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mercoledì 30 settembre 2015

Le notevoli proprietà dei lupini

I più recenti studi su questa pianta mediterranea mettono in luce le sue numerose le proprietà nutrizionali e terapeutiche. È il legume più ricco di proteine, ne contiene una percentuale del 35-40% , superando soia, piselli, fagioli, ceci e per questo è stato definito “la carne dei vegetariani”. Da tempo oggetto di studi in campo nutraceutico per gli effetti benefici ormai testati in diversi studi sulla pressione sanguigna e sul colesterolo, ora ha dimostrato di abbassare anche la glicemia. Gli studi sono stati condotti in Italia sotto la guida dei gruppi di ricerca dell’Università degli Studi di Milano, coordinati dal prof. Marcello Duranti (Presidente del Congresso e docente del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente dell’Ateneo lombardo).
Le ricerche in corso sono assai avanzate e di grande prestigio e si concentrano sulle proprietà nutrizionali e nutraceutiche di questo legume, la cui coltivazione è raddoppiata in Italia negli ultimi 20 anni. E l’attività scientifica riflette un interesse crescente da parte del mondo industriale e tra i consumatori nel nostro Paese.
Parente stretto della soja, migliore per gusto e privo di componenti simil-ormoniche, come i fitoestrogeni, è tra le piante più studiate per la sua flessibilità nella preparazione dei prodotti alimentari. Non esistono varietà geneticamente modificate, perché il lupino è intrinsecamente resistente alla trasformazione genetica. I ricercatori sono al lavoro per isolare elementi proteici che potrebbero dar luogo a “pillole” per colesterolo, diabete e pressione alta.
Sono le proteine del lupino a possedere le caratteristiche più importanti, infatti una di queste, la gamma-conglutina, riduce lo zucchero nel sangue se assunta anche in dosi di pochi grammi al giorno. Queste proprietà rendono il legume un componente ottimo nella dieta di persone diabetiche” spiega il prof. Marcello Duranti, che ha svolto una ricerca su ratti resi iperglicemici, nutriti per tre settimane con alimenti derivati dal lupino. Il risultato è stato molto soddisfacente: gli effetti concreti di un’alimentazione a base di lupino sono la riduzione dell’incremento del peso corporeo, l’assorbimento del cibo e una riduzione della concentrazione di glucosio nel sangue.
Nel corso del Convegno, che si conclude il 26 giugno, vengono illustrate le principali specie del lupino, di cui è stato sequenziato interamente il genoma. Esistono l’albus (il classico lupino bianco giallognolo dell’area mediterranea) l’angustifolius (che cresce prevalentemente in Australia) e il luteus (che cresce a diverse latitudini).
Tra queste varietà ci sono differenze interessanti. Alcune sono più ipocolesterolemiche, altre più antidiabetiche, altre possono esercitare effetti diversi, per esempio sulla pressione o anche sull’aumento di peso. Le proteine del lupino possono infatti agire sul sistema del “freno ileale”, un meccanismo intestinale di risposta a diverse componenti dietetiche che porta a ridotta contrazione gastrica, ridotto appetito e perdita di peso.
Un altro aspetto interessante è dato dal fatto che la farina che si ricava dal lupino è totalmente priva di glutine, perciò non irrita l’intestino ed è ideale per chi soffre di celiachia. Questa farina ha inoltre eccellenti proprietà nutrizionali, perché contiene un alto quantitativo di proteine, paragonabile a quello di carne e uova.
Nel corso del Congresso di Milano è anche previsto un momento dedicato agli assaggi, un “lupin banquet”, per degustare gli alimenti ottenuti dal lupino: dalla pasta, all’arrosto vegetale, dal gelato, al caffè. Il caffè in particolare verrà preparato con modalità artigianali dalla comunità montana di Anterivo in Trentino. Qui da secoli viene abitualmente consumato il caffè di lupino.
Sarà così possibile fare esperienza della versatilità del lupino e dei suoi componenti, come ingredienti di formulazioni diverse, prodotte da numerose aziende nazionali ed estere.
Dalla dieta dei soldati romani, che affrontavano lunghi viaggi portando grandi scorte di lupino per ricavare una pasta da assumere come componente proteica assieme a pane e vino, alle moderne tecniche agricole e produttive, che consentono di non assumere più i semi di lupino trattati e conservati per mezzo di concentrazioni di sale, che aumentano il rischio di pressione alta. Si può invece produrre pane, pasta, ma anche altri prodotti con quantità crescenti di proteine di lupino, come i gelati o addirittura delle bistecche “milanesi” dal gusto eccellente.

I bambini comunicano anche con i disegni

Il disegno infantile: cosa comunicano i bambini?
La grande fioritura del disegno infantile comincia nella scuola materna, quando i bambini disegnano volentieri e per gioco senza essere spinti dagli adulti, e va scemando all’inizio dell’età scolastica. Sul finire del diciannovesimo secolo il disegno infantile è diventato a pieno titolo oggetto di attenzione e di ricerca per la sua ricchezza di messaggi.
Molti studi sono stato condotti sui modi di espressione nelle prime età della vita quando il bambino, disegnando senza modello, opera una vera creazione esprimendo tutto ciò che ha in sé. Da ciò, con opportuni strumenti, si può far derivare la visione personale del mondo e della suapersonalità.


