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lunedì 31 agosto 2015

La frutta va mangiata nel modo giusto!

frutta Combinazioni alimentari
Sei uno di quelli che dice che la frutta gonfia o fermenta? Ecco come dimenticarsi per sempre di questi fastidi ed ottenere tutta l’incredibile energia, vitamine e minerali VIVE dalla frutta, l’alimento principe e più naturale per l’essere umano.
Imparare a mangiare tanta frutta, e a farlo nel modo corretto, gioca un ruolo basilare nella detossificazione del nostro organismo e mette a disposizione unaenorme quantità di energia utile a livello fisico e mentale. Nessun cibo è così perfetto e bilanciato per l’uomo come la frutta, ed è davvero scioccante che nell’alimentazione “moderna” esso abbia un ruolo così marginale.
Occorre evitare che la frutta trovi sul suo cammino cibo indigerito e residui putrefattivi di pasti precedenti e di digestioni prolungate oltremisura, mandando se stessa e il resto in putrefazione, e creando gas e rigonfiamenti intestinali. Se mangi due fette di pane e poi una porzione di frutta, rovini un meccanismo perfetto. La porzione di frutta è pronta per andare direttamente nell’intestino tenue, nel duodeno, ma viene impedita di fare quel percorso e viene trattenuta nello stomaco da quelle fette di pane, per cui l’intero pasto, sia il pane che la frutta, si trasforma in un bolo acido carico di fermentazione, per cui tutto è da considerarsi compromesso e rovinato.
Capelli bianchi, perdita di capelli, crisi di nervosismo, circoli scuri sotto gli occhi, e altre cose del genere non succederebbero se imparassimo a consumare il nostro cibo elettivo nelle giuste modalità, cioè a stomaco libero.
Non esiste al mondo alcun frutto capace di acidificare il corpo umano, tantomeno limoni e arance, che al contrario rappresentano quanto di meglio esiste per alcalinizzare il nostro sistema ed evitare il ricorso ai tamponi antiacidi, assai costosi in termini di enzimi e di energia interna. 
Secondo il maggiore studioso mondiale di alimentazione di tutti i tempi, che rimane senza dubbio il dr Herbert Shelton, se imparate il corretto modo di alimentarvi con la frutta, avrete automaticamente a vostra disposizione il segreto della bellezza, della longevità, della salute, dell’energia, della felicità e del peso-forma costante e senza sbalzi.
Le combinazioni alimentari sono regole fondate sulla fisiologia della digestione e sulle ricerche ed esperienze di molti studiosi. Non tutti i cibi vengono digeriti allo stesso modo e con gli stessi tempi. È questa la regola fondamentale che sta alla base delle combinazioni alimentari. La digestione avviene ad opera di sostanze particolari, chiamate enzimi, che scindono gli alimenti nei loro costituenti fondamentali. Nell’organismo ci sono numerosi enzimi ed ognuno specifico per ogni sostanza. Questo schema, seppur limitato, può aiutare a comprendere la complessità del processo digestivo. Ciascun enzima necessità di specifiche condizioni di acidità (pH) per poter agire al meglio: ad es. la ptialina funziona meglio in ambiente alcalino, la pepsina meglio in uno acido. Quando viene ingerito un alimento si dovrebbero creare le condizioni ideali di acidità affinché l’ambiente sia il più idoneo possibile per favorire l’attività enzimatica. Ma se si associano nel pasto alimenti che hanno esigenze digestive diverse, se non addirittura opposte, questo non può avvenire con il risultato che la digestione è più lenta e difficoltosa e con una serie di sequele a ciò connesse: sonnolenza post-prandiale, bruciore gastrico, senso di pesantezza, gonfiore, meteorismo e più grave produzione di scorie tossiche.
Ecco allora le regole per mangiare correttamente la frutta!
1) Mangiare la frutta a stomaco vuoto o 20-30 minuti prima di mangiare. L’unica eccezione è l’ananas, mela, kiwi e papaya che hanno degli enzimi digestivi che facilitano la digestione e che gli permettono di essere mangiati a fine pasto favorendo l’assimilazione del pasto. Per mia esperienza l’ananas è il migliore a fine pasto.
2) La frutta può essere divisa in frutta dolce, frutta semiacida e frutta acida.

Frutta acida: ananas, arance, clementine, limoni, mandarini, melagrane, pompelmi, ribes.
Frutta semiacida: albicocche, ciliegie, fragole, mele, pere, pesche, prugne, uva.
Frutta dolce: banane, datteri, fichi, mele dolci, uva dolce.
Melone e anguria.

3) Possiamo mangiare diversi tipi di frutta insieme rispettando la combinazione: Frutta acida + semiacida; Frutta dolce + semiacida. Evitare invece di mescolare frutta dolce con frutta acida. 
4) Il melone e l’anguria vanno mangiati da soli altrimenti fermentano con grossa facilità dato l’elevato contenuto di glucidi (zuccheri). Ma c’è un lato positivo:impiegano solo 10 minuti per essere digeriti quindi l’ideale è mangiarli prima di iniziare il pasto.
5) Non esiste una “simpatia” totale tra frutta e verdura in quanto richiedono enzimi diversi per la loro elaborazione e assimilazione. Il frutto più adatto a eventuali miscele è la mela. Tuttavia piuttosto che combinare queste due categorie di alimenti è meglio mangiare prima la frutta, poi la verdura.
Seguendo questi semplici regole che si basano sul funzionamento digestivo avremo due vantaggi: nessun fastidio nel mangiare frutta e l’enorme beneficio delle proprietà del cibo elettivo per l’uomo.

Edifici sulla Luna?

Ex-funzionari della NASA confessano di possedere le prove che le missioni Apollo hanno avuto lo scopo specifico di studiare edifici fotografati dalle sonde senza equipaggio della NASA.
“Edifici in rovina; edifici sulla superficie della luna; apparentemente molto vecchi. Ma chi li ha costruiti? Gli esseri umani? Ovviamente no. Dopo molti interrogativi si è giunti solo a una conclusione: E’ stata opera di una civiltà non-umana” ha affermato Juan José Benitez – giornalista investigativo spagnolo (della serie televisiva “Planeta Encantado”).
Poco dopo l’atterraggio del modulo “Eagle” sulla superficie della luna nel luglio 1969,a Neil Armstrong è stata registrata una frequenza cardiaca accelerata a 160 battiti al minuto. Secondo la NASA, il cuore del dell’astronauta era accelerato a causa della sua attività che in quel momento lo vedeva  raccogliere  campioni di pietre lunari.

Tuttavia, dopo quattro decenni del primo sbarco sulla luna, un’altra versione mette in discussione la veridicità su quanto dichiarato dalla NASA e sulle vere emozioni provate dagli astronauti stessi.Infatti secondo alcune dichiarazioni rilasciate da ex funzionari dell’ente spaziale americano non è stato il peso insignificante delle rocce ad aver eccitato il cuore di Armstrong, ma la vista di alcuni edifici”.
Secondo Benitez, il vero motivo della missione “Apollo” è stato quello di documentare, nel miglior modo possibile, alcuni edifici che erano stati fotografati da satelliti senza equipaggio degli Stati Uniti. “Tutto è stato meticolosamente pianificato” ha riferito il ricercatore.
Da quando l’Apollo 11 è ritornato dalla sua impresa titanica, molti funzionari di alto rango, responsabili per le missioni lunari, avevano fatto trapelare l’esistenza di una scoperta dalla spettacolare grandezza, che è stata celata dall’agenzia spaziale del Nord America alla stampa internazionale.
“I nostri astronauti hanno trovato rovine di città lunari, piramidi trasparenti, cupole e Dio sa che cos’altro,” ha detto l’ex consulente scientifico dell’ Apollo 11, Richard Hoagland.
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“Gli astronauti hanno raccolto anche alcuni prodotti artificiali le cui tecnologie sono state utilizzate dagli Stati Uniti, Russia, Cina, India e Giappone”, ha detto Hoagland. “Gli americani hanno portato sulla terra un segreto sorprendente,una scoperta incredibile durante la permanenza degli stessi sulla Luna, e tenuto questo segreto custodito per molti anni.”

