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venerdì 27 novembre 2015

Alcuni principi che regolano l'autoguarigione

L’autoguarigione (Atma Cikitsa) è la capacità innata che hanno tutti gli esseri umani di star bene e di avere una vita felice e soddisfatta.
Nasciamo sani, contenti e in pace; è questa la nostra vera natura. Ciò che ci porta alla sofferenza e alle malattie sono, invece, le abitudini quotidiane sbagliate, il cibo che assumiamo e le emozioni che nutriamo ed esprimiamo.
L’autoguarigione è quindi un flusso naturale di riparazione continua e autonoma che avviene in se’, per se’, e da se’.

Che cos’è la cura?
Ci aspettiamo sempre che gli altri facciano qualcosa per il nostro benessere, ma nessuno può veramente attuare la guarigione al posto nostro.
Cerchiamo spesso la cura, intesa come intervento esterno, ma curare veramente il corpo significa dare la possibilità all’autoguarigione di fare il suo corso. Se, per esempio, ho un osso rotto, è bene che rimanga immobile per permettere la sua calcificazione naturale.
Come l’osso rotto si calcifica naturalmente, così tutti i sistemi, inclusa la mente, funzionano autonomamente, ma con la nostra energia negativa spesso blocchiamo o rallentiamo questo processo. La natura umana è composta di un lato gioioso, armonioso e divino, e un lato ombroso, negativo e distruttivo. La parte divina, o puro essere, va tirata fuori per facilitare il potere intrinseco di auto-guarigione.
Come funziona il processo di autoguarigione?
Secondo l’Ayurveda, è innanzitutto importante conoscere e comprendere i Dosha (Vata, Pitta e Kapa), ovvero le tre energie che agiscono a livello strutturale nell’organismo e permettono di definire la Prakruti o costituzione individuale. Per mantenere i Dosha in armonia, ognuno deve seguire un particolare stile di vita in base alla propria costituzione, tenendo anche conto delle stagioni e del posto in cui vive.
Un eventuale squilibrio dei Dosha si manifesta in un’alterazione fisica, fisiologica e mentale che coinvolge in primo luogo il metabolismo dei tessuti (Dhatu) e l’essenza di esso, detta Ojas.
Secondo l’Ayurveda, il corpo è composto di tre energie che dobbiamo comprendere per poterle gestire e rafforzare. Esse sono:
1. Chandra Mandala, o energia lunare che ha sede nella testa. E’ l’energia vitale che consumiamo nell’arco della vita (Prana).
2. Surya Mandala, o energia solare che ha sede nel cuore. E’ l’energia dinamica dell’amore e della compassione (Tejas).
3. Agni Mandala, o energia individuale che ha sede nella pelvi. E’ l’energia potenziale, la forza del nostro sistema immunitario e il fuoco che permette la digestione sotto forma di calore verso la cavità toracica (Ojas).
Ojas è quindi l’energia potenziale che attraverso la trasformazione (Tejas) crea il Prana, la forza della vita. Le sue funzioni sono generare energia vitale, dare energia ai diversi tessuti e organi, e mantenere un sistema immune forte.
La presenza di Ojas nell’organismo è vitale. Ad esempio, il Charaka Samhita afferma che, seppure i Dosha nel corpo fossero forti ed equilibrati, senza Ojas il corpo morirebbe. In genere, la carenza di Ojas si associa alla mancanza di vitalità fisica e mentale, a momenti di ansia, debolezza e tensione e a un fragile sistema immune, che sono le condizioni in cui si possono facilmente manifestare le malattie.
Gli Ojas hanno un ruolo importante nel mantenimento della salute. Per produrre e incrementare la loro presenza nel nostro organismo, bisogna seguire uno stile di vita sattvico a livello comportamentale, alimentare e spirituale, avere cioè la mente chiara e serena, l’anima in pace e piena d’amore, e assumere alimenti puri e naturali che donino equilibrio e armonia.
In Ayurveda l’autoguarigione avviene a livello energetico e corrisponde alla capacità di produrre e immagazzinare il massimo di Ojas.
Agni Mandala accumula Ojas nel primo Chakra (Chakra Muladhara). Sta a noi utilizzare questa intelligenza per guarire l’intero organismo e gestire questa energia, che consumiamo sotto forma di Prana, distribuendola nell’arco di cinquanta, cento, o trecento anni.
Ci vuole impegno per aumentare la nostra energia potenziale (Ojas); se cerchiamo la comodità, cadiamo nei vizi, e l’Ojas cala. Bisogna sempre affrontare le situazioni, qualunque esse siano, con motivazione, coraggio e forza per aumentare questo potere.

Gli strumenti dell’auto-guarigione
La chiarezza, l’amore e il distacco
La chiarezza viene dalla comprensione profonda di se stessi e dalla semplicità.
La chiarezza non va confusa con la conoscenza. Spesso quando non conosciamo, è più facile avere chiarezza. Più conosciamo e più complichiamo la mente. L’umiltà porta alla chiarezza e non consuma energia. Chi è superbo, invece, vede ogni cosa con dubbio e consuma tanta energia.
Se abbiamo chiarezza, sentiamo leggerezza e il nostro cuore è contento. Aumentiamo la fiducia in noi stessi, negli altri e nel mondo. La fiducia da’ stabilità, e la stabilità aumenta l’Ojas. Un intelletto privo di ego, con anima pura e leggera, pensa bene degli altri, non arreca loro danni e applica la pazienza. Non vede il male intorno a se’ perché la sua visione è ampia, lucida e positiva – riesce a vedere oltre, e l’amore cresce.
Amore, gioia e contentezza sono i nostri tre stati naturali.
La pesantezza dell’anima viene dal karma (accumulo degli effetti di azioni passate), ma si può sciogliere attraverso l’amore e la chiarezza.
Il cuore è come una finestra: se lo apri, l’amore entra. Se lo chiudi, non entra, ma la luce sempre c’è.
Se pratichiamo la pazienza e il pensiero positivo per almeno tre mesi, sentendoci sempre soddisfatti, aumenteremo il nostro Ojas e vivremo di più.
Un altro strumento, sempre accessibile e obliquamente applicabile, è il distacco. Il distacco è uno stato spirituale elevato in cui facciamo tutto, ma in realtà non facciamo nulla. E’ l’inazione nell’azione. Rimaniamo testimoni e gestori, ma non tratteniamo – lasciamo che tutto venga e tutto vada.
Lo yoga e il pranayama
Attraverso la pratica del pranayama, assorbiamo ossigeno che contiene prana, e il prana, a sua volta, contiene nel suo nucleo la memoria di Dio. Attraverso la nutrizione e il pranayama carichiamo questa memoria.
Il prana puro, di qualità Sattva Guna (qualità leggera), da’ un buon Tejas e un Ojas forte.
Kayakalpa, il corpo eterno
L’autoguarigione è anche una forma di prevenzione.
Kayakalpa in Ayurveda significa “corpo vaccinato”, ossia corpo che può vivere in eterno senza l’uso dei medicinali e immune dai virus. Kaya significa corpo e Kalpa eterno. Attraverso un’alimentazione sattvica, le cellule si purificano e il corpo diventa come un minerale – il decadimento si blocca.
Rasayana, rallentare l’invecchiamento
Il processo di ringiovanimento richiede impegno, sforzo e dedizione.
Dobbiamo prima eliminare le scorie nel corpo. Se ci limitiamo a prendere preparati per ringiovanire non facciamo altro che aumentare il livello di tossine.
Prima serve quindi una disintossicazione totale attraverso il Panchakarma, tecnica di purificazione a livello fisico, fisiologico, energetico ed emozionale.
Acharya Rasayana, il ringiovanimento comportamentale
Il ringiovanimento è anche comportamentale: se hai cinquant’anni e ti comporti come un ventenne, dopo un mese dimostrerai ottant’anni. Questo non è ringiovanimento.
Ringiovanire significa rallentare l’invecchiamento rispettando i cicli di vita.
Acharya Rasayana è il comportamento da seguire durante l’arco della giornata – sapere cosa fare (Nyama), cosa non fare (Yama), e come gestire efficientemente il proprio tempo.

