto 'vero') vengono scatenati sui Paesi e le città dei 'responsabili'.
Allora, CHI SONO I TERRORISTI?

Testo di questo articolo tratto dalla pagina facebook "Katwoman" (LINK)

venerdì 25 marzo 2016

False credenze che portano ad avere repulsione per la scuola



Come si spiega che i bambini e i ragazzi spesso odiano fare i compiti e non chiedono mai che ne vengano dati di più?

Risultati immagini per compiti per casa


Perchè non amano stare seduti ad ascoltare l’insegnante e non mettono volontariamente prima la sveglia la mattina per approfondire le lezioni e per arrivare a scuola in anticipo?

Nonostante tutta l’organizzazione scolastica con spiegazioni, compiti, interrogazioni e voti come è possibile che non sembrano MAI ABBASTANZA PREPARATI e, passato qualche mese, a volte anche solo qualche settimana, NON RICORDANO più quello che hanno imparato se non qualche piccolo dettaglio o un discorso vago e a grandi linee?

foto da: bimbisaniebelli.it

I bambini e i ragazzi perdono così in fretta la passione e la curiosità di imparare tanto che arrivati alle scuole superiori sono a volte fortemente demotivati, tristi o ribelli (e quasi sicuramente è successo anche a te).





Perché gli insegnanti sono dei Santi

Vogliamo spezzare una lancia a favore di tutti gli insegnanti che, quotidianamente, si prodigano con tutto l’impegno possibile per fare e per dare il meglio. Chi ci conosce lo sa:

li definiamo spesso angeli e individui che meritano la “santità”, perché cercano tutti i giorni di fare il loro lavoro in condizioni che non solo sonocontro Natura per il bambino, ma anche contro la natura dell’insegnante stesso.

Quindi, “il fatto” si spiega riconoscendo che ci siamo adattati a un sistema obsoleto e inefficiente che rallenta l’apprendimento, che non considera iritmi del bambino né le sue tappe di crescita, le sue passioni e i suoitalenti.

Se da un lato non abbiamo colpe, dall’altro di certo possiamo e dobbiamo fare il possibile per:

  1. Diventare coscienti di tutte le Idiozie che stanno negando alle future generazioni di manifestare la loro genialità;

  2. Conoscere quello che la loro natura prevede nell’ambito dell’apprendimento; quali sono le modalità con cui i bambini imparano velocemente e divertendosi; come recuperare tempo indirizzandoci verso le potenzialità di ciascuno;

  3. Fare delle scelte secondo coscienza che, una volta applicate, possano portare al cambiamento.


 FALSI MITI svelati sull’Apprendimento

“Dimmi e io dimentico. Insegnami e io ricordo. Coinvolgimi e io imparo”

 Benjamin Franklin


1° Falso Mito Sull’Apprendimento

I voti sono un buon metro di giudizio per far comprendere al bambino a che punto è, e per spronarlo a fare meglio.

La natura del bambino

Dare il voto serve quando vogliamo umiliare l’individuo: non sei in grado di sapere da solo che cos’hai o che cosa ti manca, e te lo devi far dire da un altro.

Dare il voto serve quando vogliamo tenere l’individuo schiavo e sottomesso: sono io che ti valuto, sono io che decido per te sulla base di un mio metro di giudizio personale e insindacabile.

Dare il voto serve quando vogliamo impedire all’individuo di essere davvero autonomo: da solo non puoi sapere, il tuo senso critico non basta e ti serve sempre qualcuno dall’esterno che ti dica le cose come stanno (e poi ci stupiamo se i giovani di oggi ci sembrano dei “rammolliti”).

I voti hanno come conseguenza deleteria il fatto di crescere i rappresentanti delle future generazioni DIPENDENTI, SFIDUCIATI, a caccia del premio o TIMOROSI DELLA PUNIZIONE, schiavi del fare anziché padroni dell’essere.

Quello che invece dobbiamo fare è smettere di utilizzare il voto come arma di potere e coltivare nel bambino un proprio senso di valutazione sincero, neutrale e trasparente.

Dobbiamo impegnarci affinché ritorni in lui la voglia di imparare per il gusto di conoscere, di maturare, di acquisire competenze sempre più sofisticate per migliorare se stesso, la propria esistenza e quella degli altri.