Il disegno infantile: il test della figura umana

Nel disegno infantile della figura umana il bambino rappresenta se stesso, dunque l’immagine che ha di sé e del suo corpo, nonché del suo stato d’animo. Innanzitutto andrebbero osservati: la collocazione del disegno sul foglio, la dimensione del disegno, la forza del tratto grafico e del gesto, i colori utilizzati.
Anche il rispetto delle proporzioni è importante da valutare: una accentuazione di una qualunque parte del corpo è tendenzialmente indicativa di “un bisogno di …”. Nel disegno infantile della figura umana le zone generali d’influenza sono:
La testa: zona del pensiero, della fantasia, della vita mentale; simbolo della percezione di sé. Se viene raffigurata grande spesso esprime un bisogno di comunicazione, se invece è disegnata piccola spesso indica chiusura e timidezza.
La faccia : se omessi organi del viso, si ipotizza ritiro dalla realtà sociale, rifiuto, isolamento.
Gli occhi: espressione di vitalità, delle emozioni del ragazzo (curiosità intellettiva, partecipazione sociale); se mancano può voler dire che il ragazzo si rifiuta di vedere la realtà, se sono grandi indicano curiosità, se molto grandi indicano iperattività, aggressività.
La bocca e i denti: simbolo della nutrizione, dell’affettività, dell’aggressività. Una bocca assente può indicare carenza affettiva, dipendenza, possibili disturbi alimentari; un bocca colorata di rosso può indicare un'aggressività latente.
Il naso: simbolo fallico (non a caso i maschietti lo disegnano in modo più evoluto).
capelli: simbolo di sessualità, se lunghi esprimerebbero desiderio di piacere agli altri, se corti rivelerebbero una scarsa identificazione nella mamma.
Il collo: zona del rapporto tra la vita istintiva e il controllo razionale della stessa; è l’area di espressione dei conflitti. Se allungato indica desiderio di crescita ed esplorazione.
Il tronco: zona dell’affettività, delle problematiche sessuali e dell’aggressività.
Gambe e piedi: zona del contatto con la realtà concreta.
Braccia e mani: zona di contatto con l’ambiente sociale.

Il disegno infantile: il test della famiglia

Nel disegno infantile in cui viene rappresentata la famiglia è necessario osservare il tempo che il bambino impiega per disegnare le singole persone e tutto il disegno, la cura dei particolari, la collocazione dei personaggi, vicinanze e lontananze, primo e ultimo personaggio disegnato, cancellature e ritocchi, omissione di qualche componente (per esempio la sorella …), animali o componenti aggiunti (per esempio una zia …), la somiglianza tra personaggi, atteggiamenti dei componenti, espressioni del volto, i ruoli e l’abbigliamento.
Il bambino tendenzialmente si disegna sempre vicino al personaggio che ama di più. Se la sorella/fratello è tra la madre e il padre, il bambino che disegna probabilmente si percepisca meno amato. Generalmente i genitori sono disegnati per primi e il bambino si colloca tra loro, indice questo di una buona relazione. Il personaggio disegnato per primo o al primo posto è quello con cui il bambino si identifica. Se il bambino disegna prima se stesso infatti si ipotizza un carattere egocentrico, se invece si disegna per ultimo si rivelerebbe una sfiducia in sé. I Personaggi disegnati in disparte esprimerebbero un mancato inserimento, sia esso reale o percepito, mentre escludere proprio un componente della famiglia sarebbe un segno di rifiuto.

sabato 26 settembre 2015

Prigionieri della libertà


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Cos’è in fondo la libertà, esiste davvero o è solo una piccola illusione creata dalla nostra mente, per rilassarsi nei momenti di tensione e di sconforto.
Credere a questa parola , ormai citata ovunque nella quotidianità, è come vedere il miraggio dell’acqua dopo giornate intere nel deserto.
La libertà è quella della mente, quella del corpo, o quella dello spirito.
Da sempre ho lottato per la mia libertà , confondendo più volte il significato.
Mi sono trovato in situazioni lavorative “imbarazzanti” , solo perché ho difeso un principio che appunto intaccava la strada della libertà, ma dove sono arrivato , mica tanto lontano ; anche se poi non mi interessava.
Io ci credevo, poi però ti trovi solo in compagnia della stupida illusione di aver combattuto contro il fantasma di te stesso.
La libertà ti isola , fa capire che non sempre hai dei punti di riferimento e quasi sempre ti si rivolta contro.

