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martedì 31 marzo 2015

Che Expo sarebbe... senza McDonald’s!

L’Expo nutre il pianeta... a braccetto con McDonald’s. Se fino ad ora avevamo visto le foto delle mani sporche di terra degli agricoltori e avevamo sentito raccontare che si sensibilizzava il pianeta alla sostenibilità, ecco che Official Sponsor di Expo 2015 appare niente meno che McDonald’s Italia. La presenza nel sito espositivo è stata annunciata a Milano.





L’amministratore delegato di McDonald’s Italia, Roberto Masi, nell’annunciare che la catena di fast-food è official sponsor di Expo,  ne ha vantato le dimensioni: 36.000 ristoranti in 120 paesi nel mondo, 70 milioni di persone servite ogni giorno con hamburger, patatine fritte e altri menù che per anni sono stati definiti da esperti e nutrizionisti “junk food”, cioè cibo spazzatura. Eppure McDonald’s è sponsor ufficiale dell’Esposizione che si è battezzata l’Expo per nutrire il pianeta.
Durante l’incontro tenutosi a Milano che annunciava la loro presenza, è stato presentato “Fattore Futuro”, un progetto con cui McDonald’s ha raccontato di voler aiutare i giovani agricoltori nello sviluppo delle loro aziende. Il progetto ha ricevuto il Patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali… ma d’altra parte non è la prima volta che zio Mac conquista l’imprimatur ministeriale.
Ma come li aiuta? “Permettendo” (un privilegio?) a 20 imprenditori agricoli con meno di 40 anni di entrare a far parte dei fornitori italiani di McDonald’s per tre anni. Uno scherzo? Nient’affatto.
Vediamo cosa ha da offrire McDonald’s ad Expo e al nutrimento del pianeta.
Nel 2013 viene reso noto un dossier di trenta pagine in cui l'avvocatessa Michele Simon illustra le operazioni di marketing del colosso americano travestite da opere di beneficenza con l'obiettivo e la conseguenza di ottenere consenso e approvazione attraverso un messaggio distorto della carità.
Sempre nel 2013 si scopre che il fast food più famoso del mondo avrebbe consigliato ai propri dipendenti di tenersi alla larga dai cibi poco salutari prodotti dalla stessa catena. E lo avrebbe fatto su un sito web,McResource Line, dedicato e aperto solo ai suoi dipendenti. Inutile, però, provare a cliccare sulla pagina web perchè è stata rimossa dopo la diffusione della notizia (c’è chi ne ha conservato le schermate però). La catena avrebbe deciso di eliminarla perchè quei consigli "fastidiosi" avrebbero iniziato a circolare troppo nella rete.
Nella lista degli ingredienti e allergeni si può contare un buon numero di emulsionanti e additivi artificiali e per alcuni di essi vi riportiamo qualche informazione.
Il polidimetilsilossano (E900) è un antischiuma autorizzato; l’E171 è il diossido (o biossido) di titanio, soprattutto in forma nanoparticellare è stato classificato come possibile cancerogeno; poi troviamo l’E472e, esteri dell'acido diacetiltartarico di mono- e digliceridi, si tratta di esteri di grassi sintetici; il blu brillante, l’E133, colorante sintetico derivato dal catrame del carbone, nelle linee guida inglesi non è raccomandato per l’assunzione nei bambini.
La lista potrebbe ancora molto lunga.
E…vi ricordate il film documentario “Super size me”Il regista Morgan Spurlock lo ha presentato nel gennaio del 2004 al Sundance ed è stato premiato; è stato anche candidato agli Oscar. La storia è quella di un uomo (è l’esperimento cui si è sottoposto veramente il regista stesso) che per trenta giorni si nutre solo di fast-food, per lo più nella catena McDonald, ingrassando di oltre 12 chili: la sua cronaca-denuncia gastronomica, corredata di referti medici per danni al cuore, alle arterie, al sangue, ha avuto un effetto bomba in America, ma non solo.
 Ora…bisogna solo capire di cosa l’Expo vuole nutrirci!