Se provi a metterti nei panni dei ragazzi, scopri che oggi vivono troppo spesso tra una profonda apatia e uno stress elevato, avendo come unico sottofondo la preoccupazione del compito in classe, della valutazione, di sapere e di ricordare nel momento in cui si trovano davanti all’insegnante, di fare bene il compito e di finire, perché altrimenti…

Quando invece tutta quest’ansia non c’è, vivono una sorta di noiosa rassegnazione dove prendono a spizzichi e bocconi qualche cosa che arriva dall’adulto, senza essere più in grado di autoalimentare la propria curiosità e la propria capacità innata di imparare da soli.


2° Falso Mito Sull’Apprendimento

La modalità accademica e frontale attuale va bene per insegnare.

La natura del bambino

Ci sforziamo di tenere gruppi di 18, 20, 25 bambini o ragazzi attenti e partecipativi senza riuscirci con quotidiana regolarità, perché usiamo i modi sbagliati per intrattenerli e stimolarli. Non è vero che sono più stanchi il venerdì oppure all’ultima ora.

O meglio, è vero che lo sono, ma semplicemente perché hanno accumulato ore (se non una settimana intera) di noia e frustrazione.

I bambini non sono fatti per stare fermi immobili a imparare, in ascolto passivo di un individuo che parla, sciorinando tutta una serie di informazioni che poi dovranno ripetere, memorizzare e ricordare per sempre. 

NOI SIAMO FATTI PER IMPARARE DALL’ESPERIENZA DIRETTA.

Impariamo meglio se possiamo muoverci coinvolgendo anche il nostro corpo mentre apprendiamo.

Impariamo davvero se possiamo trovare in modo spontaneo le soluzioni, se ci è dato di rispondere ai perché della vita trovando le risposte dentro di noi, senza doverle assimilare preconfezionate e impacchettate.


3° Falso Mito Sull’Apprendimento

Bisogna potenziare le debolezze.

La natura del bambino

I voti avvalorano la frase che hai appena letto. Perché dare i voti se non per sottolineare le carenze di chi il voto lo riceve? Non possiamo nasconderci dietro una foglia, negando che consideriamo un “tre” negativo e che suggeriamo di correre ai ripari.

Non possiamo neppure negare che spendiamo soldi in ripetizioni per le materie in cui i nostri figli sono carenti e non, ad esempio, per potenziare gli ambiti in cui sono bravi, nei quali possono esprimere al massimo i loro talenti.

È vero che bisogna sapere di tutto un po’, avere delle basi che ci permettano di comunicare con gli altri e di vivere nella società, ma se potessimo fare approfondire le materie che rappresentano le loro passioni, vedremmo più bambini felici nelle scuole.

È uno spreco di tempo e di risorse insistere dalle Elementari alle Superiori nel potenziare i temi  che non risuonano con la natura degli alunni, per portare allo stesso livello tutte le loro conoscenze e per omologarli ai coetanei.

Faremmo invece un’ottima cosa per le future generazioni e per la società tutta se spendessimo più tempo a VALORIZZARE le CAPACITÀ e i TALENTI SPECIFICI di ciascuno.

Questo richiede organizzazione, tempo e fatica? Bene, diamoci da fare! Cosa stiamo aspettando?

Se invece l’obiezione è la paura che le cose ci scappino di mano, di perdere il controllo sul bambino o sul ragazzo perché noi adulti sappiamo cosa è bene per lui, faremmo meglio a osservare la nostra mancanza di fiducia e risolverla, impegnando le nostre risorse per far sbocciare e splendere i meravigliosi e unici talenti che ciascuno di loro possiede.


4° Falso Mito Sull’Apprendimento

I programmi attuali garantiscono un’istruzione adeguata.

La natura del bambino

Una cosa che ci ha sempre fatto riflettere e, che ancora oggi non capiamo, è la seguente: perché studiamo gli Egizi e i Romani iniziando sempre dallo stesso punto (anche se con gli anni aumentano la complessità e la quantità delle informazioni), alle Elementari, alle Medie e poi alle Superiori?

Che pizza! Risposta: è giusto cari Roberta e Antonio, perché possiamo dimostrarvi che dopo un tot di anni i ragazzi non si ricordano nulla.

Meglio non ribattere a questa affermazione, perché se è vero che non ricordano la responsabilità è solo nostra, che non abbiamo saputo appassionarli nel fissare il ricordo vivido nella loro memoria.