Poi arrivano i sentimenti, che scardinano completamente le mura che avevi costruito attorno alla libertà.
E per un po’ ti lasci andare, togli i muri delle tue protezioni, abbassi la soglia del dolore, fino a quando non ritorna come un eco , sempre la stessa parola, sempre lei , “libertà”.
Vorresti esprimere te stesso, essere compreso, ed è una bella illusione, è già tanto che qualcuno ti ascolti.
E anche qui, quanti sbagli, quante paure, essere più forte o più deboli delle proprie inclinazioni libere è un dramma, sempre.
Mille volte mi chiedo cos’è questa “dannata “ libertà , è una creazione di altri, per impedirci di essere quello che siamo o per farci andare a sbattere direttamente contro un muro ai trecento allora, per un suicidio di massa.
Quanti per il nome della libertà sono morti, eroi o schiavi di un gioco di potere.
Quante decisione sbagliate ho preso in nome di una libertà che non riesco a stringere.
Non riesco a capire se è mia amica o mia nemica, se posso fidarmi o devo stare in guardia, perché so che mi porterà sulla strada sbagliata.

La libertà probabilmente è una gabbia che abbiamo dentro la nostra testa, potrebbe essere il confine tra quello che siamo e quello che vorremmo essere, un confine sottile , con un cappio alla fine del percorso, che rappresenta quello che gli altri vogliono che noi siamo.

Incremento, anzi, abuso di psicofarmaci


pills
Siamo assistendo in questi anni ad un forte aumento nell’incidenza di patologie della sfera psichiatrica come ansia,depressionedisturbi bipolari, che colpiscono circa il 25% della popolazione ogni anno e rappresentano una causa importante di DALYs(acronimo inglese che corrisponde a “anni di vita persi per disabilità o morte prematura”), con la conseguenza di un considerevole incremento nell’uso degli psicofarmaci, in particolare antidepressivi e antipsicotici. In Italia il consumo di farmaci antidepressivi è aumentato in maniera considerevole e la loro popolarità potrebbe anche essere pericolosamente correlata a discutibili strategie di marketing.

La somministrazione di farmaci antipsicotici, nello specifico, costituisce l’intervento farmacologico d’elezione per il trattamento di patologie psichiatriche quali la schizofrenia o i disturbi bipolari, ma c’è il rischio di un loro abuso – causato anche dall’assenza di trattamenti farmacologici alternativi – in condizioni che non ne presentano un reale vantaggio, come nella terapia della disabilità intellettiva con problemi comportamentali, per la quale numerose evidenze scientifiche raccolte in questi anni dimostrano che l’effetto dei farmaci antipsicotici utilizzati è paragonabile al placebo addirittura nel 79% dei casi. Non sembra quindi esserci una reale efficacia che giustifichi la somministrazione di tali farmaci in questa condizione patologica. I farmaci antipsicotici continuano però ad essere ampiamente utilizzati per smussare i comportamenti aggressivi nelle persone con disabilità intellettiva che non hanno alcuna storia di malattia mentale, anche se possono essere privi di un vero e proprio effetto calmante.
In uno studio pubblicato di recente sul British Medical Journal è stato preso in esame un campione di 9.135 pazienti trattati con antipsicotici tra oltre 33000 persone residenti nel Regno Unito. Al 71% di questi non era mai stata diagnosticata una grave malattia mentale, ma presentavano disabilità intellettiva con problemi comportamentali. Un controsenso tutt’altro che poco evidente, che non sfugge neanche ai “non addetti ai lavori”. Le ragioni di tale scelta, pur sempre biasimabile, sono da ricercarsi presumibilmente nell’assenza di trattamenti alternativi per il contenimento dei comportamenti aggressivi, anche di natura non strettamente farmacologica, che gli operatori sanitari sono chiamati a fronteggiare, talvolta anche in situazioni di emergenza, unite al fatto che la somministrazione di farmaci antipsicotici potrebbe costituire la prima opzione per assicurare la partecipazione e la riuscita di interventi successivi.
Il tema rimane, dunque, ancora dibattuto: non solo per ragioni di carattere etico e morale, ma anche perché di questi farmaci non si può non considerare anche la possibile comparsa di effetti collaterali di enorme impatto clinico e sociale, quali il rischio di diabete ed obesità, che ben possono gravare anche sui costi dell’assistenza sanitaria. Una maggiore chiarezza unita all’ottimizzazione dei farmaci, all’accuratezza della diagnosi ed allo sviluppo di nuove pratiche cliniche potrebbero dipanare la questione.

venerdì 25 settembre 2015

Cibo spazzatura: utile per creare malati e trattamenti farmacologici a vita

Coldiretti dichiara:
  • 41% dei bambini italiani è dipendente dal cibo spazzatura
  • 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura


Dati inquietanti considerando che, secondo l’ultima indagine ‘Okkio alla Salute’ del ministero della Salute già più di un bambino su tre di età compresa tra i 6 e gli 11 anni pesa troppo, mentre il 12,3% dei bambini è obeso e il 23,6% è in sovrappeso, soprattutto a causa delle cattive abitudini alimentari.
Il quadro è desolante e il gioco fin troppo evidente: bambini oggi ‘educati’ alla dipendenza e al sovrappeso, con ottime probabilità saranno domani adulti deboli psicologicamente (quindi ‘consumatori’ ideali), fisicamente malati e candidati a trattamenti farmacologici a vita.
Un’alimentazione a base di carne e cibi raffinati industriali e povera di verdure crude, frutta e legumi è infatti responsabile di patologie cardiovascolari, tumori, invecchiamento precoce.