Gestire l’arco della giornata
  • La mattina va dedicata alla purificazione. 
    Dalle quattro alle sei è quando il sole comunica con l’anima. Cerchiamo di alzarci prima dell’aurora, o almeno entro le sei per dedicare tempo a noi stessi. Dopo le urgenze naturali e la pulizia di denti e lingua, eseguiamo l’auto-massaggio con gli olii (Abyangham), dalla testa, ai cinque sensi, a tutto il corpo. In questo modo saremo pronti per affrontare la giornata; altrimenti rimarremo confusi, stressati e pesanti per tutto il giorno. 
  • Mezzogiorno è dedicato alla nutrizione, quando il sole è alto, il nostro Agni (fuoco gastrico) è forte e la digestione veloce.
    Impariamo a mangiare poco e bilanciato. Digiuniamo almeno una volta a settimana, di sabato possibilmente, per pacificare saturno e quando tutti, solitamente, vanno a cena fuori. Il digiuno rafforza il sistema immunitario. Il corpo si difende senza cibo, e l’Ojas aumenta. 
  • La sera è più adatta per apprezzare il mondo, per “divertirsi”, e la notte per dormire.
    Instauriamo un buon rapporto con il rilassamento, non solo con un buon sonno, ma anche apprezzando la natura, praticando yoga, meditando, ascoltando musica. I tipi Vata (costituzione associata all’aria) dovrebbero dormire cinque o sei ore; i tipi Pitta (costituzione associata al fuoco) sei o sette ore; i tipi Kapa (costituzione associata alla terra) sette o otto ore.
Gestire il rapporto con le attività e con gli altri
Bisogna anche imparare a gestire il rapporto con gli altri e con le varie attività, per esempio con il lavoro.
La vita è azione, e il lavoro fa parte della vita.
Quindi, non dobbiamo dividere le due sfere.
Cerchiamo la soddisfazione nel fare e non nel risultato, che, anche quando positivo, ci darà sempre una soddisfazione temporanea. Agiamo sempre con contemplazione, impegno e soddisfazione senza aspettarci niente in cambio. Viviamo ogni azione come Karma Yoga (yoga dell’azione disinteressata) seguendo il nostro Dharma (il nostro dovere).
Molte persone invece di sentire o ascoltare passano il tempo a difendere se stesse e perdono così l’opportunità di ascoltare l’altro. Discutere è una perdita di tempo. Nelle conversazioni, a turno, uno dovrebbe parlare e l’altro ascoltare in silenzio, senza ribattere.
Gestire il tempo settimanalmente
Gestiamo bene anche il tempo settimanalmente.
Il weekend è un momento per se stessi, per crescere spiritualmente, e non per stressarsi andando in montagna, al lago, o al mare. Rimaniamo a casa ad accumulare energia, o andiamo in pellegrinaggio (Yatra).
E’ importante dedicare tempo alla lettura dei testi spirituali almeno una volta a settimana.
Se leggiamo invece i testi scientifici, consumiamo tanta energia.
Trovare la dimostrazione scientifica in tutto è un’abitudine dell’occidente. Non serve che un bambino chieda alla madre: “Dimostrami scientificamente che sei mia madre”. C’è fiducia nel bambino. Allo stesso modo dobbiamo aver fiducia della parola dei nostri saggi antenati. La fiducia è un grande potere. La nostra mente vuole seguire la scienza, il nostro cuore i saggi.
Rispettare il ciclo di vita
Importante avere rispetto del ciclo di vita.
  • fino ai venti anni c’è la conoscenza di tutto
  • dai venti ai quaranta si mette in pratica la conoscenza acquisita e si sperimenta
  • dai quaranta ai sessanta si ha la maturità, la chiarezza e la luce
  • dai sessanta agli ottanta la flessibilità, l’adattamento, la positività
  • e dagli ottanta in poi c’è il distacco: si medita e si contempla Dio.
Quando andiamo contro questo flusso di natura, l’autoguarigione diminuisce.
Attraverso queste pratiche risvegliamo la nostra energia potenziale e bruciamo il karma più velocemente. Misticamente risvegliamo la kundalini. Usiamo l’energia per annullare noi stessi. Nello stato di profonda meditazione, infatti, pensieri, sentimenti ed emozioni si annullano. Non c’è più karma, non c’è più vita.


Vittime di una strategica manipolazione

Solange Manfredi, giurista, scrittrice, autrice di PSYOPS ed altri saggi storici e politici, parla delle tecniche utilizzati dai poteri oscuri per manipolare le masse.
Solange utili idioti5



"Ora sappiano di chi è la colpa se non riusciamo ad arrivare a fine mese. Sappiamo esattamente chi ci ha fregato, quando, quanto. Cosa facevano da giovani, come hanno avuto gli incarichi, se li meritavano, se sono stati raccomandati, quanto guadagnano, quanti immobili hanno, quanto dichiarano, se i figli sono a lavoro fisso o precario. Meno male che oggi l'informazione c'è. E che rabbia ci fa vedere ogni giorno che i soliti noti vivono alle nostre spalle, vanno in pensione dopo pochissimo con pensioni che noi non ci possiamo neanche sognare. Sono loro che hanno distrutto il paese per poi svenderlo alle lobby internazionali. Abbiamo nome e cognome di questi criminali. Ogni mattina ci sono un sacco di nuove informazioni su questi personaggi. Basta cercare. E che rabbia ci fanno. 
Hanno ragione quelli che dicono che non c'è più tempo. Che si deve reagire. Ora. Subito, e forse è già troppo tardi.
Perché si deve pur garantire un futuro ai nostri figli.
Ci hanno tolto tutto.
Tanti italiani hanno dato il sangue per questa terra ed ora ce la facciamo rubare da questi bellimbusti, con l'aria pulita che non si sono mai sporcati le mani in fabbrica, che non si sono mai dovuti chinare a coltivare la terra, nei loro doppiopetti, con l'aria saccente e supponente?