Se un bambino o un ragazzo non ricorda ciò che ha ascoltato in classe la responsabilità è solo nostra, che non abbiamo saputo APPASSIONARLI e fissare il RICORDO VIVIDO nella loro memoria.

Nessuno di noi è uno smemorato, ne è dimostrazione il fatto che ci basta guardare anche una sola volta un film ben fatto, che ci appassiona, per ricordarne per tutta la vita i tratti salienti, le battute principali e la sequenza delle scene.

Se solo lo permettessimo, i nostri ragazzi farebbero la stessa cosa con la Storia, la Geografia, le Scienze, la Letteratura ecc.

È vero che hanno bisogno delle basi, che il tempo è poco e che sono in tanti ma, anche in questo caso, è un problema di organizzazione e di gestione delle risorse, non certo di capacità dei nostri adulti del futuro.

Tutto questo si può ottimizzare per lasciare spazio ad altro e, nel nostro sistema scolastico, c’è troppa POCA PRATICA rispetto alla mole di nozioni teoriche insegnate.

E ancora:

Perché per esempio nelle Medie o nelle Scuole superiori non si abbonda con lezioni sulla MATURITÀ PERSONALE, su come avviare un’IMPRESA, sulla COMUNICAZIONE, su come SUPERARE I PROPRI TIMORI, sulla gestione della propria AUTONOMIA AFFETTIVA, sui RAPPORTI CON GLI  ALTRI, sull’ APPRENDIMENTO veloce, sulle tecniche di visualizzazione, sul come sviluppare un PIANO STRATEGICO per realizzare un proprio sogno ecc.?

Perché alle Scuole elementari i bambini non passano la maggior parte del loro tempo a imparare giocando? (scoprirai più avanti che in questa fascia di età apprendono fisiologicamente e spontaneamente in questo modo).

A giocare a fare i grandi imparando la teoria da situazioni che simulano la vita di tutti i giorni? (se ti sembrano cose strane devi sapere che in diverse realtà questa modalità di insegnamento è la normalità mentre noi spendiamo ore ed ore per le spiegazioni razionali che da 0 a 7 anni sono incomprensibili e noiose).


Come apprendono i bambini da 0 a 21 anni

Ti lasciamo qualche spunto di seguito,  se hai necessità di approfondire l’argomento abbiamo dedicato un capitolo intero sull’apprendimento e sulle soluzioni pratiche per ogni fascia di età nel best seller “Le 7 Idiozie sulla Crescita dei Bambini“.

Tutti attraversiamo differenti fasi di crescita. In ogni fase sviluppiamo determinate competenze necessarie per diventare individui maturi, autonomi e in grado di realizzare le nostre passioni, manifestando così noi stessi e dando anche un contributo agli altri.

Se non ne hai mai sentito parlare delle tre fasi della crescita, ti suggeriamo di approfondirle il prima possibile, perché non conoscere i cicli settennali significa non sapere quali siano i bisogni affettivi ed emotivi di tuo figlio dai 0 a 21 anni.

Infatti, anche per quanto riguarda l’apprendimento, ogni fase ha le sue caratteristiche e, se le conosciamo e le applichiamo, possiamo superare numerose difficoltà che i bambini e i ragazzi incontrano sul loro cammino.

Le fasce di età che vedremo tra poco sono schematiche per necessità di stesura. In verità, le varie fasi dei 3 cicli settennali si susseguono in modo armonico  maturando  nel  tempo,  giorno dopo giorno, senza stacchi netti o cambiamenti repentini.

Le modalità elettive con cui apprendono i bambini da 0 a 7 anni

  • Sperimentazione

  • Assorbendo in modo incondizionato dall’ambiente

  • Sfruttando la fantasia

  • Sperimentando nella pratica le loro intuizioni

Qualche spunto per la pratica da 0 a 7 anni

In questi anni il bambino deve giocare, giocare e giocare ancora. Deve poter vivere nel suo mondo di fantasia dove tutto è possibile, perché questo è il modo naturale in cui sviluppare e strutturare un proprio bagaglio di supporto, l’ottimismo e la sfera delle possibilità.