Il giornalista spagnolo Pepe Ortiz ha confessato che l’ex capo delle telecomunicazioni dell’ Apollo 11, l’ingegnere americano Alan Davis, ha commentato il ritrovamento di presunti materiali alieni cui fa riferimento Hoagland. “La NASA ha resti di queste rovine, che sono stati analizzati”, ha detto Ortiz sul programma televisivo Quarto Milênio.
20 luglio 1969: Che cosa è stato visto realmente?
L’ ingegnere Alan Davis, era coordinatore e responsabile NASA della base dislocata sulle isole di Antigua. Esso si occupava di trasmettere il segnale dall’Apollo 11 alla base di Houston, Stati Uniti d’America. L’esistenza di un ritardo di 10 secondi di un relè, permetteva a Davis di tagliare il segnale prima che fosse necessario,quindi poco prima che tutto fosse trasmesso sullo schermo TV davanti a milioni di persone in tutto il mondo. Per farla breve, tutto ciò che la NASA ha voluto censurare durante la missione Apollo 11, non è mai arrivato agli occhi degli spettatori.
Il  ritardo del segnale è stato sfruttato efficacemente nascondendo quegli edifici in rovina e gli ufo che apparivano sullo schermo del monitor. In tal modo, il vero scopo della missione Apollo 11 è stato nascosto al pubblico per quasi quattro decenni.
Tuttavia, queste preziose informazioni sono riemerse dalle testimonianze dei personaggi principali coinvolti nell’ insabbiamento.In particolare,da un testimone importante come  Alan Davis, che dopo essere andato in pensione ha deciso di trascorrere gli ultimi giorni della sua vita in Spagna, fino a diventare uno degli uomini chiave per ciò che concerne la rivelazione dello spazio segreto.

“Potrebbe trattarsi di una civiltà che ha vissuto sulla Luna” ha raccontato Davis a molti anni di distanza da quel 20 luglio 1969. “C’erano rovine che non si possono confondere con la normale disposizione di una roccia sopra l’altra;C’erano diversi tipi di entrate che si possono accomunare ad una sorta di porte o di finestre.
Ken Johnston, ex direttore della Sezione di Conservazione del foto Laboratory della NASA, fu un altro testimone che scosse la comunità scientifica quando dichiarò apertamente che molte immagini della missione Apollo erano state alterate prima della pubblicazione, e che molte altre sono state distrutte volutamente.
Secondo Johnston, in molte foto trafugate si può chiaramente distinguere dei monoliti e altri edifici che sono state maldestramente “ripulite” al fine di non presentare anomalie.
Richard Hoagland, consulente scientifico durante il programma Apollo, ha spiegato l’effetto dell’ “Arcobaleno” multiplo che appare nelle immagini lunari. Secondo Hoagland, questo effetto è causato da cupole di cristallo riflesse sul televisore, tutti appartenenti ad una civiltà extraterrestre sconosciuta.
“Sulla luna non c’è acqua, non c’è atmosfera, e non vi sono impurità che possono depositarsi sul cristallo rendendolo fragile. Quindi questo rende il cristallo ottimo materiale strutturale “, ha detto Hoagland. “Gli edifici di cristallo costruiti sulla luna, sono 20 volte più resistente dell’acciaio”.
Un’altra figura chiave nella controversia delle immagini, è il sergente della US Air Force, Karl Wolfe, che è stato assegnato ad una base in Virginia per lavorare come archivista delle immagini fotografiche scattate dall’orbita lunare.
Lo stesso Wolfe, conferma che mentre lavorava alla base, ha avuto l’opportunità di visionare molte immagini controverse che si riferiscono al lato oscuro della luna. “Ho visto figure geometriche, torri, strutture molto alte e costruzioni simili a radar,edifici sferici di proporzioni colossali”.
FONTE: conoscenzealconfine.it

domenica 30 agosto 2015

Atteggiamenti mentali errati che causano infelicità


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“La mente è un mondo a sé, e da sola può rendere il paradiso un inferno e l’inferno un paradiso” John Milton. Questo aforisma rende appieno come un processo di pensiero può invalidare la nostra vita! Fin dai tempi più antichi, l’uomo ha fatto esperienza di pensieri negativi che arrovellano la mente. Tuttavia, è il modo in cui decidiamo di maneggiare questi pensieri che fa la differenza.
A seconda dell’interpretazione che attribuiamo agli eventi della realtà possiamo trovarci a sperimentare sicurezza o paura, speranza o panico, responsabilità o vittimismo, vittoria o sconfitta. Vari studi hanno rilevato che avere un atteggiamento mentale negativo nei confronti degli eventi della vita può inficiare lo stato di salute ed avere effetti negativi sulla felicità e il benessere.
Ecco 8 atteggiamenti mentali e pensieri negativi che le persone infelici fanno continuamente… e che renderebbero infelici chiunque di noi li facesse!!!!

1) Avere un dialogo interno auto-svalutante

Il “dialogo interno” è quella sorta di voce interiore che ci accompagna in tutto quello che facciamo. Esso è formato dai pensieri che formuliamo sul mondo. Poichè il dialogo interno costituisce di fatto un insieme di messaggi che inviamo a noi stessi, se è prevalentemente di matrice negativa, esso rischia di sabotare gravemente il nostro benessere: può ridurre il nostro senso di efficacia, diminuire le nostre capacità di perfomance e abbassare il nostro potenziale. I pensieri auto-svalutanti più comuni includono frasi del tipo: “Non posso…”, “Non sono bravo abbastanza!”, “Non riesco…”, “Mi mancano certe caratteristiche…”, “Fallirò!” etc. Vi piacerebbe che un vostro amico continuasse a ripetervi “Non avrai mai successo”, “Non sei bravo abbastanza”, “Sei troppo insicuro”, “Fallirai”? Considerereste questa persona un vero amico? Ovviamente no! Dunque, perché parlate a voi stessi in questo modo? Ingaggiarsi continuamente in pensieri auto-svalutanti è come avere un amico crudele che cerca in ogni modo di sabotarvi. Così facendo, diventate il peggior nemico di voi stessi.

2) Avere attitudini pessimistiche

Una tra le più controproducenti forme di pensiero consiste nel partire da una situazione e vedere solo il lato negativo, o addirittura ipotizzare il peggio. Per molte persone, guardare il bicchiere mezzo vuoto è un’attitudine abituale e automatica. Pensiamo per esempio ad un treno fermo o a una giornata di pioggia. Per alcune persone, questi eventi sono solo esperienze negative, terribili. In realtà, non c’è nulla di positivo o di negativo nel traffico o nel tempo!! E’ il modo in cui si sceglie di guardare le circostanze che rende la situazione positiva o negativa, e questa scelta può immediatamente renderci più forti o più deboli, più felici o più tristi, potenti o vittime. Partendo dalla stessa situazione, possiamo guardare il treno fermo come la possibilità di ascoltare musica rilassante o una giornata di pioggia come l’occasione per andare a casa a berci una buona tazza di cioccolata calda leggendo un bel libro. Dipende tutto da come scegliete di osservare il momento.