Lupi...tutt'altro che solitari!

I lupi hanno una grande organizzazione sociale che gestisce la caccia l'accoppiamento, l'allevamento della prole e la gestione del territorio:
il BRANCO.




In Italia un branco è composto mediamente da 4-6 animali, un numero che può oscillare anche tra 2-7; nel continente nord-americano il numero di individui arriva fino a 15, con casi che sfiorano le 40 unità in Alaska; questo perchè tutto dipende dalle diverse condizioni ecologiche quali densità di prede, efficienza nelle loro individuazione e uccisione, tasso di mortalità dei cuccioli.
Una vera e propria gerarchia sociale caratterizza ogni singolo branco che possiede al vertice un maschio ed una femmina dominanti detti "alfa", mentre gli altri individui subalterni sono denominata con le lettere dell'alfabeto greco (beta gamma delta), ad eccezione dei cuccioli che vengono presi in considerazione solo al raggiungimento della maturità sessuale.
All’interno di un branco tipo di lupi si ritrova una coppia dominante (detta alfa), un individuo o una coppia immediatamente successiva in importanza (detta beta), alcuni individui di medio rango fino ad arrivare ad uno o più lupi di rango inferiore (detti omega). Gli alfa comandano tutto il gruppo, i beta dirigono i lupi di medio livello e tutti gli adulti comandano gli individui di medio e basso rango. Mentre i due estremi della gerarchia tendono all’immutabilità dei ruoli, eccetto i casi di ferimenti o morte, è il medio rango ad essere più dinamico socialmente.  Diversa considerazione spetta ai  cuccioli, che fino all’età della maturità sessuale restano fuori da questi delicati equilibri, mentre le femmine sono sempre in seconda posizione rispetto al maschio pari grado.
Il lupo ha un vasto linguaggio corporale per comunicare, linguaggio che può essere dato sia da espressioni facciali che da espressioni corporali: sollevare la coda e tendere le orecchie indicano minaccia; sdraiarsi a terra ed abbassare le orecchie indicano una resa; mostrare i denti manifestano la propria aggressività; mostrare il ventre e rotolarsi per terra indicano sottomissione, ecc.).Anche la comunicazione vocale è molto attiva nei lupi: ululare consente di comunicare le diverse posizioni oppure quando il gruppo si deve riunire

I lupi dominanti hanno un comportamento da leader che si manifesta con specifici atteggiamenti: quali testa e coda alte e orecchie dritte ed importanti privilegi: come l'accesso alle prede in anticipo che difficilmente hanno gli altri membri del branco. Questi ultimi piuttosto leccano loro il muso e tengono testa, coda e orecchie più basse del lupo in posizione superiore. Decisamente più ardua è, invece,  la vita per il lupo omega che si limita  a promuovere il momento del gioco o a sedare gli animi in caso di conflitti, sopportando al contempo la scarsa considerazione del branco.

Il capobranco è il lupo che si è dimostrato più forte e in grado di guidare il gruppo, e ha di conseguenza il diritto di fecondare le femmine per rinforzare la stirpe. Conseguentemente a questa situazione, tutti gli altri lupi del branco vanno, in "conflitto di territorio", che fisiologicamente agisce su alcuni organi specifici, ma soprattutto riduce il livello di testosterone nel corpo.

Il programma biologico speciale che quindi si attiva nell'organismo che patisce un "conflitto di territorio", viene sfruttato dalla Natura per fare selezione: una sorta di "castrazione" che diventa una necessità biologica, permettendo la convivenza tra lupo Alfa, secondi lupi ed eventuali lupi di riserva (mancini).