Ma non hanno capito niente. 

Perché non sanno di cosa sia capace un uomo quando è disperato. Quando gli si togliere la possibilità di dar da mangiare ai figli. Perché un uomo è tale solo se è disposto anche a sacrificare la vita per difendere il suo onore e quello della sua famiglia

Per difendere i più deboli, coloro che non possono farlo. Non ci faranno diventare schiavi. La gente fortunatamente si sta svegliando. Credono di fregarci con i loro giochetti e con il sorriso sulle labbra, credono che non ci accorgiamo di quello che fanno. Ma sbagliano. La pacchia è finita. Bisogna processarli tutti, metterli in galera, togliergli tutto quello che hanno. Ci hanno affamato, ha ragione chi dice che si deve fare una nuova Norimberga. Il popolo ora sa. Il popolo ora vuole. Non è più disposto a subire. Le forze sane di questa nazione si stanno finalmente organizzando, siamo in tanti e saremo sempre di più. Cacceremo chi ci ha rubato il futuro nostro e dei nostri figli". Questo è, a grandi linee, il sunto di quello che si sente dire in giro e che si legge spesso in internet. Ed è un perfetto esempio di successo di manipolazione della massa.
La storia italiana (a partire dal 1930 ad oggi) è un susseguirsi di tali manipolazioni in cui la massa viene trasformata in uomo-arma per un preciso obiettivo, che ovviamente non è mai a vantaggio di chi si è fatto trascinare nella lotta, ma solo di chi ha tirato i fili. Le tecniche di guerra psicologica per raggiungere un risultato sono sempre le stesse e la massa ogni volta ci cade. Anche oggi. Ed allora vediamo quali sono queste tecniche.




Come riportano i manuali di guerra psicologica militari, quando si vuole raggiungere un obiettivo che in situazioni normali la popolazione non accetterebbe, si deve creare una crisi ed agire con armi psicologiche sulla massa, come ci ricorda anche il nostro ex-premier Monti: "non dobbiamo sorprenderci che anche l'Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell'Europa sono per definizione cessione delle parti delle sovranità nazionali ad un livello comunitario. E' chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini ad una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c'è in atto una crisi visibile in atto conclamata"
Secondo i manuali militari di guerra psicologica per causare la crisi si deve innanzitutto esasperare o creare dei bisogni (di lavoro, di casa, ecc...) che provochino insicurezza, rabbia e paura nella popolazione.
All'operatore di guerra psicologica i manuali indicano, a titolo esemplificativo, alcune condizioni da creare per raggiungere il risultato su citato: creare scarsezza di viveri, abitazioni, vestiario e di altre necessità; sviluppare al massimo la corruzione e la concussione tra i capi e la popolazione; stimolare il dissenso tra le élite politiche e militari; appoggiare forme di sanzione economiche ingiuste; creare inflazione e tassazione esorbitante e non equa; fomentare l'intolleranza razziale e religiosa; creare disunità politica e mancanza di fiducia nei capi; incoraggiare la discordia tra elementi sociali, politici ed economici che hanno risentimento tra di loro e contro il governo; creare mancanza di risorse che possano sostenere l'economia; fomentare rivolte e sovversioni; compiere azioni di sabotaggio, terrorismo e violazione di diritti umani. Create queste condizioni l'operatore di guerra psicologica deve poi impedire, per un certo tempo, che la popolazione possa soddisfare i propri bisogni creando così frustrazione.


La rabbia, insicurezza, frustrazione e paura per il futuro così creata nella popolazione deve, quindi, essere indirizzata, controllata e gestita per raggiungere l'obiettivo prefissato. Per poter far ciò l'operatore deve, innanzitutto, indicare un nemico (che può essere, di volta in volta, un popolo, una categoria sociale, una razza, una etnia, una religione, ecc...), a cui attribuire la colpa della crisi in corso e su cui catalizzare tutta l'attenzione, energia e sentimenti della massa. Questo al fine di raggiungere due risultati:
1. impedire che la massa possa concentrarsi sull'obiettivo che vuole essere raggiunto e contrastarlo;
2. sfruttare quella rabbia e frustrazione per creare risentimento nella società e, quando necessario, scatenare scontri violenti per terrorizzare la popolazione e farle chiedere e desiderare la soluzione proposta, che altro non è che l'obiettivo che l'operatore di guerra psicologica deve raggiungere. Per indicare un nemico e scatenare risentimento nei suoi confronti l'operatore di guerra psicologica utilizza, innanzitutto, la propaganda.
Ad esempio per scatenare il risentimento tra le varie classi sociali è sufficiente che la propaganda si concentri sui dislivelli economici esistenti, sulle disparità fiscali ed informando su eventuali evasioni. Per alimentare il contrasto tra la classe politica ed elettorato la propaganda si deve concentrare sul costo dei parlamentari, la corruzione dei partiti ed insinuare che a causa di tutto ciò non sia stato possibile attuare riforme socialmente desiderabili, ecc...
L'importante è che la gente sia concentrata su un nemico, e non sull'obiettivo che l'operatore vuole raggiungere.


Già nel 1965 l'agente dei servizi segreti Guido Giannettini, protagonista della strategia della tensione, spiegava le tecniche psicologiche da utilizzare per raggiungere questo risultato. Ripercorriamone i punti fondamentali:
1. Preparazione: ...Anzitutto... si sceglie il gruppo (o i gruppi) da attaccare. Può essere, in linea di larga massima: politico, culturale, religioso, etnico,di classe. Possono essere presi in esame anche gruppi di tipo diverso come ad esempio: gruppi di lavoro (burocrazia, scienziati nucleari, militari, magistrati, etc.), gruppi di generazione (giovani)...
2. Propaganda: non deve basarsi sul ragionamento, ma colpire attraverso elementi irrazionali, inconsci. Da qui la necessità di preferire al ragionamento, lo slogan, il simbolo, qualcosa che evochi concetti ed esigenze elementari strettamente connesse alla natura dell'uomo o del gruppo interessato.... sostengono i maggiori teorici di propaganda e di psicologia sociale, non basta affatto presentare tesi positive, ma è necessario dare in pasto alle masse dei feticci da abbattere. L'avversario va identificato e segnato a dito; se poi non ha un volto ben preciso, tale volto gli va senz'altro attribuito, che sia naturalmente brutto, stupido, ridicolo, mostruoso. La gente deve imparare ad odiarlo. Deve essere tale che non può non odiarlo...