Cibi raffinati, hamburger, patatine fritte, bibite e merendine dolci, ossia il cibo-spazzatura, creano una dipendenza simile a quella da nicotina e droga. E’ quanto ha scoperto un’equipe di ricercatori Usa che ha rivelato su Nature Neuroscience i meccanismi che danno vita al vincolo e a vere e proprie crisi di astinenza quando si cerca di smettere di mangiare i piatti piu’ saporiti ma meno salutari. Gli autori della ricerca, Paul Johnson e Paul Kenny, dell’Istituto Scripps a Jupiter in Florida, lo hanno dimostrato trasformando ratti di laboratorio in consumatori compulsivi di cibi-spazzatura.



Hanno osservato cosi’ che, come nella dipendenza da fumo e droga, anche in quella dal cibo-spazzatura si indebolisce l’attivazione dei circuiti cerebrali della ricompensa, che in condizioni normali scattano immediatamente quando si vive un’esperienza piacevole. Alle cavie sono state date bacon, salsicce, dolci e cioccolato. Gli animali hanno cosi’ gradito il nuovo cibo spazzatura che sono rapidamente ingrassati. In poco tempo e’ precipitata la loro sensibilita’ alla ricompensa, proprio come avviene in chi e’ dipendente da droghe. I ricercatori hanno anche appurato che nei ratti come nell’uomo, la dipendenza impedisce di interrompere l’assunzione di una sostanza anche quando e’ chiaro che questa e’ pericolosa per la salute. Hanno cosi’ associato il consumo dei cibi ipercalorici alla comparsa di un segnale luminoso e a un dolore ad una zampa: non appena si accendeva la luce i ratti normali rinunciavano volentieri allo stuzzichino pur di non provare dolore, mentre i ratti obesi e dipendenti continuavano a mangiare.
Come sostiene Martina de Zwaan, direttore della Clinica di Medicina psicosomatica e di psicoterapia all’Hannover Medical School “la dipendenza, al massimo, può essere determinata da stati emotivi come la tristezza, il dolore, lo stress o la solitudine. Il piacere ottenuto dal cibo è pari a quello dell’alcool o del sesso per la risposta neuronale che arriva al cervello
La differenza tra il cibo spazzatura e la droga è data dal fatto che mangiando si arriva ad avere la sensazione di sazietà, cosa che manca quando si assumono droghe. In laboratorio è stato dimostrato come gli alimenti, ai quali sono stati aggiunti sali, zuccheri e grassi, vanno ad agire sui recettori della dopamina, proprio quello che accade quando si prendono droghe. In questo modo quindi si arriva alla dipendenza fisicaall’assuefazione, visto che l’assunzione di cibi grassi stimola i recettori dell’ormone sopracitato; qualora poi questi recettori non vengano più stimolati, non assumendo più cibi grassi, il corpo si sente privato di una sostanza che di conseguenza richiede al proprio organismo, innescando il meccanismo della dipendenza. Con una dieta ricca di grassi viene aumentato anche l’ormone cui si implica lo stress.
Diventare dipendenti dallo junk food non è poi così difficile: se si segue una dieta scorretta la dipendenza da questo genere di cibo può diventare una strada semplice ma dannosa. Si possono contrarre problemi cardiovascolari e di obesità, oltre a squilibri emotivi e psicologici. Con una dieta ricca di cibo spazzatura dunque non solo si ingrassa ma si è anche più inclini ad ammalarsi, alla depressione e alle dipendenze da cibo e….farmaci…

Cristoforo Colombo un eroe?????

Il Regno del Terrore di Colombo, come documentato da noti storici, fu così sanguinoso, il suo lascito così indicibilmente crudele…

Perché tutt’oggi continuiamo ad onorare questo criminale? Perché a scuola e nei libri di storia viene presentato come un eroe?
FOTO: studenti.it

STERMINI VOLUTAMENTE DIMENTICATI

Ma se ci pensate, l’intero concetto della scoperta dell’America è, beh, arrogante. Dopo tutto, i nativi americani scoprirono il Nord America circa 14.000 anni prima che Colombo fu nato!
Sorprendentemente, la prova del DNA suggerisce ora che i coraggiosi avventurieri Polinesiani navigarono con delle piroghe attraverso il Pacifico e si stabilirono in America del Sud molto prima dei Vichinghi. In secondo luogo, Colombo non era un’eroe. Quando mise piede sulla sabbia della spiaggia alle Bahamas il 12 Ottobre 1492, Cristoforo Colombo scoprì che le isole erano abitate da gente amichevole e pacifica che si chiamavano Lucayans, Taino e Arawak.
Scrivendo il suo diario, Colombo disse che erano un popolo affascinante, intelligente e gentile. Egli osservò che i gentili Arawak furono eccezionali nella loro ospitalità.

I NATIVI AMERICANI PACIFICI, SENZA PRIGIONI NE’ PRIGIONIERI!