I "secondi lupi" maschi sono tutti maschi omosessuali, nel senso che non hanno diritto all'accoppiamento con le femmine e l'abbassamento di testosterone evita loro di provare quel senso di rivalsa ne i confronti del lupo che ha prevalso, giungendo alla condizione di adorarlo a vita e mettere e di sacrificarsi per lui. Un programma molto efficiente perchè attua meccanismi efficaci per la lotta alla sopravvivenza senza pericoli di lotte interne, che comunque consente ai secondi lupi di mantenere la capacità di riprodursi in caso di bisogno.
Quindi un maschio che si ritrova con un abbassamento di testosterone percepirà il mondo "più femminilmente", in modo più remissivo e depressivo, pertanto dominato e con le orecchie basse.
I "secondi lupi" femmine, hanno più estrogeni e meno testosterone, subiscono anche loro una riduzione di livelli ormonali causata dal "conflitto di territorio" patito, ma inteso in modo più femminile, ovvero il territorio "interno", riferito alla tana o al rapporto con il maschio alfa nel senso di "non essere presa dal maschio" e quindi di "essere o non essere la sua femmina"; abbassando i livelli di estrogeni, di conseguenza si trova in proporzione con più ormoni maschili e il suo comportamento sarà pertanto più iperattivo e aggressivo.
Le diverse condizioni di vita in cui viene a trovarsi il branco, genera una bilancia ormonale che coinvolge maschi e femmine, portando gli ormoni a livelli variabili mettendoli in condizioni diverse che vanno da forte mascolinità, aggressività, iperattività, leadership (estrogeni abbassati) a remissività, dolcezza, depressione (testosterone abbassato).

Confrontando questa situazione con la nostra complessa società possiamo affermare che un essere umano, indipendentemente dal genere sessuale, si trova spesso a muoversi in diversi territori contemporaneamente che provoca un continuo variare di livelli ormonali, ma non così ampio come quello che accade nei lupi poichè questi livelli sono tecnicamente variabili in ogni momento durante la vita, ma siccome viviamo tendenzialmente come abbiamo imparato a vivere (nei primi 6-8 mesi di vita fondamentalmente), le fluttuazioni sono sì continue, ma è raro e difficile che siano molto ampie.


I mancini, sono caratterizzati dall'inversione del funzionamento della corteccia cerebrale e risultano meno predisposti all'omosessualità, pertanto le femmine in conflitto tendono ad essere ancora più remissive e femminili e i maschi più maniacali e iperattivi, questa però NON è una regola, ma sulla bilancia ormonale siamo tutti fisiologicamente omosessuali, chi più e chi meno, si tratta di una strategia che la natura ha adottato per il funzionamento dei branchi .......
... e anche della società umana.


All'interno del branco, il lupo alfa è quello che si è saputo dimostrare più forte, e per questo motivo gli è dato il diritto di guidare gli altri lupi e di tenerli uniti.

Essendo il più forte ha anche il diritto a fecondare le femmine, che si accoppieranno esclusivamente con lui con lo scopo di migliorare la specie.

I "secondi lupi" (sconfitti) attivano un abbassamento degli ormoni maschili entrando in uno stato depressivo, condizione biologica utile al mantenimento delle posizioni ed equilibri nel branco, essi istintivamente restano a "orecchie basse" e lasciano al lupo alfa il compito di fecondare le femmine.
Quando però il territorio è attaccato da un altro lupo, o il lupo alfa perde le forze per qualche motivo, il lupo mancino è quello che, al contrario degli altri lupi beta depressi, aumenta gli ormoni maschili diventando iperattivo. 
Il lupo mancino, in caso di necessità, ha la funzione di sostituirsi al capobranco, per mantenere il branco unito.
Così il maschio mancino più è in conflitto di territorio e più è attivo (e non depresso), più gli dai addosso e più non lo fermi, è sempre pronto a combattere, pronto a tenere testa alla situazione.
Mentre il maschio destrimane è capobranco di natura, quindi determinato a imporre la sua persona, a diventare un capo, il mancino persegue un obiettivo con determinazione, senza badare al riconoscimento del gruppo.