3.  Infiltrazione: "... costituzione di un partito o sua trasformazione, creazione di organismi «camuffati» di fiancheggiamento del suddetto,... organizzazioni parallele di tipo diverso. Tali organizzazioni devono essere in grado di affrontare con probabilità di successo singole battaglie su temi apparentemente apolitici, combattute caso per caso, quasi a compartimenti stagni (il coordinamento, indispensabile, va tenuto al vertice e dietro le quinte)...per la creazione di efficaci organizzazioni parallele interessa una cosa sola: radunare degli «utili idioti » che si agitino, creando situazioni e stati d'animo senz'altro artificiosi... che poi, persistendo e divenendo abitudinari, cessano di essere artificiosi e vengono accettati come una seconda natura, appunto per quel processo dei riflessi condizionati reso celebre da Pavlov. Non importa neppure che gli « utili idioti» credano nelle idee a cui giovano....Possono svolgere la loro funzione per fede, oppure per una qualche convenienza, specificatamente per danaro, o per idiozia pura e semplice. In quest'ultimo caso rientrano anche coloro che sono «utili idioti» senza saperlo, divenuti cioè uomini arma inconsci... a chi muove i fili .. basta che costoro si agitino secondo il piano generale (che nella massima parte dei casi non conoscono) e che si battano per affermare determinati miti, con l'ausilio di pochi slogan efficaci Tutte le altre elucubrazioni più o meno intellettualistiche non hanno importanza, perché la massa le dimentica ancora prima di averle apprese, come tutte le cose troppo logiche o troppo difficili. E, lo si tenga ben presente, la propaganda va rivolta soprattutto alle masse perché esse hanno ormai assunto nella società di oggi una importanza che sarebbe errato trascurare.



Finita la fase della preparazione, indicato alla massa il nemico e trovato persecutori ingenui che aiutino nella diffusione della rabbia e della frustrazione l'operatore di guerra psicologica che vuole per indurre la massa all'azione, fa leva su una delle più forti motivazioni alla violenza: l'ipocrisia del nemico: "...ciò che più di tutto provoca la violenza è l'ipocrisia. Ci indigniamo e vogliamo prendere provvedimenti. Vogliamo raddrizzare le cose, contrastare le ingiustizie palesi e la servile falsificazione della verità. 
L'operatore di guerra psicologica inizia quindi a far filtrare notizie (magari vere) che suscitino sospetto sulle reali intenzioni del nemico indicato (il tal politico, il governo, un gruppo di potere, ecc..) insinuando che i progetti palesati non siano altro che "specchietti per le allodole" per coprire altri obiettivi segreti ed orribili. Fatto ciò invita la massa a reagire con violenza evidenziando come questa sia l'unica via che permetta di "Strappare la maschera dal volto del nemico, smascherare il nemico e le subdole macchinazioni e manipolazioni che gli consentono di dominare senza ricorrere a mezzi violenti, cioè provocare l'azione anche a rischio di essere annientati, affinché la verità possa emergere: queste sono tutt'ora tra le più forti motivazioni della violenza che vediamo nelle università e nelle strade". 

Per alimentare ancora più velocemente la violenza l'operatore fa leva sia sull'urgenza dell'azione, sia facendo credere alla massa che sono nella lotta per difendere un qualche diritto "la vita è degna di essere vissuta". Infine per far presa sui più giovani l'operatore farà ricorso alla propaganda del mito e della memoria con celebrazioni e commemorazioni, liturgie fortemente suggestive che esercitano sempre un fascino ipnotico sui ragazzi in cerca di identità.

Fatto tutto ciò ed esasperato il clima, l'operatore agisce sulla massa con la c.d. "domanda pilota", domanda che sottintende una sola possibile risposta (ad esempio: che cosa ci rimane da fare dal momento che la classe politica ....?) A questo punto la massa è pronta. La violenza può essere innescata con facilità in qualunque momento e la popolazione atterrita dagli scontri sarà portata ad accettare qualsiasi cosa le si proponga per tornare alla tranquillità, permettendo così all'operatore di raggiungere l'obiettivo che si è prefissato.


Negli ultimi duecento anni il popolo ha lottato innumerevoli volte per rivendicare più giustizia ed eguaglianza tra le classi sociali e chiedendo che la ricchezza fosse distribuita in maniera più equa. I morti sono stati milioni. Oggi possiamo fare un bilancio. All'inizio del 1900 l'Occidente ricco aveva in media un reddito pro capite 3-4 volte superiore a quello dei paesi extraeuropei. Oggi la differenza è nell'ordine di centinaia. La ricchezza si va concentrando nella mani di pochi con una velocità che non ha eguali nella storia. La conclusione è, quindi, che l'unica rivoluzione che nelle ultime generazioni sia avvenuta e rimasta è stata la rivoluzione mondiale dei ricchi. Ma chi ha versato il sangue è stata la popolazione che, trasformata in uomo-arma, in esercito inconsapevole, ha ceduto alla violenza e si è scagliata contro un nemico costruito ad hoc. Oggi è importante non ripetere lo stesso errore. Le persone, o gruppi, o popoli che di volta in volta vengono indicate come nemici di cui sbarazzarsi per risolvere il problema non sono altro che falsi bersagli. 
Indicare un nemico ha la funzione di distrarre la popolazione perché non si concentri sul problema e possa vedere la soluzione. Chi manovra i fili della guerra psicologica e fomenta la violenza lo fa per ottenerne un vantaggio a scapito della popolazione ed utilizzando come esercito la popolazione stessa. Smettiamola di venire manovrati come marionette.



mercoledì 25 novembre 2015

La pericolosa cultura dello sballo

In qualsiasi sistema sociale, senso di vitalità e felicità sono proporzionali alla conservazione della  propria coscienza individuale (opposta alla massa) e dipendono dalla capacità di rigettare le “illusioni”  che derivano dai tentativi di  manipolazione mentale.
Soggetti a queste illusioni sono maggiormente le persone che non hanno ancora raggiunto uno stadio sufficiente di maturità: gli adolescenti ed i giovanissimi. Questo spiega la vulnerabilità delle nuove generazioni ai falsi miti del consumo, del divertimento, del godimento ad ogni costo e della droga.
Non ci si può quindi meravigliare delle improvvise morti per collasso, all’uscita di una discoteca, di ragazzi in preda a deliri di “sesso, alcool, droga e rock and roll”, visto che quello è uno dei miti imposti dalla manipolazione delle menti.
foto da: ecodibergamo.it