3) Fare paragoni negativi con gli altri

Uno dei più facili e comuni modi per sentirsi tristi e insoddisfatti è paragonare se stessi agli altri, in particolare con persone irraggiungibili. Spesso tendiamo a fare confronti con persone che ricevono un sacco di complimenti, che sono molto attraenti, che fanno molti soldi, o che hanno moltissimi contatti sui social. Quando vi trovate a desiderare quello che hanno gli altri, e vi sentite invidiosi, inferiori e inadeguati, molto probabilmente state mettendo in atto paragoni sociali negativi. Vari studi in letteratura (a partire da Aspinwall & Taylor 1993 e Collins 1995) hanno mostrato che le persone che attuano abitualmente confronti negativi con gli altri soffrono più frequentemente di stress, ansia, depressione e pensieri auto-svalutanti.

4) Rimuginare sul passato

Dovremmo imparare dal passato, non farci schiacciare da esso. Può capitare che circostanze avverse della vita ed episodi personali negativi possano bloccarci, farci diventare insicuri nelle scelte e non farci riconoscere nuove brillanti opportunità. Tuttavia, mentre ciò che è avvenuto nel passato non può essere modificato, abbiamo la possibilità di dare una nuova forma a quello che deve ancora accadere. Il primo passo è quello di rompere col passato e dichiarare che siamo noi, non la nostra storia, ad essere in gioco adesso. Goethe ci ricorda “Niente vale più di questo giorno”. Non soffermiamoci sul passato: facciamo scelte migliori oggi e andiamo avanti.

5) Sentirsi impotenti di fronte a persone ostili

È frequente incontrare sulla propria strada persone difficili. Di fronte a questi individui che cercano continuamente la sfida, è facile arrivare a credere che loro siano forti e noi le vittime, e che con il loro comportamento aggressivo abbiano il controllo su di noi. Molti nostri atteggiamenti di fuga, anche se giustificati, sono notevolmente influenzati dalla convinzione della propria debolezza. La chiave per cambiare questa falsa credenza di essere vittime di un prepotente è spostarsi dalla condizione di passività a quella di attività. Se avete a che fare con un narcisista, un passivo-aggressivo, un manipolatore, un intimidatore o un controllante, ci sono molte strategie che potete utilizzare per fronteggiare la situazione. 6. Colpevolizzare gli altri

6) Colpevolizzare gli altri

Colpevolizzare consiste nel far sentire gli altri responsabili delle proprie disgrazie. Molte persone hanno l’abitudine di buttare la colpa della loro infelicità o mancanza di successo su genitori inefficienti, relazioni negative, su svantaggi socio-economici o sulla salute precaria. Certamente è vero che la vita è piena di difficoltà, ed innegabili sono il dolore e le sofferenze che ne conseguono, tuttavia incolpare gli altri della propria infelicità e assumere il ruolo di vittima non è un atteggiamento efficace. A ben vedere, la condizione di vittima consente una serie di vantaggi secondari, ad esempio è più “comodo” puntare il dito contro gli altri per le proprie insoddisfazioni, evitando o ritardando il momento di assumersi la completa responsabilità della propria vita. Tuttavia, è utile notare che l’abitudine a colpevolizzare fa risultare, agli occhi degli altri, sgradevoli e rancorosi e, soprattutto, priva la persona di potere e controllo sulle cose in quanto la responsabilità è spostata su terzi (…). Tra l’altro, spesso e volentieri, le persone “bersaglio” della colpevolizzazione hanno poca idea di quello che veramente state provando e possono non accorgersi di nulla. In realtà, siete voi che vi state facendo prigionieri da soli della vostra acidità e del vostro astio. I vostri sentimenti possono anche essere giustificati, tuttavia non vi aiuteranno a diventare persone felici e di successo.
“Quando diamo la colpa ad altri, stiamo gettando via il nostro potere” Greg Anderson7. Avere difficoltà a perdonare se stessi

7) Avere difficoltà a perdonare se stessi

Tutti noi commettiamo errori nella vita. Quando guardate indietro alle vostre azioni passate, ci sono decisioni e gesti che rimpiangete di aver fatto? Ci sono stati errori sfortunati di giudizio che hanno causato dolore a voi stessi e agli altri? Credo proprio che tutti risponderemmo di sì. La domanda più importante, dunque, è un’altra: come rievocate questi eventi passati? Pensate a voi come delle cattive persone e vi sentite in colpa per avere fatto male qualcosa o aver perso delle opportunità? Come visto precedentemente, molto dipende da come leggiamo e rileggiamo gli eventi! Durante questi momenti difficili, è estremamente importante essere compassionevoli con se stessi. (…)
“Perdona te stesso. Tutti facciamo errori. Gli errori non sono permanenti, ma sono momenti isolati. Impara a dire a te stesso: ho fatto un errore, ma questo non fa di me una persona cattiva”

8) Avere timore eccessivo di fallire e di fare errori

Le paure di fallire e di fare errori sono spesso associate con il desiderio di essere stimati ed apprezzati dagli altri e con esigenze perfezionistiche. Vi è mai successo di pensare di non essere stati bravi come desideravate in certe occasioni? Probabilmente ciò non potrebbe essere dovuto all’asticella che avete posizionato troppo in alto? Benchè avere standard elevati possa servire come un ottimo strumento motivazionale, aspettarsi di essere sempre perfetti in tutte le situazioni ha effetti negativi sul nostro benessere, in quanto va ad aumentare i livelli di stress e a diminuire le probabilità di ottenere successo, riducendo così la propria felicità. A conferma di ciò, numerosi studi in letteratura (tra cui Rettner 2010) hanno sottolineato la correlazione inversa tra perfezionismo e felicità: all’aumentare del primo, la seconda tende a diminuire. Un fatto è evidente nella storia: non è umano essere perfetti.
“Si può anche cercare di essere perfetti, ma il costo di questa decisione è molto alto… Come vi sentirete quando non riuscirete a raggiungere i canoni elevati che vi siete imposti?”

FONTE: tecnologia-ambiente.it

lunedì 24 agosto 2015

L'amara realtà dello zucchero


Cosa beviamo noi adulti e cosa bevono i nostri figli?
Le bevande gassate e i succhi di frutta contengono quantità industriali di zucchero raffinato: la sostanza più acidificante in commercio in grado di sottrarre importanti minerali organici (calcio, magnesio, fosforo, potassio…) dall’organismo, direttamente da ossa, denti, capelli, organi, ecc.
Dalla grande distribuzione ho acquistato 9 bevande tra lattine e succhi di frutta.
Lo zucchero contenuto, riportato nell’etichetta dai produttori fa impallidire.
Per renderlo visivo ho usato un piccolo sacchetto trasparente e delle zollette, e infine l’ho scritto sopra con il pennarello.
Qualche esempio? Una lattina di coca-cola da 330 ml contiene la bellezza di 35 gr di zucchero che corrispondono a 7 zollette, mentre il chinotto arriva a 36,6 gr.
Un succo di frutta biologico da 200 ml ne ha 22 gr (poco più di 4 zollette), mentre un succo di frutta normale ne contiene 28,2 gr.
La San Benedetto produce Baby Drink, una bevanda dedicata ai più piccoli al gusto di camomilla e mandarancio: un bottiglia da 250 ml contiene 24,9 grammi (5 zollette) di candido zucchero!
Questa è l’amara realtà dello zucchero: è dolce e ce lo rifilano dappertutto, ma non ci rendiamo conto dei danni che questa sostanza sta provocando nella nostra società…

Foto e articolo a cura di Marcello Pamio e pubblicato su Facebook sulla pagina "Disinformazione"

Gli effetti stimolanti della luce blu

Effetti marcati sulla funzione cognitiva e la vigilanza sono stati registrati in seguito a brevissimi istanti di esposizione alla luce blu. Luce che mostra effetti sulla veglia anche più evidenti della caffeina.
La luce blu è risultata causare quasi immediate modifiche a livello cerebrale e agire come uno stimolante al pari della caffeina.Quanti di noi ogni giorno si bevono una o più tazzine di caffè per riuscire a contrastare i ritmi frenetici della società e la richiesta di essere sempre attivi? Un abuso di caffeina, tuttavia, potrebbe anche causare alcuni problemi di salute, specialmente se protratto per molto tempo.