Dopo aver appreso il funzionamento del branco di lupi, risulta presuntuosa l’idea che solo l’uomo sia in grado di vivere in un perfetto meccanismo sociale. Un branco è in realtà una moltitudine che si fa unità per tutelare ogni suo membro, in una sorta di famiglia dove ognuno assume dignità proprio perché vi appartiene.
Nel branco non mancano conflitti e crudeltà ma sono fondamentali per dare un senso all'esistenza stessa dell'animale.
Ecco perché il lupo solitario non ha il fascino attribuitogli erroneamente nel sentire comune, ma è da considerarsi un "falso mito" poichè chi resta senza branco è in realtà destinato a fare una brutta fine  per motivi di mera sopravvivenza.  

Come tutte le zoofobie, anche quella del lupo implica la paura di essere mangiati, divorati; si tratta della proiezione su un oggetto esterno (l’animale) del desiderio di aggredire, divorare, incorporare, che trova fondamento nella vita pulsionale del bambino alle prese con i desideri edipici di possesso/distruzione nei confronti dei genitori e loro sostituti e nella paura delle possibili ritorsioni (castrazione).



Ci sono poi i detti popolari che fanno parte del linguaggio pressoché quotidiano: “Il lupo perde il pelo, ma non il vizio”, “In bocca al lupo – crepi il lupo”, “Ho una fame da lupi”, “Un tempo da lupi”; modi di dire con funzione scaramantica che indicano la necessità di superare una prova difficile e che genera paura, oppure la voracità, o situazioni atmosferiche buie che incutono un certo timore perché richiamano l’oscurità del bosco.
D’altro canto, che il lupo abbia da sempre costituito una minaccia per i cacciatori, i pastori e le greggi, nonché per altri animali, è un dato di fatto.

Il rapporto ambivalente tra l’uomo ed il lupo ha radici antiche; accanto all’odio e la paura del lupo, convive l’invidia di certe sue caratteristiche. 

L’uomo ad esempio, ha sempre invidiato al lupo le prerogative che lo rendevano un cacciatore imbattibile: le zanne, gli artigli, la vista. Per questo motivo il lupo è stato l’animale totemico dei popoli cacciatori dell’Asia centrale

Non c’è quindi da stupirsi se persino in medicina si è fatto ricorso proprio al lupo per designare l’immagine dell’aggressore. Nel XX Secolo i medici chiamarono Lupus eritematoso sistemico quella malattia autoimmune caratterizzata da un’eruzione cutanea a forma di farfalla, riscontrabile sul viso dei pazienti che ricordava i contrassegni bianchi presenti sul muso del lupo.

Peter

Approfondimenti sul tema lateralità e conflitti del territorio:
5 Leggi Biologiche
Letture consigliate: TOTEM DEL LUPO


“Puoi mettere al guinzaglio un cane, un orso, una tigre e persino un leone, ma un lupo no, mai”.

Film : L'ULTIMO LUPO

lunedì 30 marzo 2015

La tua salute ti ringrazia per aver usato il limone

Molti professionisti e in alcuni ristoranti usano i limoni per intero, evitando gli sprechi. Come?
Semplice! Mettete un limone biologico o ben lavato in congelatore. Non appena congelato, grattugiatelo e cospargetelo sui vostri piatti. Aggiungerete un tocco in più alle vostre insalate, zuppe, creme e salse!
Qual’è il maggior vantaggio oltre a quello di evitare sprechi? Come accade nella maggior parte dei vegetali,la buccia contiene più vitamine della polpa, in questo caso la buccia di limone contiene dalle 5 alle 10 volte in più di vitamine rispetto al succo. Quando si pensa ai limoni si pensa alla vitamina C, ma c’è di piú. È ricco di antiossidanti, i quali si legano ai radicali liberi, prevenendo la formazione della massa cancerogena. Il limone è un prodotto “miracoloso” nell’eliminazione delle cellule cancerogene, è 10.000 volte più forte della chemioterapia.
lemon grated
Congelate quindi un limone, grattugiatelo sui vostri cibi ed otterrete un più alto valore nutritivo, renderete le vostre pietanze ancora più deliziose, per una vita più sana e più lunga!
Il limone ha anche delle capacità antimicrobiche contro infezioni batteriche e funghi, è efficace contro i parassiti e i vermi interni al nostro corpo.
Questo frutto straordinario non finisce mai di stupirci! Infatti, non solo regola la pressione sanguigna quando è troppo alta, ma agisce come anti-depressivo contro lo stress e i disturbi nervosi.