Gli “esperti” che intervengono in stucchevoli trasmissioni televisive, discutono quasi sempre degli effetti, mai però delle cause e si propongono rimedi che vanno dalla chiusura delle discoteche (veri templi del divertimento moderno) da parte delle autorità o dell’adozione di provvedimenti di controllo che vanno dal poliziotto in discoteca o dai cani anti droga posti all’ingresso.
Le vere cause del fenomeno della pseudo cultura dello “sballo” insinuatasi nella mente di molti giovani,  bisogna ricercarla nei fattori che hanno determinato il nefasto condizionamento mentale  di questi e ci sembra  facile rilevare che, quanto più le persone si trovano immerse in quella che si chiama “coscienza collettiva” (della massa), tanto più risultano influenzabili e manipolate e dipendono da una fonte autoritaria esterna (la società, il club o la setta/gruppo di appartenenza, lo Stato, le istituzioni). Ogni messaggio proveniente da questa nebulosa chiamata società è calcolato in modo da spingere le persone verso una sorta di  gregge privo di volontà e indipendenza, capaci solo di rispondere automaticamente ai messaggi scoperti o velati che provengono da una “autorità” esterna.
mind control - orwell
Allargando la visione di questo fenomeno, nei tempi attuali ci si chiede spesso come, il condizionamento mentale delle masse, sia funzionale  sempre più a forme di sistemi autoritari, nonostante la parvenza “democratica”. Questa si può individuare come una  delle principali finalità del sistema, il controllo politico assieme al controllo sociale.
La spiegazione del  fenomeno, semplice ma difficile da individuare, è che la grande maggioranza delle persone sono inconsapevolmente manipolate. Si vive in un sistema in cui i nostri processi mentali sono imposti fin dal primo apprendimento nelle scuole primarie. Quando gli individui diventano adulti, arrivando ad uno stadio di maturità apparente, in realtà raggiungono uno stadio tale dell’esistenza e dell’evoluzione mentale per cui rimangono prigionieri di un sottile e invisibile sistema fatto di verità percepibili, mitologie imposte ed il loro contrario, il tutto sotto l’influenza dei media, della scuola, delle forme di comunicazione ricevute.

Gli individui più giovani, con un normale quoziente di intelligenza ma ancora con con scarsa cultura, poco senso critico, possono diventare prigionieri della loro stessa mente. Essi immaginano la felicità come un qualcosa che si trova all’interno dei confini di parametri mentali che sono stati loro imposti. In realtà vivono la loro esistenza fisica senza mai avvicinarsi alla libertà di decidere (il libero arbitrio). Ogni scelta diventa impossibile quando tutte le opzioni sono imposte dal sistema, e sono queste opzioni a guidare verso la sottomissione ai messaggi che provengono dall’esterno. Non sempre si tratta di messaggi scoperti, a volte sono messaggi anche subliminali che possono essere contenuti nella pubblicità ed anche nella musica.
Questo stato di sottomissione è volutamente perseguito dall’attuale sistema sociale ed economico, di matrice neoliberista, che vede in esso, attraverso il controllo dei media, dell’istruzione, delle parole d’ordine e delle mode, nonchè delle organizzazioni no profit, delle materie di apprendimento, dei “pensatoi” istituzionali (fondazioni e think tank) il modo di controllare e manipolare le masse, in particolare quelle giovanili che sono in genere le più suggestionabili nella fase di formazione e di cui si cerca di captare l’orientamento che va poi a determinare il consenso o meglio ancora la soggezione a determinate regole sociali che sono in realtà imposte inconsapevolmente al cittadino consumatore, lavoratore e contribuente.
Questo sistema sa di poggiare su basi fragili in quanto persegue lo sfruttamento, la precarietà di lavoro, la soppressione dei diritti sociali preesistenti e l’inasprimento delle disuguaglianze sociali. Importante quindi evitare che si formi una coscienza civile, tanto meno una coscienza nazionale e forme organizzate che potrebbero portare al prodursi di possibili aspetti di rivolta sociale o di contestazione ed è per questo fondamentale iniettare nelle nuove generazioni una forma di obnubilazione delle coscienze che viene data dalla ricerca del divertimento, del consumo e degli status symbol.
Non esageriamo pertanto nell’affermare che i giovani sono oggetto di una sperimentazione di massa di nuove forme di controllo mentale ma non ne sono consapevoli.
Le morti improvvise per collasso che avvengono all’uscita di una discoteca sono uno degli effetti di questa sperimentazione fatta sulla pelle dei più giovani.

Pochissime persone comprendono di vivere nell’inganno e nell’illusione e di essere vittime del potere suggestivo di parole ed espressioni ripetute. Questo avviene solitamente in quelle che hanno accresciuto il proprio senso critico e migliorato la propria cultura tanto da saper percepire l’inganno dei messaggi che ricevono dal sistema mediatico. La maggioranza delle persone subiscono il condizionamento imposto della propria vita e di quello che possiedono semplicemente perché “non sanno di non sapere”. Il sistema di condizionamento mentale rende le masse schiave più di quanto non farebbe un esercito invasore.
Contro quei pochi che sfuggono a questo sistema di condizionamento occulto e che riescono a percepire la verità, qualora diventino eccessivamente critici, quindi molesti o pericolosi per il sistema, vengono studiate altre forme per renderli marginali, come il discredito sociale, la ridicolizzazione delle loro tesi o, peggio, l’incriminazione. Il “pensiero unico non ammette il dissenso sulle questioni essenziali.
La creazione di una ragione convenzionale e/o di una coscienza collettiva è l’arma segreta della élite di potere. Più la mente di qualcuno è immersa nella massa, ovviamente, e più perde individualità e indipendenza di pensiero. Questo genera un fenomeno negativo e crea effetti nefasti nelle menti di molti giovani.
Più si dipende dalla massa e meno si sviluppa un senso critico individuale, una libera coscienza.
In poche parole, la sindrome della massa è un antidoto alla realtà.  Si può affermare che che il fenomeno psicologico chiamato coscienza collettiva sia una strategia creata per il controllo della popolazione. Di sicuro appare un sistema protettivo inespugnabile agli occhi delle élite, che sotto ogni aspetto sono il nemico naturale delle persone.

Se vogliamo domandarci cosa sia essenzialmente la coscienza collettiva, riprendendo la definizione del Durkheim, “la coscienza collettiva si differenzia dalla coscienza individuale ed è l’insieme di rappresentazioni, norme e valori, condiviso dai membri di una società, e come tale costituente la dimensione societaria di questo insieme di persone”.
Quando i nostri pensieri dominanti si accentrano sul gruppo piuttosto che sull’io o sull’individualità, allora siamo psicologicamente integrati nella “coscienza collettiva”. Di conseguenza dipendiamo necessariamente dal sistema.Si tratta di una strategia sottile e sofisticata volta al controllo della persona, che permette ad un’autorità invisibile di manipolare le masse secondo la propria volontà. All’opposto, è l’individualismo estremo a sfuggire a questo sistema mentale e al dominio autoritario.
L’ipnosi di massa  è uno stato in cui cade il soggetto ove  parole, colori, suoni e tecniche – di cui non siamo mai stati consapevoli- vengono usati dai Media e dalla Pubblicità con lo scopo di ipnotizzarci. Si tratta di un sistema ben definito volto alla modifica del comportamento e di dominio assoluto della mente.
D’altra parte è risaputo che le persone comuni credono  a qualsiasi cosa  venga ripetuta loro abbastanza spesso per cui è semplice, per gli “ipnotizzatori”, architettare qualsiasi espediente  serva loro per raggiungere gli scopi prefissati.
Chi è sotto ipnosi agisce contro il suo interesse e dissipa le sue energie fisiche e mentali inseguendo miti e status imposti dall’esterno. Sotto ipnosi, o in condizioni di comportamento modificato, ciò che normalmente sarebbe stupidità o autolesionismo diventa “politicamente corretto”. Vedi: Ipnosi di massa e il “Mind Control”