Come dunque ottenere gli stessi effetti sulla vigilanza senza assumere sostanze eccitanti o stimolanti? A questa domanda hanno risposto i ricercatori della Mid Sweden University che hanno scoperto come la luce blu può eliminare sonnolenza e mantenere un ottimo stato di veglia, alla stregua della caffeina.
Eppure dovevamo sospettarlo, visto che negli ultimi anni proprio la luce di colore blu è stata avversata a causa dei suoi effetti negativi sulla qualità del sonno. Pensiamo a smartphone e altri aggeggi tecnologici che, se utilizzati prima di coricarsi, possono portare a una notte insonne. Questo è dovuto alla luce blu emessa dai display dei dispositivi elettroni che provoca una soppressione della melatonina, da tempo ormai conosciuta per il suo ruolo di regolatrice del ritmo biologico.
Come tutte le cose, però, possono essere utilizzate con equilibrio e consapevolezza per ottenere effetti positivi. In questo studio si è infatti potuto notare come la luce blu sia anche in grado di donare maggiore attenzione cerebrale.
Durante la ricerca, alcuni imprenditori volontari sono stati sottoposti a elementi di distrazione come grandi schermi televisivi; chi era stato esposto alla luce blu riusciva a distrarsi molto meno rispetto a chi aveva assunto della semplice caffeina.
Secondo gli autori dello studio «la luce blu e la caffeina hanno dimostrato effetti distinti su aspetti della funzione psicomotoria». La luce blu ha infatti «la caratteristica di influenzare positivamente tutta una serie di impostazioni in cui la funzione cognitiva e la vigilanza sono importanti».
Secondo gli scienziati, questo genere di illuminazione migliorerebbe le capacità cognitive come la memoria, l’attenzione e il tempo di reazione. Per i tessuti sembra essere innocua, ma può  provocare effetti biologici abbastanza marcati sull’organismo umano. Non a caso, alcuni trattamenti medici si basano sull’utilizzo di tale luce: all’Ospedale Universitario di Heidelberg, per esempio, è stata sviluppata una struttura in grado di trattare positivamente il dolore. Ma ci sono anche ricerche più curiose come quella condotta dalla Hebrew University Hadassah School of Dental Medicine (Israele) che ha dimostrato come alcune lampade allo Xenon usate per lo sbiancamento dei denti siano riuscite a eliminare i batteri gram-negativi che inducono l’alitosi. Secondo l’Università di Montreal, infine, i non vedenti sarebbero in grado di rilevare la luce blu.
E’ indubbio che le potenzialità di questo genere di frequenza può essere sfruttata in campo medico per molti problemi, anche se dovranno essere condotti ulteriori studi. Quello che è certo, per ora, che sono sufficienti 50 secondi di esposizione per cagionare cambiamenti a livello cerebrale.

venerdì 21 agosto 2015

Dieta della leptina

DIETA DELLA LEPTINA

Avete mai sentito parlare di dieta della leptina? La leptina è un ormone proteico prodotto dal tessuto adiposo che ha il compito di regolare il senso di sazietà. E’ da questo ormone che dipende la quantità di grassi che viene convertita in energia per l’organismo e che viene accumulata nel corpo. Nelle persone obese, a causa dell’eccessiva massa grassa, si sviluppa una resistenza alla leptina, che così non è più in grado di comunicare correttamente con il cervello e inviare messaggi efficacemente. Pertanto più è il grasso nella persona, minore è l’efficacia dell’ormone della sazietà. A tal proposito vedremo come  stimolare la leptina eliminando così il grasso in modo naturale ed efficace.

Come stimolare la leptina, l’attività fisica

Abbiamo appena detto che maggiore è il grasso corporeo, minore è l’efficacia della leptina. Quindi, innanzitutto bisogna cominciare a perdere qualche chilo di troppo facendo esercizio fisico. Non è necessario eliminare quanto più grasso possibile in poco tempo, l’importante è cominciare a eliminare il grasso. Nel momento in cui si inizia a perdere anche solo un minimo di massa grassa, la comunicazione dell’ormone leptina con il cervello comincia a migliorare. Secondo la University of Texas Health Science Center basta perdere anche solo un paio di chili per aiutare i livelli di leptina a ritrovare la normalità. Nei soggetti obesi infatti, i livelli di leptina aumentano proprio perché il corpo tenta di colmare la mancanza di comunicazione con un maggior numero di ormoni leptina, il problema è che comunque tale comunicazione con il cervello non migliora nonostante la maggiore presenza dell’ormone. L’obiettivo è quindi quello di ridurre la massa grassa e quindi anche l’alta concentrazione di leptina nelle cellule adipose in modo da ristabilire una comunicazione adeguata con il cervello.
Fare attività fisica regolarmente è il modo migliore per iniziare a perdere peso. Basta anche solo una camminata di 30 minuti al giorno oppure a giorni alterni. Oltre alle attività cardiovascolari come corsa, nuoto, bicicletta e altre, si consigliano i pesi per aumentare la massa muscolare, la quale aiuta a eliminare il grasso più efficacemente.
L’attività fisica inoltre contribuisce a diminuire i livelli di stress, altra causa legata all’aumento di peso. In questo caso, sarebbe bene praticare lo yoga, che unisce l’esercizio fisico al rilassamento psico-fisico, l’ideale per abbattere lo stress e gli accumuli di grasso.

Come stimolare la leptina, l’alimentazione

Mangiare cibi che bilanciano i livelli di leptina può aiutare a ristabilire la sensibilità a questo ormone e migliorare i segnali che manda al cervello. Consumare proteine a prima colazione può essere utile a ripristinare la sensibilità alla leptina, come anche cibi ricchi di fibre e verdure a foglia verde. In pratica tutti quei cibi poveri di calorie vuote e grassi cattivi.
Altro aspetto importante nell’alimentazione è quello di mangiare piccoli pasti frequenti, anziché pochi pasti abbondanti, durante tutto il corso della giornata in modo da accelerare il proprio metabolismo. Le porzioni devono essere a basso contenuto calorico e gli snack devono essere salutari, come per esempio yogurt magro, frutta, frutta secca, insalata, cereali e così via. La frutta fresca e la verdura offrono una buona fonte di energia e sono alimenti a basso contenuto calorico quindi si possono mangiare più volte al giorno.
Sostituire i carboidrati semplici con quelli complessi. Secondo la rivista Journal of Sports Science and Medicine, l’insulina è legata alla regolazione della produzione di leptina. I carboidrati integrali, tra cui i cereali integrali, riso, pane e pasta integrali, contribuiscono a un rilascio lento e regolare di insulina durante l’arco giornata. Questo è importante per mantenere un tasso costante e sano di glucosio nel sangue in modo che non si verifichino sbalzi con rilasci eccessivi di insulina e crolli nei livelli di zuccheri, con inevitabili riscontri negativi sull’appetito e quindi sul peso corporeo.
Mangiare cibi poco grassi è importante, ma è altrettanto importante scegliere alimenti che contengono grassi buoni, dato che il nostro corpo ha bisogno di questi grassi per il corretto funzionamento e per la giusta energia. I cibi che contengono grassi salutari come gli omega 3 sono per esempio oli vegetali, frutta secca come noci, arachidi e mandorle, semi di lino (meglio se tritati), semi di chia, semi di girasole e altri semi oleosi, pesce grasso (non più di due volte a settimana) come sgombro, halibut, e salmone.