”Essi si offrivano di condividere con chiunque e quando si chiedeva qualcosa non dicevano mai di no”, diceva. Gli Arawak non possedevano armi; la loro società non aveva ne prigioni, né criminali né prigionieri. Erano così di buon cuore che Colombo annotava nel suo diario che il giorno in cui la Santa Maria naufragò, gli Arawak lavorarono per ore per salvare il suo carico e il suo equipaggio.
I nativi furono così onesti che nessuna cosa sparì. Colombo fu così impressionato del duro lavoro di questi isolani gentili che confiscò immediatamente la loro terra per la Spagna e li ridusse in schiavitù per farli lavorare nelle sue brutali miniere d’oro. In soli due anni, 125.000 (la metà della popolazione), degli originali indigeni dell’isola erano morti.
Se fossi un nativo americano, vorrei segnare il 12 ottobre nel mio calendario come il giorno nero. Incredibilmente, Colombo supervisionò la vendita di ragazze native ridotte in schiavitù sessuale. Le ragazze giovani di 9 e 10 anni erano le più desiderate dagli uomini. Nel 1500 Colombo ne scrisse casualmente sul suo diario.
E disse:”Un centinaio di castellanoes sono così facilmente ottenuti per una donna come per una fattoria ed è assai universale che ci siano molti commercianti che vanno in giro in cerca di ragazze, adesso c’è la richiesta di quelle da nove a dieci anni.” Egli forzò questi pacifici nativi a lavorare nelle sue miniere d’oro fino a quando non morivano di sfinimento.

MASSACRI E VIOLENZE SENZA FINE!

Se un “Indiano” non consegnava l’intera sua quota di polvere d’oro alla scadenza data da Colombo, i soldati avrebbero tagliato le mani dell’uomo e gliele avrebbero annodate saldamente attorno al collo per divulgare il messaggio. La schiavitù era così insopportabile per questi dolci e gentili isolani che ad un certo punto 100 di loro commisero un suicidio di massa.
Nel suo secondo viaggio nel Nuovo Mondo, Colombo portò con sé cannoni e cani da attacco. Se un nativo resisteva alla schiavitù, gli si sarebbe tagliato via il naso o un orecchio. Se gli schiavi cercavano di scappare Colombo li bruciava vivi.
Altre volte mandava cani d’assalto a dar loro la caccia, e i cani strappavano via braccia e gambe dei nativi urlanti mentre essi erano ancora vivi. Se gli spagnoli si trovavano a corto di carne per nutrire i propri cani, venivano uccisi bambini Arawak e usati come cibo per cani.
Uno degli uomini di Colombo, Bartolome De Las Casas, fu così mortificato dalle brutali atrocità di Colombo contro i popoli nativi, che smise di lavorare per Colombo e diventò un sacerdote Cattolico. Egli descrisse come gli Spagnoli sotto il comando di Colombo “tagliavano le gambe dei bambini che correvano da loro, per testare l’affilatezza delle loro armi”.

STERMINI DI MASSA

In un sol giorno De Las Casas fu testimone oculare di come i soldati spagnoli smembrarono, decapitarono o violentarono 3000 persone native.”Tali disumanità e barbarie furono commesse ai miei occhi come nessun’altra età al confronto” scrisse De Las Casas. “I miei occhi hanno visto questi atti così estranei della natura umana che adesso Io tremo mentre scrivo.”
De Las Casas trascorse il resto della sua vita nel tentativo di proteggere il popolo nativo indifeso. Ma dopo un po non vi erano rimasti più nativi da proteggere. Gli esperti concordano sul fatto che prima del 1492 la popolazione dell’isola di Hispaniola probabilmente contava oltre 3 milioni di persone. Dopo 20 anni dall’arrivo degli spagnoli essa si ridusse a solo 60.000.
Nel 1516 lo storico spagnolo Peter Martyr scrisse:”…una nave senza ne bussola, ne carta o guida, ma solo seguendo la striscia degli indiani morti che erano gettati dalle navi, poteva trovare la strada dalle Bahamas a Hispaniola.”

A SCUOLA ERA UN EROE…

In realtà Colombo fu il primo mercante di schiavi delle Americhe. Quando gli schiavi indigeni morivano essi erano rimpiazzati con schiavi neri. Il figlio di Colombo diventò il primo trafficante di schiavi africani nel 1505.
Sei sorpreso e non hai mai imparato nulla di tutto ciò a scuola? Il regno del terrore di Colombo è uno dei capitoli più oscuri della nostra storia

PRURITO, la mappatura secondo la psicosomatica

FOTO DA: retenews24.it

Il prurito rappresenta  uno dei segnali principali che l’organismo utilizza per avvertire della presenza di un disturbo, di un irritazione, di un’allergia o di uno squilibrio. In effetti, quando si manifesta è difficile ignorarlo: si ha immediatamente l’istinto di grattarsi e, subito dopo, il desiderio di capire quale sia la causa che lo ha scatenato.
In virtù della sua aspecificità e difficoltà terapeutica, il prurito crea imbarazzo al medico: normalmente, la soluzione prospettata, è semplicemente “sintomatica” , mediante uso dei soliti antistaminici o, peggio, del cortisone che, come sappiamo ormai benissimo, determinano una risoluzione temporanea del sintomo, senza risolvere nulla.
Il prurito, riconosce però cause, che, spesso, sono di natura psichica; se per alcune malattie psicosomatiche può sfuggire il senso di connessione tra la mente e il corpo, nel caso dei disturbi cutanei appare più evidente il senso in quanto è proprio sulla pelle che i conflitti emotivi vengono “scaricati”.
In particolari periodi di stress o di forte ansia può capitare, infatti, che la mente sfoghi sul corpo il suo malessere, causando un disturbo reale in un organo o in un apparato.