Agli occhi di una persona cosciente, questa è pazzia, un comportamento che disturba la comunicazione tra una persona ipnotizzata e una cosciente. Molti sperimentano questo disturbo nella socializzazione, quando parlano con gli altri. Quello che è evidente per gli uni , non è avvertibile per chi è sotto ipnosi.
L’ipnosi di massa è uno dei sistemi utilizzati per il controllo delle masse ma a volte i suoi effetti possono sfuggire a chi pretende di controllarli.
L’antidoto a quanto avviene nelle discoteche potrebbe essere nella frequentazione di altri luoghi dove sia possibile l’apprendimento e la formazione del carattere, l’accrescimento della cultura. Lo slogan per le nuove generazioni potrebbe essere: meno discoteche e più sport e biblioteche.

lunedì 23 novembre 2015

ANSIA? Combatterla con la respirazione a narici alternate

Le forme più comuni di ansia, in ordine di prevalenza sono: 
  • Disturbo d’ansia generalizzato, che è caratterizzato da preoccupazione inutile e catastrofica;
  • Disturbo ossessivo-compulsivo, l’incapacità di controllare i pensieri o i comportamenti indesiderati;
  • Disturbo da panico, episodi di intensa paura che si verificano senza preavviso e possono provocare sintomi fisici, come dolori addominali e palpitazioni cardiache;
  • Disturbo da stress post-traumatico (PTSD), che si manifesta come una paura che persiste a lungo dopo l’esperienza di un evento traumatico;


Al centro della maggior parte degli attacchi di ansia, però, c’è il respiro, o la mancanza di esso. 

Quando si è in ansia, la respirazione naturale è inibita.
Il diaframma si blocca, non riuscendo a spostare l’aria verso il basso durante l’inspirazione, il che significa che non si lascia ai polmoni la possibilità di espandere e questi si riempiono d’aria. 

“Quando non si ha abbastanza ossigeno, il cervello riceve un segnale di “pericolo”, che perpetua lo stato mente-corpo di ansia”,
“La respirazione accelera e diventa ancora più superficiale; in un caso estremo questo può portare a un attacco di panico conclamato, in cui la persona comincia a iperventilare.” 

L’Antica Tecnica Anti-Farmaco 

La parola pranayma racchiude due significati insieme: “prana” che significa energia, forza vitale e “ayama” che significa controllo del respiro. 
FOTO DA: doctorcancer.org

Tradizionalmente, gli yogi hanno messo in evidenza la pratica del pranayama rispetto a quella di asana (posizioni). 

Il pranayama è una delle otto parti dello yoga, con la quale si usa la mente per controllare il respiro e l’energia universale che ci unisce e alimenta anche le nostre anime. 

Il naso è direttamente collegato al cervello e al sistema nervoso. Da migliaia di anni gli yogi indiani sostengono che molte malattie siano collegate a un disturbo della respirazione nasale. Essi credono che siamo in grado di regolare il nostro corpo e la nostra mente con le pratiche di pranayama che rallenta e intensifica il nostro respiro. 



La respirazione a radici alternate (altrimenti nota come Nadi Shodhana) è particolarmente indicata per l’ansia perché in grado di bilanciare l’emisfero destro e sinistro del cervello, e calmare i nervi. 


I motivi per cui si dovrebbe praticare questo pranayama nei momenti di panico sono: 

  • Attiva il sistema nervoso parasimpatico, porta fuori il sistema “lotta o fuga” che si attiva in risposta allo stress, verso il rilassamento.
  • Migliora le funzioni respiratorie: aumenta la forza e la resistenza delle vie respiratorie, che è normalmente una delle prime cose da fare in caso di panico.
  • Migliora l’attenzione e le prestazioni di coordinamento motorie: uscire dalla mente e prendere di nuovo consapevolezza del proprio corpo nel momento presente. 

Inoltre, la pratica del pranayama induce gli organi ad una corretta digestione ed eliminazione. E’ indicato fare questa pratica al mattino prima della colazione, ma può anche essere fatto per tutto il giorno, se necessario. 

Come si pratica la Respirazione a Narici Alternate: 

Trova un posto tranquillo e siediti in una qualsiasi posizione ti sia confortevole. Rilassa il tuo corpo e respira naturalmente per qualche istante, permettendo alla tua mente e al tuo corpo di stabilizzarsi.

Appoggia la mano sinistra sul grembo o sul ginocchio.

Fai un “segno di pace” con la mano destra.
Piega le due dita estese verso il palmo della mano. Posiziona il pollice delicatamente sulla tua narice destra e il tuo dito anulare delicatamente sulla tua narice sinistra.

Chiudi gli occhi e inizia dolcemente a chiudere la narice destra (con il pollice destro), inspirare lentamente e profondamente, senza interruzioni, con dolcezza e senza sforzo attraverso la narice sinistra.

Chiudi la narice sinistra (con il dito anulare) e apri la narice destra. Espirare attraverso la narice destra e poi inalate attraverso la narice destra.

Chiudi la narice destra e rilascia la sinistra. Espirare attraverso la narice sinistra.
Questo completa un ciclo, ma puoi continuare a proseguire per tutto il tempo che desideri. Per avere un effetto calmante ti suggerisco di proseguire per 3-5 minuti.

Quando hai finito: rilassa entrambe le braccia lungo i fianchi, siediti e respira naturalmente per qualche istante prima di aprire gli occhi e iniziare la tua giornata. 

Se vuoi, puoi decidere di trattenere il respiro tra le parti contando fino a 4. Ad esempio: inspira con la narice sinistra, chiudi entrambe le narici e trattieni il respiro per 4 secondi, poi espirare attraverso entrambe le narici. Prosegui così, prima da un lato e poi dall’altro. 

La respirazione a narici alternate è uno dei migliori strumenti che hai a tuo disposizione in qualsiasi momento, ovunque tu sia. Quando senti la tua mente fuori controllo, fermati e interrompi qualsiasi cosa tu stia facendo, trova un posto tranquillo e prenditi un momento per riconnetterti a te stesso. 

Nota: L’ansia è qualcosa che molti di noi soffrono in silenzio, mentre il pranayama può aiutarti davvero ad affrontare i tuoi momenti negativi, ma questo non vuole essere un consiglio o un incitamento a sospendere o interrompere qualsiasi aiuto professionale e medico.


sabato 21 novembre 2015

Perchè odiare la carne?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha decretato che la carne rossa lavorata è cancerogena come il fumo di sigaretta e l’amianto. 
foto da: www.agi.it
Un'affermazione basata sui dati forniti dall'ente Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione.
La carne lavorata è stata inserita nel Gruppo 1 delle sostanze cancerogene per le quali “esiste una evidenza sufficiente che causino il cancro nell’uomo” in particolare allo stomaco e all’intestino crasso. Quella non processata è stata inserita invece nel Gruppo 2.
La carne rossa viene paragonata all’amianto, ma viene anche promossa per il suo alto contenuto nutrienti importanti come vitamina B, ferro e zinco e per le sue qualità biologiche. 