Dieta della leptina

Secondo la dieta della leptina, in base ai cibi che mangiamo, siamo in grado di attivare il nostro metabolismo, aumentare la combustione di grassi, limitare il nostro appetito e perdere peso.
Sono vietati :
  • Caffè Zucchero Bibite Succhi di frutta con zuccheri Dolci Cibi grassi Fast Food Cibo spazzatura Alcool Preparati zuccherati Biscotti, wafer, croissant 
Alimenti adatti per la dieta della leptina:
  • Pomodori Uova Yogurt Cavoli Carote Lattuga Peperoni Broccoli  Spinaci Pompelmo Mele Ciliegie Arance Succo di limoni More Cereali integrali  Mandorle Noci 

Dieta della leptina, indicazioni utili

  • I pasti nella dieta della leptina sono strettamente 3 al giorno e programmati rigorosamente.
  • La colazione deve essere consumata 12 ore prima della cena, mentre il pranzo esattamente 6 ore dopo la colazione e 6 prima della cena.
  • Gli spuntini tra i pasti sono vietati e la quantità di ogni pasto non deve superare le dimensioni di un palmo della mano.
In questo modo viene attivato l’intero organismo, stimolato il metabolismo e il corpo inizia a bruciare grassi.
ATTENZIONE: per il corretto svolgimento della dieta bisogna consumare il cibo lentamente. Bisogna masticare il cibo molto bene per dare del tempo al cervello a inviare il messaggio che siamo sazi e cosi a non consumare più calorie di quelle che servono al nostro corpo.

giovedì 20 agosto 2015

Medici Senza Frontiere contro le leggende sanitarie anti-immigrati

FOTO: medicisenzafrontiere.it
Medici senza frontiere ritiene che non vi siano dati obiettivi, né evidenza scientifica, che possano confermare l’esistenza di un rischio sanitario direttamente connesso alla presenza di persone di origine straniera sul territorio nazionale”.
L’occasione è stata offerta dalla richiesta di un parere sulla ordinanza sanitaria anti-immigrati del sindaco di Alassio. Ma la relazione di Stella Egidi, specialista in malattie infettive dell’organizzazione, non si limita al provvedimento del primo cittadino ligure (definendone i presupposti “evanescenti e privi di solide basi scientifiche, forieri peraltro di generalizzazioni e stereotipi in grado di provocare allarmismi ingiustificati e sentimenti di pregiudizio nei confronti dei cittadini stranieri), ma scrive un piccolo manuale sulle leggende sanitarie utilizzate in chiave xenofoba.
Leggendolo si apprende per esempio che fin dal 2011 i migranti vengono visitati al momento dello sbarco. E che, dai dati raccolti in quell’anno, emerge che ci furono solo venti allerte – “peraltro di banale gestione e a limitata contagiosità (infestazioni, sindromi respiratorie, gastroenteriti)”. In definitiva, ribadisce Msf, “Ad oggi, non ci risulta che si ravvisino le condizioni per ritenere che vi sia a livello locale, così come nazionale, un’emergenza sanitaria in qualche modo collegata all’arrivo di popolazioni migranti sul nostro territorio”. E ancora: “Nel corso di oltre dieci anni di attività mediche fornite alla popolazione migrante irregolare in Italia, Medici Senza Frontiere non ha memoria di un solo caso in cui la presenza di immigrati sul territorio sia stato causa di un’emergenza di salute pubblica. Dall’analisi dei dati raccolti nel corso delle attività cliniche condotte da MSF nel CPSA di Pozzallo, risulta che su oltre 7.200 arrivi ci sono stati 24 casi sospetti per Tubercolosi, di cui solo 3 confermati”.
La dottoressa Egidi quindi prende in esame, una per una, le malattie indicate nell’ordinanza. Che poi sono quelle ricorrenti nelle leggende sanitarie sull’immigrazione.
La Tubercolosi. E’ probabilmente la patologia che meglio si presta, anche attraverso equivoci statistici, per connettere un pericolo sanitario alla presenza degli immigrati. Infatti è vero che tra loro l’incidenza della tbc è più alta. Il fatto è che non lo è al momento dell’arrivo in Italia, ma cresce dopo alcuni anni di permanenza. Detto in altre parole: gli immigrati non portano, ma prendono la tbc in Italia. E questo per una ragione banalissima. Si tratta di una malattia nella cui patogenesi le condizioni di abitative e di vita sono fondamentali. “Nel caso del migrante, il rischio di riattivazione dell’infezione una volta a destinazione è più elevato a causa di una serie di fattori: le condizioni di vita (denutrizione o cattiva nutrizione, scarsa igiene), di lavoro e di alloggio (permanenza in luoghi chiusi, sovraffollati e scarsamente arieggiati e illuminati)”. Insomma, per combattere la tbc tra gli immigrati bisogna consentire loro di mantenere lo stesso stato di salute del momento dell’arrivo.
Hiv. Qua il tono di Medici senza frontiere è sconsolato. “Non vi è davvero molto da dire - scrive la dottoressa Egidi – E’ ridondante ricordare che non si tratta di una malattia a trasmissione aerea né ad alta contagiosità, richiedendo per il contagio la trasmissione sessuale o ematica. Anche qualora si ipotizzi un prevalenza particolarmente elevata dell’infezione tra i migranti di recente arrivo (cosa tutta da dimostrare), essa non rappresenterebbe una minaccia per la popolazione di Alassio, in quanto per la trasmissione si richiederebbe un contatto sessuale o ematico (per prevenire il quale, peraltro, sono ovunque disponibili validi e semplici strumenti protettivi). Vale anche la pena ricordare che l’infezione da Hiv in Italia è tuttora presente nella popolazione residente, nonostante se ne parli sempre meno”.
Ebola. E’ stato il grande allarme dell’anno. Con notizie totalmente false su “casi tenuti nascosti”. Mentre è “molto improbabile” che la malattia possa arrivare in Italia attraverso gli immigrati. Per una ragione semplice: chi si prende l’ebola in Africa, muore molto prima di arrivare. “Tuttavia – scrive Medici senza frontiere - anche nell’ipotesi remota che un individuo infetto sbarchi in Italia, si deve ricordare come le modalità di contagio richiedano il contatto con i liquidi biologici della persona per provocare l’infezione (motivo per cui una persona infetta ma asintomatica non è contagiosa), e non la semplice permanenza sulla stessa barca o sullo stesso autobus”. Quindi Msf sottolinea che “nfatti, dall’inizio dell’epidemia, i soli casi di ebola notificati nel nostro paese sono stati quelli di operatori umanitari infettatisi nel corso delle loro missioni sul terreno e evacuati in Italia per ricevere le cure necessarie (esitate peraltro nella guarigione completa)”.
Scabbia. Qua l’aspetto sorprendente è il fatto che questa malattia banalissima, che si cura con una pomata, venga accostata a malattie mortali. La dottoressa Egidi ricorda che si tratta di “una malattia globale, diffusa in ogni Paese di ogni continente (compreso il nostro), e mantenuta in vita da condizioni di vita precarie e dalla scarsa igiene”. Una malattia “tipica di fasce sociali svantaggiate, di individui senza fissa dimora, di persone con grave disabilità psichiatriche e di comunità chiuse, proprio perché la scarsa igiene personale e il sovraffollamento abitativo sono i primi fattori di rischio per il contagio”. Se spesso i migranti ne sono affetti “è semplicemente dovuto alle condizioni abitative e di vita che hanno conosciuto prima della partenza dal nord Africa (dove spesso vengono detenuti o ammassati in centri di raccolta”. Infine, non è stato segnalato nemmeno un caso di scabbia tra tutti gli italiani che oprano durante gli sbarchi o lavorano nei centri di accoglienza”.