  • Questo fenomeno viene detto “psicosomatico” perché, come dice la parola stessa, è una reazione che la psiche (cioè la mente) manifesta sul corpo (soma).
  • Il prurito psicosomatico si manifesta in un punto ben preciso del corpo, è persistente e non è causato da nessun altro problema allergico, cutaneo o di tipo generale. Ingenere il fastidio si manifesta o si amplifica di sera.
  • Dipende da una produzione anomala di istamina, una sostanza leggermente irritante che l’organismo secerne quando riconosce un allergene. In questo caso, non c’è nessuna allergia reale, ma il corpo rilascia in una zona del corpo, scatenando un forte prurito
Comunque, prima di affermare che una dermatosi è psicosomatica, occorre escludere tutte le possibili cause organiche con una visita diretta, eventuali test ematochimici e altri esami strumentali. Bisogna poi tenere presente che, sotto stress – sia fisico (surmenage, scarso sonno, iperlavoro), sia emotivo – la pelle diventa più “reattiva”.

Mappatura del prurito, analisi psicosomatica

Ecco una mappatura delle principali sedi di questo fastidioso sintomo, e di relazionarle con alcune comuni motivazioni psichiche:
Prurito alla testa
Spesso si dice , quando si è preoccupati, di avere un “gratta-capo”. Questa localizzazione del sintomo, sottintende, a livello spesso inconscio, una preoccupazione e il nostro tentativo di trovare una soluzione.

Prurito al naso
Quando respiriamo un’aria pesante, o, per meglio comprendere, “irritante”, spesso si accusa prurito in questa sede; ad es: il prurito al naso dei bambini che vivono in un ambiente familiare “teso” in cui i genitori spesso litigano e non vanno d’accordo.

Prurito agli occhi
E’ la localizzazione di quando abbiamo difficoltà a vederci chiaro, e allora, dobbiamo strofinarci gli occhi…

Prurito alla schiena
Tipico di quando ci gettiamo un problema “alle spalle”, ignorandolo. E’ il momento, allora, di ripescare il problema, di affrontarlo, e risolverlo.

Prurito al collo
Tipico di quando ci troviamo nella difficoltà di agire razionalmente o d’istinto o quando si è combattuti per qualcosa. Il collo è il punto di congiunzione tra testa e cuore; per questo si traduce nell’incapacità di decidere la cosa più giusta da fare.

Prurito alle mani
Quante volte, avendo voglia di “picchiare” qualcuno, diciamo: “- Mi prudono le mani…..”. Esprime una rabbia soffocata.

Prurito alle gambe
Le gambe, ci portano lontano…ecco come, un prurito in questa zona, può celare la smania di fare qualcosa o di scappare da una determinata situazione . Es: il prurito alle gambe degli anziani, spesso cela la paura della morte, e il tentativo di sfuggire da tale esperienza…

Prurito ai piedi
Tipico di quando ci troviamo in una situazione dalla quale toglieremmo volentieri i piedi…
FOTO: retenews-it
FOTO: retenews-it

Prurito all’addome
Particolare attenzione va posta al prurito della pancia nelle gravide, in quanto poterbbe sottintendere un rifiuto inconscio  alla maternità a seguito di svariati problemi come giovane età della mamma, problemi economici , finanziari ecc….

Prurito ai genitali
Più spesso colpisce il sesso femminile, e, a meno di infezioni, può essere causato da sensi di colpa oppure da una insoddisfacente e poco gratificante vita sessuale.

Per concludere
Il prurito diventa un modo di grattarsi via un persecutore interno – fantasmatico o reale non ha più importanza – che non da tregua. Ma il prurito aspecifico incontrollabile può essere anche la difesa a un cambiamento di pelle, a un passo esistenziale verso un’identità nuova, alla scelta della propria creatività, all’assertività.


In ogni caso, anche se si tratta di un disturbo psicosomatico, non si può evitare di curarlo perché i suoi effetti sono più che concreti.

ISIS & Co.