Le associazioni delle carni e dei salami (Assocarni e Assica) ovviamente hanno subito ribattuto che qui da noi in Italia il consumo di carne è basso e quindi non c’è alcun pericolo per i consumatori.

Gli aspetti negativi attribuiti alla carne sono stati espressi sulla base di dati statistici, gestiti e manipolati a seconda delle esigenze.
Pertanto, si è arrivati ad affermare che in campioni di urina delle persone che mangiano carne rossa, si riscontra la presenza di tossine in grado di mutare il codice gegetico
Secondo i ricercatori francesi è dovuto a particolari proteine presenti nel muscolo animale (mioglobine) che all’interno dell’uomo si trasformano in sostanze in grado di danneggiare il DNA: le carni non sono fatte per essere digerite dall’uomo!

Leggendo le dichiarazioni ufficiali sembra infatti che SOLO le carni rosse siano imputate di provocare mutazioni al DNA e quindi cancro. E le carni bianche? Andando per esclusione, fanno benissimo.
Un'inversione di tendenza che ha consentito un sospiro di sollievo per i produttori messo in crisi dall’aviaria che aveva messo in crisi il consumo delle carni bianche, presto sostituite dal consumo di quelle rosse.

Incolpare soltanto la carne rossa lasciando intendere che tutto il resto, carne bianca (pregna di ormoni e farmaci), pesce (carico di metalli tossici come il mercurio), uova e latticini (pregni di estrogeni e antibiotici) vanno assolutamente bene, è estremamente pericoloso.

Non è il colore o l’origine della carne: il problema sono le proteine di origine animale!

TUTTE le proteine che derivano da animali creano nell’organismo umano, dopo i processi metabolici, tossine che possono generare patologie anche gravissime.


Tutte le proteine di origine animale, indipendentemente dal colore e dall’animale, quando vengono metabolizzate, cioè digerite, producono nell’intestino tossine cancerogene comecadaverina, putrescina, indòlo, scatòlo, ptomaine, e sottoprodotti come acido urico, acido fosforico, acido nitrico, acido solforico.
Questi ultimi sono acidi molto forti che vanno a squilibrare l’armonia e l’assetto acido-basico di tutto il sistema a tal punto che per neutralizzare tale acidità l’organismo richiama immediatamente sali tamponi, cioè sali minerali (calcio, magnesio, potassio, ecc.) dai vari depositi: ossa (osteoporosi), denti (carie), capelli, unghie, tendini e vasi sanguigni.
L’eccesso di azoto contenuto nelle proteine animali, che il nostro organismo NON può utilizzare, è causa di nefropatie (patologie renali), gotta, iperuricemia, ecc. Patologie queste non a caso in crescita esponenziale oggigiorno.

Andando avanti con la disamina è bene anche sapere che tutte le proteine animali NON contengono assolutamente la fibra necessaria a stimolare gli importantissimi movimenti peristaltici, quindi l’evacuazione giornaliera dei veleni e delle tossine, inducendo stitichezza cronica, tossiemia, vene varicose, emorroidi, diverticoliti, appendiciti e in ultima istanza anche il cancro.

Un altro grossissimo problema non menzionato dallo studio dello Iarc e che tocca tutti gli animali sia quelli dalla carne rossa che quelli dalla carne bianca, è l’utilizzo negli allevamenti intensivi di antibiotici (prevenzione e ingrasso), ormoni (ingrasso e crescita), cortisonici (ingrasso e per stimolare la fame), anabolizzanti (ingrasso) e moltissimi altri prodotti chimici di sintesi, spesso illegali ma usati lo stesso.
Nel caso degli antibiotici per esempio stiamo parlando di una quantità pari a 10.000 tonnellate che finiscono per “curare” e “ingrassare” gli animali da macello. E’ scontato sottolineare che questi farmaci finiranno nel piatto dei consumatori ignari.


Stranamente a pochi giorni dal clamoroso studio dello Iarc, il Parlamento di Strasburgo ha dato il via libera a quello che viene chiamato novel food (nuovo cibo): insetti, vermi, larve, scorpioni, ragni, alghe. Ma anche cibi costruiti in laboratorio (che non esistono in natura e quindi pericolosissimi per l’intero ecosistema), nuovi coloranti, prodotti di colture cellulari e tessuti e nuovi nano-materiali potranno finire nella nostra imbandita tavola.