....DI NUOVO L'AVIARIA!!!!

Lontano dai riflettori dei media europei, negli USA è in corso una nuova impressionante epidemia di influenza aviaria. Il virus è stretto parente del ceppo H5N1, che dal 2005 fece scattare la psicosi in tutto il mondo trasformandosi in pandemia, grazie alla diffusione tramite gli uccelli selvatici che lo trasportarono dal sudest asiatico in Africa, Europa e America.
Anche in questo caso, si tratta di un ceppo altamente patogeno, che però non ha ancora attirato troppo l’attenzione, poiché per il momento non ha ancora raggiunto la mutazione che aveva permesso al suo precedessore di infettare l’uomo. Colpisce invece con una mortalità elevata gli animali d’allevamento e selvatici. Quanto ai primi, i dati diffusi dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense fotografano un’ecatombe senza precedenti: 48 milioni gli animali uccisi dal dicembre 2014 fino ad oggi in circa 200 allevamenti, per la maggior pare in Iowa e Minnesota, anche se l’epidemia ha raggiunto ben 21 stati.
Tuttavia, una mortalità così impressionante non è dovuta al virus ma all’uomo: allo scopo di contenerne in ogni modo la diffusione,
 le autorità sanitarie hanno ordinato lo sterminio di milioni di animali, anche laddove vi era un singolo caso di infezione conclamata.
Un contagio che per la verità era e resta comunque pressoché scontato, a causa delle condizioni in cui gli animali sono costretti a vivere negli allevamenti intensivi, tanto che il britannico Guardian si chiede se la forma di allevamento industriale che tutti conosciamo non sia proprio per questo motivo fondamentalmente insostenibile.
Fa riflettere anche il fatto che nonostante le precauzioni prese dopo la pandemia dello scorso decennio e la risposta imponente che le autorità hanno dato dopo la scoperta dei primi focolai del nuovo virus, questo abbia continuato per diversi mesi ad espandersi, superando i confini degli allevamenti e degli stati. Quei capannoni industriali, così isolati dall’esterno, sono stati facilmente penetrati dal nemico invisibile, che una volta dentro quelle mura non ha fatto fatica a contagiare migliaia di animali in pochissimo tempo, laddove non sono stati uccisi prima dall’uomo.
aviariaUSA
Anche impressionanti sono i metodi con cui le autorità procedono alla rapida uccisione degli animali malati, definita in modo meno cruento “depopolamento”: le galline ovaiole vengono sterminate con il monossido di carbonio direttamente nelle gabbie, mentre per polli e tacchini allevati a terra si adopera una speciale schiuma a base di acqua, del tutto simile a quella utilizzata nei comuni estintori, che viene pompata nei capanni con gli animali e pian piano li sommerge, fino a farli soffocare. Secondo uno studioso, in questo caso la morte avviene in circa un minuto ma altri veterinari indicano dai 3 ai 7 minuti il tempo necessario. Da qui le critiche delle associazioni animaliste, anche se in un documento del Dipartimento dell’Agricoltura americano questo metodo viene giudicato “umano” e si enfatizza il ridotto numero di lavoratori necessari.
A ciò si aggiunga che il veterinario a capo della divisione del Dipartimento per l’Agricoltura durante una audizione al Senato ha dichiarato che un altro metodo da preferire per la sua rapidità ed efficienza (cioè per il costo nullo), consisterebbe semplicemente nello spegnimento dei sistemi di ventilazione, che chiaramente porterebbe gli animali ad una lenta morte per asfissia.
Nel frattempo, sui media tiene banco il quasi raddoppio dei prezzi delle uova e il danno economico stimato per il comparto agricolo. Negli ultimi giorni, anche la carne di pollo e tacchino in alcune città è diventata rara e si prevede una riduzione del 10% del numero di tacchini disponibili per il giorno del ringraziamento.
Al momento, le temperature estive stanno mitigando gli effetti del virus, che secondo gli esperti è quiescente in attesa che con l’autunno arrivino le condizioni climatiche favorevoli per tornare a colpire. Le vittime potrebbero quindi crescere ulteriormente. Va aggiunto che questo nuovo ceppo di influenza aviaria è sbarcato in Europa, con la conferma da parte delle autorità britanniche di un focolaio nel nord-ovest dell’Inghilterra. Già a novembre scorso e febbraio ci erano stati casi di diffusione dei virus negli allevamenti, poi rientrati.

Problema Immigrazione: il ruolo degli Stati Uniti

Sul Corriere della Sera il cardinal Bagnasco accusa l’Onu di non fare abbastanza per risolvere il problema dell’immigrazione. Immediatamente sopra, un articolo sulla Libia, dove molti stati membri della comunità europea, tra cui Francia, Spagna e Italia, che si candida a condurre l’operazione, si dicono pronti a intervenire militarmente. Le due cose sono legate?