Se viene castrato o trattato come un adulto, oppure ridicolizzato, questo bagaglio si alleggerisce a danno degli anni successivi. In più, giocare rappresenta per i bambini l’unico strumento valido per conoscere, persperimentare e per “fare le prove”, per immedesimarsi e sperimentare la vita di adulto.


Le modalità elettive con cui apprendono i bambini da 7 a 14 anni

  • Attraverso le parole delle persone di cui si fidano e di cui hanno stima

  • Iniziando a sviluppare la loro facoltà razionale e logica

  • Riuscendo a comprendere una regola esposta a parole

Qualche spunto per la pratica da 7 a 14 anni

Permettiamogli loro di imitare le lettere con il corpo e di viverne prima i suoni con filastrocche e canzoni e, solo successivamente, diamogli la possibilità di riprodurre il carattere stilizzato sulla carta con la penna, proprio come nell’esempio precedente della M, della F e della S.

Per la Matematica portiamo torte in classe da dividere, oggetti, semi e legumi da suddividere; giochiamo al mercato; cuciniamo utilizzando le dosi degli ingredienti; usciamo a misurare tutto il misurabile (scalini, strade con i passi, altezze ecc.).

Per lo studio della Storia facciamo teatrini e scenette con costumi e atti di vita quotidiana. Per esempio, per tutta una settimana o tutto un mese siamo Romani, Egizi, Greci.


Le modalità elettive con cui apprendono i ragazzi da 14 a 21 anni

  • Sviluppando un proprio senso critico

  • Mettendo insieme e potenziando tutte le competenze dei tre cicli

Qualche spunto per la pratica da 14 a 21 anni

In questa fase, aumentando naturalmente le capacità dell’individuo, anche la posta in gioco si alza. Quindi può capitare che un certo numero di formule chimiche si debba per forza ripeterle per ricordarle, così come può succedere per alcuni articoli di Diritto privato.

Se al ragazzo è stata data la possibilità di maturare le proprie capacità di apprendimento secondo la sua natura seguendo ad esempio le indicazioni descritte, non farà fatica a integrare questa parte del suo sviluppo mentale e quindi gli sarà naturalmente più semplice “studiare e ripetere a memoria” qualora si dimostri necessario.

Comunque, anche per le formule chimiche e per gli articoli di Diritto c’è una via breve per semplificarci la vita e, anche questa volta, la troviamo se partiamo dall’esperienza pratica. Vediamo brevemente qualche soluzione.

Per le formule chimiche

Si ricordano meglio se, laddove possibile, abbiamo prodotto in prima persona quella sostanza in laboratorio, con tutte le precauzioni del caso, ma pur sempre dal vivo e avendo partecipato attivamente all’esperimento.

Altrimenti la formula che dobbiamo imparare resterà sempre anonima e, non trovando prima il suo spazio nel mondo delle sensazioni, non potrà trovare nemmeno quello nei cassetti della mente.

Per il Diritto (con il potere delle immagini e delle storie)

Che differenza potrebbe esserci se, anziché aprire il tomo alla pagina x, e iniziare a leggere e a ripetere, facessimo così? Il professore ci dice che siamo chiamati a risolvere un caso che da qualche tempo sta affrontando e dice alla classe:

“Ragazzi ho una difficoltà e cerco la soluzione. Mio nonno mi ha lasciato in eredità un terreno a cui era molto affezionato. Io non ci ho mai badato più di tanto, perché insegnando ho altro da fare.

Ieri ricevo una telefonata dal mio confinante il quale mi dice che il terreno non è mio ma suo. Secondo voi è possibile? (e aspettiamo le risposte dei ragazzi).

Lui sostiene che essendo stato incolto per molto tempo ed essendo che lui doveva per forza tagliare l’erba per poter arrivare al suo appezzamento, questo mio terreno è da considerarsi suo di diritto. Secondo voi è possibile? E se così fosse, allora, ragazzi, come è possibile definire il concetto di proprietà? Secondo voi com’è possibile tutelare proprietari e confinanti?”.

Il tutto guidandoli e avvicinandoli a quelli che sono i principi del Diritto e, solo alla fine aprire il libro di testo per confrontare gli articoli e impararli a memoria.

Per loro sarà molto più facile perché potranno naturalmente associare alla regola il film di immagini che si sono creati immedesimandosi nella storia del professore.