Il legame fra carni rosse lavorate e insorgenza del cancro, è stato subito raccolto da chi sembra più interessato al suo quarto d’ora di celebrità che non a una corretta informazione.
“Gli italiani mangiano in media due volte la settimana 100 grammi di carne rossa (e non tutti i giorni) e solo 25 grammi al giorno di carne trasformata. Un consumo che è meno della metà dei quantitativi individuati come potenzialmente a rischio cancerogeno dallo studio”, spiegano Assocarni e Assica (Associazione industriali delle carni e dei salumi).
Insomma, l’Italia sembrerebbe ben al di sotto della soglia di guardia, oltre ad avere probabilmente carni ben più sane di quelle d’oltre Atlantico (almeno finché non entrerà in vigore il Ttip).
Del resto c’è da domandarsi se la comunicazione dell’Oms non sia stata volutamente terroristica, dato che appaiare certi tipi di carni alle sigarette lascerebbe intendere una loro pericolosità intrinseca, che si fa sentire sempre, a qualsiasi dosaggio. E invece non è così.
L'allarme viene in particolar modo dalle carni lavorate, ovvero quelle che sono state trasformate “attraverso processi di salatura, polimerizzazione fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione”. Esempi di carni lavorate includono dunque, avverte l’Oms, gli hot dogs, prosciutto, salsicce, carne in scatola, preparazioni e salse a base di carne.
La carne rossa seppur classificata come potenzialmente cancerogena, non è mionimamente paragonabile a sostanze appartenenti allo stesso gruppo come indice di pericolosità quali nello il fumo di sigaretta o anche l’amianto, l’arsenico e il benzene, ma chi ritiene può benissimo scambiare un hot dog per una quantità di arsenico equivalente
La classificazione dell’Oms si limita a indicare come cancerogena una certa sostanza, senza esprimersi su quanto sia dannosa o meno la stessa. L’Oms, in sostanza non si esprime sul fatto che la carne lavorata sia più o meno cancerogena del tabacco. Gli studi, infatti, vengono eseguiti ad altissimi dosaggi o con durate d’esposizione molto lunghe, ben lontani da quelli della vita reale. “Prima di preoccuparsi – sottolinea infatti l’Airc, l’associazione italiana per la ricerca sul cancro – è importante sapere non solo in che lista si trova una certa sostanza ma quali sono i dosaggi e le durate d’esposizione oltre le quali il rischio diventa reale e non solo teorico”.
Anche il cibo e la cultura culinaria sono stati, e vengono tuttora, “sostituiti” da surrogati che rendono orizzontali i gusti. Al di là della polemica sui McDonald, purtroppo scaduta una volta presa in mano dai no-global che ne hanno fatto una battaglia al logo come fosse il simulacro del palazzo d’inverno, anche le leggi dell’Unione Europea che vietano o limitano la produzione dei cibi tradizionali e artigianali – fu famosa la polemica sul camembert in Francia negli anni ’90 – altro non sono se non battaglie contro le fondamenta della civiltà europea. Ma non contenti, dopo averci invaso per decenni con il cibo spazzatura, ora ci dicono che fa male e ci propongono un’alternativa finta, come tutte le alternative eterodirette, fatta spesso di cibi al limite del liofilizzato, privi di gusto e totalmente asettici che etichettano con il nome di “biologico” per far abboccare all’amo i più sensibili alla questione ambientale.
Ma in molti paesi europei, Italia in testa, le suddette picconate alla cultura del cibo non hanno avuto gli effetti sperati: il cibo spazzatura, tranne che nelle fasce più giovani, non è riuscito a sostituire la cucina tradizionale troppo vasta e troppo buona e il “biologico” resta un costoso capriccio di nicchia per pochi radical-chic. E allora meglio puntare sull’effetto terrore:criminalizzare la materia prima stessa della cultura europea del cibo, la carne. Come scritto proprio sulle nostre pagine, in realtà gli studi dimostrano che è proprio la cultura allogena che viene importata da oltre-oceano ad essere dannosa, ma la grande operazione orwelliana sta nel far credere che in realtà il male non è come viene trattata ma proprio la carne in sé e soprattutto farci credere che una dieta priva di carne possa essere non solo sana ma addirittura più sana. Lo stesso concetto dell’essere vegetariani, scelta una volta dettata dalla necessità di purificarsi e “alleggerirsi” in determinati periodi dell’anno in cui bisogna essere più sensibili ai moti cosmici o scelta radicale per una vita quasi monastica dedita alla meditazione, è stato del tutto invertito e desacralizzatotrasformandolo in una religione estremista del partito dell’anti-carne grazie soprattutto alla sua controparte modernista, il veganesimo, nato in Inghilterra nel 1944, cresciuto negli Usa e quindi giunto in Europa grazie ai movimenti no-global all’alba del XXI secolo – se ne hanno le prime notizie nel 2003 grazie al saggio di Mickey Z. “Paura di un pianeta vegano” contenuto nel libro “Tutto quello che sai è falso” – prima di essere diffuso dalle più radicali correnti che militano nei centri sociali.
Ma perché tutto questo odio verso la carne e verso i cibi di derivazione animale? E perché diventa vitale per l’Europa difendersi da questo attacco? La risposta è piuttosto semplice. La “religione anti-carne” nasce proprio dall’odio verso le radici stesse dei popoli europei. Migrati alla fine dell’ultimo periodo glaciale da una ancestrale Urheimat – nordica, baltica o caucasica a seconda degli studi più importanti – i primi popoli indo-europei che giunsero in Europa erano un popolo di cacciatori e allevatori mangiatori di carne, esperti nelle arti del metallo e che sconfissero gli indigeni agricoltori ed erbivori con asce, armi di ferro e carri da guerra. L’arrivo e la vittoria dei popoli indo-europei portò poi all’imposizione dei costumi di quella società di cacciatori-allevatori. Lo stile di vita sedentario e commerciale fu sostituito da una concezione del mondo eroico-virile e guerriera. La cremazione sostituì l’interramento. Alle divinità ctonie e telluriche degli agricoltori successero le divinità uraniche tipiche dei cacciatori nomadi la cui guida era il cielo. Le Grandi Madri terribili, spesso cannibale e assassine di maschi, come l’infanticida Tanit, furono detronizzate da sovrani cosmici rappresentati sempre come padri celesti, accompagnati non da figure della madre terra ma da regine del cielo, vergini celesti o divinità di amore e fertilità legate al ciclo del cosmo più che a quello della terra. Infine,alla società matriarcale si sostituì quella patriarcale.
La stessa iconografia di molti riti ricorda, oltre a vicende cosmiche e a battaglie spirituali, questa vittoria del popolo cacciatore nei confronti dei popoli “tellurici”, diventando di fatto un esempio in terra di quello che accade in Cielo e di quello che deve accadere all’interno di ognuno di noi. Il caso più lampante è quello della tauroctonia mitraicaMithra che doma e uccide il Toro rappresenta a livello cosmico l’avvento dell’era dell’Ariete – divinità del solfo celeste del pantheon indo-europeo – in seguito all’era del Toro, animale lunare e totem dei popoli pre-indoeuropei; a livello spirituale è la vittoria sulle forze telluriche necessarie a far nascere la vita ma che è necessario dominare per non farsi travolgere; a livello “storico” rappresenta proprio l’avvento e la vittoria dei popoli cacciatori indoeuropei sui popoli il cui culto tellurico taurino era predominante, culto in cui il Toro era il dominatore e non il dominato.
La nuova religione del “niente cibo di derivazione animale” – quindi non solo la carne dei cacciatori ma anche il miele e i latticini degli allevatori, insomma il sostentamento dei popoli guerrieri indoeuropei – si innesta dunque proprio nella battaglia alle radici dell’Europa. La battaglia dei vegani che pretendono di insegnarci che l’essere umano non è fatto per digerire i prodotti animali assume poi caratteristiche etnico-razziali visto che recenti studi hanno dimostrato che il colore bianco della pelle degli Europei deriva proprio dallo sviluppo degli enzimi utili per digerire carne e latticini, enzimi sviluppati solo dai popoli allevatori e cacciatori che millenni fa hanno dato vita alla nostra civiltà. Ma come dicevamo è una battaglia non solo etnica. È anche un attacco simbolico quanto sostanziale al sangue, elemento cardine della spiritualità guerriera, simbolo di forza e vita, vincolo profondo che lega alla stirpe, agli antenati, agli dei ed eroi archetipi e fondatori della propria civiltà. È un attacco diretto al carattere virile e guerriero che va in totale parallelo con le battaglie contro la figura maschile, contro le concezioni eroiche e solari, contro i Mithra tauroctoni – sarà un caso ma il simbolo della finanza di Wall Street che stritola i popoli è proprio un toro furente e soprattutto indomabile che rappresenta la riscossa del popolo americano – portate avanti da chi ha conservato tutte le caratteristiche telluriche, lunari, mercantili e matriarcali di chi ha un solo nemico: l’Europa.

Articolo realizzato mediante informazioni ricavate dalle seguenti fonti:


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