FOTO: strettoweb.com
Al cardinal Bagnasco vorrei innanzitutto chiedere a quale Onu intende appellarsi. A quell’Onu che ha legittimato la distruzione totale della Libia nel 2011? A quell’Onu che ha coperto la distruzione totale dell’Iraq, nel 2003? A quell’Onu che legittima la guerra di 14 anni contro l’Afghanistan? Insomma, quell’Onu che avvalla la famosa guerra contro il terrorismo che gli Stati Uniti utilizzano per poter togliere di mezzo paesi disobbendienti e avanzare nella loro conquista del mondo? Bagnasco, rivolgendosi all’Onu, lavora in sintonia con questi signori della guerra che si stanno preparando ad assaltare per l’ennesima volta la Libia, come se non avessero combinato abbastanza guai con la distruzione della Libia di Gheddafi, che allora era un paese prospero e con una notevole giustizia sociale, come dichiarato dalla stessa Onu nel 2011. L’Onu ha coperto tutte le guerre degli Stati Uniti e della cosiddetta comunità internazionale (cioè occidentale), che ora per andare in Libia dovrà avere il nulla osta dell’Onu, che lo darà senz’altro, come ha dato il nulla osta a tutte le guerre neocoloniali condotte in questi ultimi decenni dall’Occidente.
Cosa c’entra l’immigrazione in questo contesto? L’immigrazione è quella che deve convincere il popolo bue, decerebrato dal costante martellamento dei mezzi di informazione falsi e bugiardi, obbedienti e servili, tentacoli del potere, che per risolvere questo immane problema, fatto di tragedie altrui ma anche di fastidio nostro, ci sia bisogno di un intervento drastico. Non si è potuto bombardare i barconi perché la cosa era tremendamente idiota (si sarebbe potuto fare confusione con le barche da pesca e ammazzare un sacco di gente che non c’entrava niente). Non si è potuto combinare un accordo tra le due realtà libiche che si fronteggiano e in più hanno da affrontare anche l’Isis, opportunamente arrivato per evitare che la Libia potesse consolidarsi, riunirsi e diventare una realtà statuale, con poteri negoziali eccetera. L’Isis perpetua e approfondisce il caos, e quindi l’emigrazione, e quindi la disperazione di coloro che fuggono dai bombardamenti, dai massacri delle truppe imperiali oppure dei loro connazionali e, arrivando qua, spaventano a tal punto la popolazione che poi l’intervento militare appaia come una necessità addirittura umanitaria. L’escalation del fenomeno, pompato al di là della realtà da tutti i mezzi di informazione, ha il suo equivalente in accadimenti come l’11 settembre, che è stato il pretesto per lanciare la famosa guerra infinita al terrorismo, che permette ai circoli dirigenti internazionali del mondo di consolidare il loro potere.
Approfondiamo i motivi per cui queste masse migrano.
Basta dare un’occhiata ai paesi d’origine della maggioranza di questi migranti. Sono l’Afghanistan, sono la Siria, sono l’Iraq, sono la Palestina, la Libia… Poi sono anche alcuni paesi del nord Africa, in cui c’è stato il provvidenziale intervento della cosiddetta comunità internazionale, sotto la guida della Francia, Mali, Repubblica Centroafricana, Ciad, ma anche Nigeria, Senegal. il Congo che ci riforniscono di migranti a centinaia di migliaia. Ognuno di questi paesi porta il marchio dell’intervento del capitalismo occidentale e dell’imperialismo. Questi paesi sono stati aggrediti, colonizzati, depredati, spogliati dei loro averi, disgregati, fatti a pezzi con milioni e milioni di morti per mano delle potenze coloniali europee, le quali hanno costruito sulle rapine dei paesi del sud del mondo le proprie ricchezze. Il capitalismo occidentale è cresciuto, si è sviluppato, è fiorito in virtù del fatto che le ricchezze sono state tolte, rubate ai popoli dell’America latina, dell’Africa e dell’Asia. In più oggi si aggiunge l’escalation delle guerre. E’ veramente stupefacente, vergognoso, quasi osceno il fatto che 99 commentatori su 100 non menzionino, pur spargendo lacrime di indignazione o germi di paura, il fatto che per evitare l’alluvione che si sta verificando si deve chiudere il rubinetto da cui esce l’acqua. Ma chi controlla, chi ha aperto quel rubinetto se non l’occidente, in termini di guerra economica, climatica (ambientale) e militare? Tutti questi vengono da paesi che sono stati straziati da noi. Sono stati imposti dittatorielli obbedienti all’occidente che vendevano il loro paese alle multinazionali.Sono i paesi centroafricani, il Kenial’Uganda, anche in una certa misura ilCongo, la Nigeria. Poi ci sono i paesi cui è stato imposto un sistema neoliberista strangolatore, immessi in un circuito di globalizzazione che li ha distrutti. La Grecia è un altro esempio.
Ma l’elemento più direttamente responsabile sono le guerre. Quando si parla di persecuzioni si allude ai famosi GheddafiSaddamAssad… i dittatori che perseguitano. Peccato che tutti questi paesi stavano infinitamente meglio prima che arrivasse la nostra democrazia. L’elemento, lo strumento più importante, è quello della guerra, ma la guerra fatta dagli Stati Uniti, fatta dalla Nato, cui dà il suo contributo l’Unione Europea e quindi l’Italia. La guerra che se non utilizza direttamente i militari della Nato, interviene attraverso l’uso di spaventosebande surrogate di terroristi, addestrati allo scopo di creare la destabilizzazione più totale, la disgregazione sociale, nazionale e soprattutto il nostro terrore. A che cosa serve l’utilizzo di forze comel’Isis o Al Qaeda, oltre al fatto che devono disgregare paesi fino a quel momento uniti che ostacolavano la marcia dell’imperialismo? Servono a consolidare lo scontro di civiltà. Lo scontro di civiltà, formulato come teoria in corrispondenza dell’11 settembre, era quello che doveva demonizzare, satanizzare l’Islam. E allora la presenza di queste bande è anche un elemento che agisce sulla psicologia occidentale consolidando l’idea che noi ci troviamo di fronte i mori, i selvaggi, i barbari, che minacciano – li si fa minacciare – di arrivare a Roma, al Papa, di fare cose spaventose. Ogni tanto accadono cose come Charlie Hebdo e naturalmente rappresenta un ulteriore incentivo ad alimentare questo scontro di civiltà che serve a preparare il terreno alle guerre contro a questo cosiddetto mostro.
Tornando all’immigrazione, sono raccapriccianti le immagini che arrivano dalla Grecia, paese che già è stato scarnificato dalla comunità europea, con il concorso di tutta la comunità internazionale che ha assistito al martirio della culla della nostra civiltà. Su questo paese ridotto a pezzi si sta concentrando il maggiore afflusso di migranti che sta occupando le isole. Si trovano di fronte ad un paese già totalmente disarmato, impreparato a sostenere i propri abitanti, ma figuriamoci questi disperati che non hanno nulla. Quindi è proprio strategico investire i paesi europei più deboli, più esposti, di queste ondate di migranti provocate dagli stessi operatori di guerra perché ci mettano in difficoltà, perché suscitino apprensioni sociali e culturali, perché provochino, attraverso i minimi diritti che gli vengono concessi, le rivendicazioni, la gelosia, l’invidia degli autoctoni, e quindi guerre tra poveri.
Perché si fa tutto questo? Io credo che sia un piano lucido, ottimamente organizzato. Quelli che hanno come obiettivo il dominio mondiale assoluto, che risiedono a Wall Street e rappresentano la cupola del grande potere finanziario, bancario, multinazionale essenzialmente americano ma anche europeo, utilizzano la nazione Stati Uniti, essendo la più potente sul piano militare, per attuare i propri propositi. Gli eventuali alleati, che hanno un carattere anche competitivo, concorrenziale come l’Unione Europea, devono essere tenuti in ginocchio, in difficoltà. Gli Stati Uniti hanno voluto l’Unione Europea. Attraverso le loro agenzie di spionaggio, la Cia in particolare, alla fine degli anni ’40 e negli anni ’50 sono stati i primi promotori delle prime organizzazioni di federazione europea. Hanno voluto creare questa confederazione per superare l’ostacolo degli stati nazionali che, soprattutto emergendo dalla guerra antitotalitaria contro il nazifascismo, avevano assunto delle costituzioni e dei caratteri statali molto democratici, molto progressisti. Cosa che agli ambienti conservatori, reazionari non poteva andar bene. Allora la proposta di una Unione Europea che superasse gli scogli degli stati nazionali e configurasse una struttura non democratica, dove il governo del continente fosse affidato a deifunzionari nominati, prodotti dal coacervo del potere finanziario, poteva liberare la strada a una struttura che fosse dominabile, assimilabile agli interessi degli Stati Uniti. Avendo un’Europa ridotta in questi termini anti-democratici, che man mano hanno fatto carne di porco delle sovranità nazionali, agli Stati Uniti è riuscito molto meglio il controllo sul continente. Un controllo che deve essere comunque e sempre mantenuto, come sempre deve essere mantenuta la subalternità del continente, che non deve rafforzarsi eccessivamente, non deve fiorire, non può essere troppo competitivo economicamente con gli Stati Uniti e, soprattutto, non deve essere attratto dalla sua tentazione naturale, data dalla sua collocazione geografica, culturale, storica, verso l’Eurasia, verso la Russia. Questo deve essere impedito. Mettere in difficoltà l’Europa a partire dalle sue appendici inferiori, cioè meridionali, creando questi subbugli, caricando le economie nazionali di questo sovrappeso, significa tenere l’Europa sotto ricatto. Io, attraverso le mie guerre, attraverso i miei strangolamenti economici, attraverso i miei surrogati, l’Isis eccetera,provoco profughi. Questi profughi li faccio riversare su di te, Europa, ed eventualmente la smetto se tu mantieni un ruolo subalterno, se non ti fai tentare da Putin e rimani un nostro tranquillo vassallo, a cui è concesso qualche giro di valzer, qualche spazio economico, ma sempre in termini di condizionamento.
Sia la tensione in Ucraina sia il grexit sarebbero dunque funzionali all’esigenza degli Stati Uniti di trattenere le potenze europee dall’espansione verso est.
Sì, ma sono funzionali anche ad evitare una fuga della Germania, quella Germania rappresentata dalle posizioni del suo ministro delle finanzeSchäuble. Schäuble, convinto sostenitore dell’egemonia tedesca che deve essere la prima in tutto il continente ed avere un ruolo mondiale, aveva addirittura vaticinato l’uscita della Grecia dall’Euro, per togliersi una zavorra che non poteva più essere ulteriormente sfruttata, dissanguata. I tedeschi dalla Grecia avevano già succhiato tutto quello che si poteva (ndr:oggi la notizia della vendita alla tedesca Fraport di ben 14 aeroporti). Appena è stato ventilato il grexit, c’è stato subito l’intervento del Fondo Monetario Internazionale, che sappiamo essere un organismo americano (risiede a Washington e i suoi direttori vengono nominati dal governo statunitense, in questo caso Christine Lagarde), il quale di fronte alla prospettiva di una Grecia fuori dall’eurozona ha frenato immediatamente. Subito dopo è intervenuto direttamente Obama, che ha fatto pressioni sulla UE per avere una considerazione più tollerante nei confronti delle difficoltà greche. Da quel momento in poi di grexit non si è più parlato. Se l’intento di Schäuble fosse andato a buon fine e se la Grecia fosse uscita, secondo il piano B predisposto da Yanis Varoufakis, allora Atene avrebbe dovuto appoggiarsi alla Russia, alla Cina, ai Brics e a tutti quei paesi del mondo che avevano teso una mano alla Grecia. Fare della Grecia un’appendice di questa realtà alternativa alla cosiddetta comunità internazionale globalizzante, avrebbe significato con ogni probabilità per la Grecia anche l’uscita dalla Nato. E questo era inaccettabile: intanto la Grecia è un grande acquirente di armi. Pensate che  il bilancio militare della Grecia era di oltre il 6%, quando la media europea in tutti questi anni era del 2%. La Grecia si è indebitata principalmente attraverso l’acquisto di carri armati e sottomarini tedeschi, di cacciabombardieri francesi e di armamenti di ogni genere (ndr: leggere “Perché la Grecia non può fallire”). Con la scusa della paura della Turchia, che non aveva ragione di essere, la Grecia veniva usata come un baluardo a cavallo del medio oriente, un membro della Nato che avrebbe potuto essere utilizzato in vista dello scontro finale con l’Eurasia, a partire dai Balcani fino alla Russia. La Grecia, in quella collocazione, era fondamentale. Obama, all’ipotesi che la Grecia avrebbe potuto uscire dalla Nato, è intervenuto direttamente.