“Il processo di trasformazione del gruppo terroristico dell’Isis in uno Stato con un proprio esercito, polizia, bilancio, tasse e strutture sociali non sarebbe mai avvenuto senza l'aiuto dell'Occidente e delle monarchie del Golfo Persico”. Gli analisti russi, ripresi dall’agenzia di stampa TASS, puntano il dito contro l’Occidente e gli Stati Uniti per quel mostro (lo Stato islamico) che secondo loro sarebbe stato partorito a tavolino.
L’Isis nasce come una cellula di al-Qaeda in Iraq nel 2013. In pochissimo tempo è cresciuto a dismisura, riuscendo a dichiarare guerra ad alcuni paesi. Nell'estate dello scorso anno i fondamentalisti conquistano Mosul, la seconda città più grande dell'Iraq e dichiarano la nascita di un califfato che si estende da Aleppo, nel nord della Siria, alla provincia di Diyala, a est dell'Iraq, con una popolazione di sei milioni di persone.
“Nonostante fosse ad un livello embrionale, l’Isis già riceveva finanziamenti e rifornimenti da diversi paesi. Tra questi il Qatar, lo stesso paese che ospita il comando delle forze armate degli Stati Uniti in Medio Oriente”.
Sappiamo che ad un certo punto, dal Qatar sono stati trasferiti allo Stato islamico una somma di 300 milioni di dollari tramite conti correnti fittizi. Il principale conto era registrato in una banca svizzera a Berna (poi sequestrato). Proprio da questo fondo, l’Isis avrebbe attinto per porre le sue basi.
“Lo Stato Islamico, oggi, ha risorse finanziarie proprie. Oltre alle azioni tipiche dei terroristi (sequestri, estorsioni, opere d’arte), il califfato ricava cospicui utili dalla vendita del petrolio alla Turchia, Giordania e Siria”.
E’ strano come l’Occidente (così come una certa stampa) non si ponga questa domanda: il governo del presidente siriano Bashar Assad acquista il petrolio dallo Stato islamico a prezzi gonfiati. Perché? Proprio il contrabbando è la terza fonte principale di reddito dello Stato islamico.
Mettono in scena degli spettacoli. Non sono mica stupidi. I terroristi distruggono delle copie in gesso. Il patrimonio trafugato è stato già venduto al mercato nero e magari è già esposto in qualche villa miliardaria”.
L’intero studio è un attacco agli Stati Uniti rei, secondo i russi, di aver creato lo Stato islamico.
"Suvvia. La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, creata apparentemente per combatter lo Stato islamico, è una farsa. Dei 60 paesi membri, solo due o tre effettuano raid con truppe di supporto sul campo. Solo una nuova coalizione internazionale con Siria, Arabia Saudita, Giordania, Egitto, Russia e Stati Uniti sarebbe in grado di sconfiggere lo Stato islamico. La leadership russa ha sottolineato questa idea più di una volta".
“Il bilancio dell’Isis? Centinaia di miliardi di dollari. Fondi illimitati che gli consentono di disporre di un esercito di 150 mila militanti a libro paga. Senza il sostegno esterno, lo Stato islamico non sarebbe mai stato in grado di mantenere i territori sequestrati”.
“Cosa è lo Stato islamico? lo strumento principale di Washington creato per destabilizzare la situazione in Medio Oriente. Lo scopo degli Stati Uniti è quello di stravolgere la situazione nella Regione con l'obiettivo finale di riconquistare posizioni chiave in Medio Oriente”.
E se i russi avessero ragione?
Se cosi fosse, la strategia USA sarebbe chiara. Perché se l’Isis riuscisse a spodestare Assad, potrebbe poi rivolgersi verso l'Asia Centrale ed il Caucaso del Nord, da dove sarebbe in grado di rappresentare una minaccia alla sicurezza della Russia e della Cina.
Concludono gli analisti russi: “In Europa il piano ha funzionato. Centinaia di migliaia di profughi dalla Siria e dal Nord Africa richiedono costi colossali per sostenere il programma di assistenza, che porterà ad un danno economico nell'Unione europea. Gli Stati Uniti hanno potranno portare avanti facilmente il progetto di cooperazione transatlantica”.
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martedì 22 settembre 2015

Somatizzare? Meglio di no!


somatizzazione
Quando gli organi assorbono l’emotività negativa, parliamo di somatizzazione; ma cosa significa somatizzare?

Le somatizzazioni sono lo spostamento di eventi psichici sul corpo.
L’energia emotiva, anziché essere sentita o espressa, viene scaricata su un organo. 
Tale organo risente in modo diverso di questa sollecitazione: può avere delle variazioni nella sua funzione come nelle reazioni psicosomatiche; può alterare la sua struttura e ammalarsi come nelle vere malattie psicosomatiche.




Che difese abbiamo contro lo stress?