Inoltre, sarà anche più facile perché l’insegnante fin da subito nel suo linguaggio avrà utilizzato tutti quei termini che i ragazzi ritroveranno poi nel testo: per loro non saranno delle cose sconosciute da dover infilare in testa, ma concetti già ben chiari che necessitano soltanto di trovare il loro ordine e di essere fissati.


Approfondimenti sull'argomento: 

giovedì 24 marzo 2016

Qualcuno deve pur fermare la "mano sulla spalla" americana

Davanti le telecamere del mondo intero, Raul Castro imedisce ad Obama di mettergli la “zampa” sulla spalla. 
Il Presidente cubano Raul Castro impedisce il gesto dominatrice abituale dei presidenti americani.
Nella diplomazia mondiale, non c’è viaggio, ne parola, ne gesto innocuo. I lettori del nostro sito lo sanno bene, visto che spiego da diversi anni, come i presidenti americani usino una gestualità molto particolare, e attentamente premeditata, al fine di simboleggiare, davanti un pubblico planetario, la loro dominazione sulle nazioni asserivite.
Questo, in maniera da far accettare la loro egemonia mondiale in modo subliminale da milioni di telespettatori. George W. Bush prima, e Barack Obama dopo, sono diventati degli esperti nel posare la mano, se non addirittura tutto l’avanbraccio, sulla spalla di un capo di stato o di un capo governo straniero, vessallizzatodavanti le telecamete di tutto il monto.
Ho spiegato e illustrato questo gesto, che si chiama letteralmente “la zampa sulla spalla”, in una mia conferenza “L’inganno universale come modo di governo”. Registrata il 28 Aprile 2013 e pubblicata a questo indirizzo: http://www.upr.fr/conferences/la-tr…
Come mostrato in questa conferenza, e come numerosi esempi hanno poi confermato, Nicolas Sarkozy e dopo Francçois Hollande (ma anche Renzi e Berlusconi NDR), sono stati oggetto di questa gestualità umiliante da parte di George W. Bush e Barack Obama.
Tutti questi personaggi, non solamente hanno lasciato fare questo gesto atto ad ostentare un segno evidente di paternalità e di domniazione, ma lo hanno anche accompagnato da una posa evidente di sottomissione e da un sorriso da servo.
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Il presidente cubano Raul Castro ha mostrato di voler mantere il senso d’onore, di libertà  e di dignità per il proprio paese e che non era pronto a prendere la posa da fantoccio tanto compiaciuta dai nostri politici.
In una conferenza stampa poche ore fa a L’Avana – 21 marzo  – in occasione della prima visita di un presidente degli Stati Uniti dopo 88 anni, il presidente Barack Obama ha cercato di ripetere il suo gesto imperialista provando a “mettere la zampa” sul presidente cubano.
Solo che Raul Castro, vivo nello spirito e nel corpo, nonostante i suoi 84 anni, ha immediatamente capito la manovra . Davanti alle telecamere di tutto il mondo, sentendo che Obama gli avrebbe fatto il rapido gesto della mano sulla spalla, il vecchio leader Castro ha immediatamente impedito l’operazione, afferrando il polso di Obama e volgendo rapidamente lo sguardo verso l’alto. Si è quindi liberato dall’evidente stretta di Washington con una faccia chiusa e risolta indicando una forte insoddisfazione interiore.
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Ciò che è più sintomatico in questa storia è che i media occidentali, incvece di parlare di quello che risulta evidente analizzando in maniera attenta la sequenza delle immagini, hanno mascherato la notizia.
L’agenzia russa Sputnik, presenta ai propri lettori, in maniera chiara il senso dell’incidente, mentre altre agenzie come l’AFP (Agence France Presse), hanno osato affermare che Roul Castro ha dimenticato il protocollo cercando di alzare il braccio del suo omologo statunitense.
I media mainstream quindi mentono, cercando di far passare Castro per un fan di Obama. 
L’insieme della sequenza non dura che qualche secondo, ma è affascinante. Può essere visualizzata integralmente qui di seguito
Permette di vedere la “presa di Karate”, che stoppa il gesto di Obama e che lascia il Presidente degli Stati Uniti, smascherato, con la mano penzolante cerso il vuoto.
Raul Castro è riuscito rigirare a suo vantaggio questa manipolazione mediatica premeditata dalla Casa Bianca.
Così questa volta è Obama ad essere umiliato davanti le telecamere del mondo intero

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