Sarebbero gli Stati Uniti a finanziare il traffico di migranti africani dalla Libia verso l’Italia. Lo afferma l’austriaco “InfoDirekt”, che dice di averlo appreso da un rapporto interno dello Österreichischen Abwehramts (i servizi d’intelligence militari di Vienna): ed “InfoDirekt” è un periodico notoriamente vicino alle forze armate. Il titolo dice: “Un Insider: gli Stati Uniti pagano i trafficanti (di immigrati) in Europa”. Il testo non dice molto di più. Dice che i servizi austriaci valutano il costo per ogni persona che arriva in Europa molto più dei 3 mila dollari o euro di cui parlano i media. «I responsabili della tratta chiedono cifre esorbitanti per portare i profughi in Europa». Si va dai 7 ai 14 mila euro, secondo le aree di partenza e le diverse organizzzioni di trafficanti; e i fuggiaschi sono per lo più troppo poveri per poter pagare simili cifre. La polizia austriaca che tratta i richiedenti asilo sa questi dati da tempo; ma nessuno è disposto a parlare e fare dichiarazioni su questo tema, nemmeno sotto anonimato.
Da parte dei servizi, «si è intuito che organizzazioni provenienti dagli Stati Uniti hanno creato un modello di co-finanziamento e contribuiscono a gran parte dei costi dei trafficanti». Sarebbero «le stesse organizzazioni che, con il lorolavoro incendiario, hanno gettato nel caos l’Ucraina un anno fa». Chiara allusione alle “organizzazioni non governative” americane, cosiddette “umanitarie” e per i “diritti civili”, bracci del Dipartimento di Stato o di Georges Soros. L’articolo termina con un appello «a giornalisti, funzionari di polizia e di intelligence» perché «partecipino attivamente nella ricerca di dati a sostegno delle accuse qui espresse. L’attuale situazione è estremamente pericolosa e il lavoro informativo può prevenire l’intensificarsi della crisi». In un successivo articolo, il giornale austriaco rivela che «anche in Austria c’è il “business dei profughi”». Una “azienda per i richiedenti asilo” ha ottenuto dallo Stato 21 milioni per assissterli nelle pratiche e nutrirli.
E’ una vera e propria azienda a scopo di lucro, con sede in Svizzera, la Ors Service Ag, ed è posseduta da una finanziaria, la British Equistone Partners Europa (Pee), che fa capo a Barclays Bank: ossia alla potentissima multinazionale finanziaria nota anche come “la corazzata Rotschild”, che ha come principali azionisti la banca privata Nm Rotschild e la loro finanziaria satelletite Lazard Brothers. «Presidente di Barclays è stato per anni il figlio Marcus Agius Rothschild. Questi ha sposato la figlia di Edmund de Rothschild: Katherine Juliette. Di conseguenza, ha il controllo anche della British Broadcasting Corporation (Bbc), ed uno dei tre amministratori del comitato direttivo del gruppo Bilderberg». I Rotschild non disdegnano nessun affare: e quello degli immigrati da “accogliere” e curare con denaro pubblico è certo l’industria di cui hanno previsto (sanno) che crescerà in modo esponenziale.
Thierry Meyssan (“Reseau Voltaire”) rilancia l’informazione perché vi trova confermato un suo lungo e complesso articolo da lui postato quattro mesi fa, in cui fra l’altro sosteneva che l’ondata di rifugiati in Europa non è l’effetto collaterale accidentale dei conflitti in Medio Oriente, ma un obiettivo strategico degli Stati Uniti. Meyssan chiamava la strategia Usa “la teoria del Caos”, e la faceva risalire a Leo Strauss (1899-1973), il filosofo padre e guru dei neocon annidati nel potere istituzionale Usa. «Il principio di questa dottrina strategica può essere così riassunto: il modo più semplice per saccheggiare le risorse naturali di un paese sul lungo periodo non è occuparlo, ma distruggere lo Stato. Senza Stato, niente esercito. Senza esercito nemico, nessun rischio di sconfitta. Da quel momento, l’obiettivo strategico delle forze armate Usa e dell’alleanza che esse guidano, la Nato, consiste esclusivamente nel distruggere Stati. Ciò che accade alle popolazioni coinvolte non è un problema di Washington».
«Le migrazioni nel Mediterraneo, che per il momento sono soltanto un problema umanitario (200.000 persone nel 2014), continueranno a crescere fino a divenire un grave problema economico. Le recenti decisioni della Ue (…) non serviranno a bloccare le migrazioni, ma a giustificare nuove operazioni militari per mantenere il caos in Libia (e non per risolverlo)». E’ proprio così: la strategia americana sembra effettivamente quella di trascinare gli europei in avventure militari in Libia come in Siria e in Ucraina; una volta impantanati fino al collo in quelle paludi del caos, per cui non abbiamo alcuna preparazione militare, dovremo implorare l’aiuto della sola superpotenza rimasta, a cui ci legheremo più che mai perché “ci difende dal caos”. Una sola ultima considerazione: la sinistra dell’accoglienza, come sempre la sinistra, “fa l’interesse del grande capitale, a volte perfino senza saperlo”

FONTI DI QUESTO ARTICOLO:
byoblu.com (LINK)
libreidee.org (link)

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