Secondo la visione psicosomatica moderna, le difese contro lo stress avvengono a strati successivi. Il primo strato è il pensiero e l’emozione. Il secondo strato sono le reazioni corporee determinate dal sistema neurovegetativo. L’ultimo strato riguarda alterazioni del sistema immunitario ed endocrino.
Ad esempio se l’individuo si trova in una situazione stressante quotidiana (liti continue in famiglia) attiva per primo il suo filtro emotivo e cognitivo: si dispera, piange, chiede aiuto ai famigliari, spera di trovare risposte e di impietosire il partner.
Nello stesso tempo ragiona sul da farsi per darsi una spiegazione e trovare vie d’uscita. Supponiamo che tutto questo non serva o le vie d’uscita non vengono trovate, per paura o ambiguità. Il disagio si fa più acuto e persistente. Allora subentra il filtro neurovegetativo. La persona incomincia a manifestare sintomi psicosomatici: ipertensione, tachicardia, insonnia, disturbi dell’apparato gastroenterico con inappetenza o vomito.
Questo dovrebbe indurre a prendere una decisione. Ma nulla cambia. Passano i mesi e lo stress è lo stesso. Dopo aver prodotto una ipertensione e una gastrite, il filtro neurovegetativo ha esaurito le sue possibilità. Subentra allora il terzo filtro, quello immunitario, che purtroppo va a produrre una vera malattia psicosomatica: la persona ad esempio si ammala di psoriasi, che le deturpa il volto e le braccia; manifesta episodi febbrili subentranti o faringiti ripetute. Potrebbe anche peggiorare i sintomi gastroenterici, fino a determinare un’ulcera.
Questo esempio dimostra come ogni situazione anomala debba trovare risposte e cambiamenti, per non ristagnare e prendere la via di una malattia: psichica o somatica.

Perché il malessere finisce nel corpo?

Malessere vuol dire ”vivere male”. La persona vorrebbe andare verso una direzione e invece deve prenderne un’altra, vorrebbe riposarsi e deve faticare, vorrebbe essere amata e si trova respinta, vorrebbe ribellarsi e piega la testa. Questo vivere male la lacera. La mette in un conflitto che la blocca. Il corpo trova allora un modo di manifestare il disagio. Lui, il primo generatore del linguaggio, scrive parole cifrate per comunicare il malessere che altrimenti resterebbe muto.
Come si curano le somatizzazioni?
Le somatizzazioni si curano impostando una rete terapeutica fra specialisti del corpo e della psiche, che possibilmente lavorino in collaborazione. I punti cardine della terapia sono: la cura costante dei sintomi fisici, la cura del dolore depressivo sottostante, la consapevolezza del conflitto che viene coperto, la fiducia nella realizzazione del cambiamento concreto, che è sempre necessario e salutare.
I sintomi fisici richiedono cure pazienti e controlli periodici, perché sono cronici. Non ci si deve aspettare una guarigione immediata e completa, perché sarà lenta e a salti. Nello stesso tempo ci si deve prendere cura del nucleo depressivo che genera la somatizzazione. Lo si fa col sostegno, la psicoterapia breve o un ciclo di antidepressivi dove occorre.
Nella somatizzazione è contenuto un conflitto che lacera: è indispensabile trovarlo, andando a ripercorrere la situazione esistenziale da cui sono partiti i sintomi. Il cambiamento concreto avviene dopo aver accettato i propri bisogni, aver fatto chiarezza e trovato il coraggio di abbandonare modalità malsane.

Il disturbo di somatizzazione

Esiste un vero e proprio disturbo di somatizzazione, che comprende molteplici lamentele fisiche, che vengono evidenziate da un individuo e che si manifestano per diversi anni, portando a delle difficoltà sul piano sociale, lavorativo e relazionale in generale. Il paziente si ritrova in una costante ricerca di una possibile cura per queste manifestazioni sintomatologiche.
Perché si possa parlare di vero e proprio disturbo di somatizzazione, secondo la definizione del DSM IV, i sintomi devono comprendere almeno quattro che riguardano il dolore, due gastrointestinali, uno sessuale e un sintomo pseudoneurologico, come, per esempio, un’alterazione dell’equilibrio. Per tutti questi sintomi fisici non è possibile rintracciare una spiegazione medica, un’origine fisiologica del problema. Tutto è da inquadrare nell’ambito della sfera psichica del paziente.
A volte la somatizzazione è accompagnata da sintomi di ansia e di depressione, sia endogena che reattiva. Per curare il disturbo di somatizzazione serve una psicoterapia cognitivo-comportamentale. In questo modo il soggetto riesce ad adoperare una ristrutturazione dal punto di vista cognitivo e a superare il proprio disagio.

Conclusione

Possiamo riassumere i concetti in questi consigli:
  • Se sospetti una malattia psicosomatica esegui prima tutti gli esami diagnostici consigliati, e indaga sulle possibili cause organiche.
  • Se tutti gli esiti sono negativi, chiediti quale fosse la tua situazione esistenziale all’inizio del disturbo, perché la somatizzazione parte dalla tua storia.
  • Accetta di vedere la fatica e il conflitto che vivevi allora e che tutt’ora persiste, senza minimizzare o negare le difficoltà.
  • Cura il corpo e l’anima contemporaneamente, accettando le tue debolezze e i dubbi che faticano a risolversi, perché è normale non riuscire a capire e risolvere tutto subito.
  • Fatti sostenere nei vissuti depressivi, che hanno accompagnato il dolore o la frustrazione della situazione esistenziale di partenza.
  • Datti il permesso di cambiare qualcosa della tua vita, perché solo così il tuo corpo cesserà di gemere.
  • Ogni cambiamento è la perdita di qualcosa, ma è anche la conquista di altro, ed è meglio soffrire per arrivare alla serenità che soffrire inutilmente nello stare fermi.

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