capacita limone
La Natura ha messo a disposizione sul pianeta tutto ciò che ci serve per mantenere in salute il nostro corpo. La società e i gruppi di potere cercano di nascondere queste informazioni per creare sostanze sintetiche spacciate poi come l’unica via per curare le malattie.
Il prodotto chimico sintetico, una volta metabolizzato dall’organismo, crea una serie di effetti collaterali che richiedono altri farmaci per combattere questi ultimi…così il ciclo continua.
Tutto ciò equivale ad enormi profitti per coloro che creano e brevettano queste sostanze, da qui nasce una chiara intenzione di trasformare i pazienti in malati cronici.

Ecco spiegato tutto questo ostruzionismo da parte dei media mainstream nei confronti delle cure basate sui prodotti naturali e a basso costo.
Nessuna di queste testate giornalistiche andrà mai contro chi le finanzia e comanda. Allo stesso modo avviene nella Politica: i partiti stessi non sono altro che “strumenti di controllo” per illudere la popolazione di vivere in uno Stato libero e democratico.
Bisogna prendere coscienza che la nostra Salute deve partire innanzitutto da noi stessi, non dobbiamo delegare nessuno come depositario della verità assoluta. Sta a noi la scelta: continuare a credere che gli interessi economici non sono più importanti della nostra salute, o aprire gli occhi e prendere in mano la nostra vita.

DEJA VU tra scienza e inganno

Il déjà vu dal Francese "già visto", chiamato anche paramnesia è una sensazione di aver già vissuto precedentemente un avvenimento o una situazione che si sta verificando. Il termine fu creato da un ricercatore francese, Emile Boirac nel suo libro L'Avenir des sciences psychiques (Il futuro delle scienze psichiche). L'esperienza del déjà vu è accompagnata da un forte senso di familiarità, ma di solito anche dalla consapevolezza che non corrisponde realmente ad una esperienza vissuta (e quindi si vive un senso di "soprannaturalità", "stranezza" o "misteriosità"): l'esperienza "precedente" è in gran parte attribuita ad un sogno. In alcuni casi invece c'è una ferma sensazione che l'esperienza sia "genuinamente accaduta" nel passato. 
Per tentare di spiegare scientificamente il fenomeno, una possibile ipotesi generale (di basso livello interpretativo o inferenziale) sembra essere quella di una sensazione di familiarità (e quindi: "già visto") falsa, e cioè dovuta ad una alterazione (patologica o momentanea; selettiva o pervasiva) delle funzioni cognitive di riconoscimento (attenzione) e recupero (memoria). Questo senso di familiarità, ad alto valore emotivo, si può estendere (pervasivamente) a tutti gli elementi presenti in quel momento nell'ambiente percepibile, anche se nuovi. Altresì potrebbero rimanere normali (selettivamente) altre funzioni cognitive: da ciò proverrebbe, ad esempio, la consapevolezza per cui "ma no, non è vero: non l'ho già vissuto" che in molti casi si prova, in discordanza con la sensazione. 
Il déjà vu sembra essere un fenomeno molto comune. In una ricerca del 2003[1] Alan S. Brown, psicologo alla Southern Methodist University, stima che il 60% della popolazione abbia avuto almeno una volta nella vita un'esperienza di déjà vu. La difficoltà di riprodurre in laboratorio il fenomeno del déjà vu rende molto difficili la ricerca e gli studi empirici. 

Ricerca scientifica
Negli ultimi anni, il déjà vu è stato oggetto di vari studi ed esperimenti psicologici e neuropsicologici. La spiegazione più accreditata, secondo gli scienziati di questi campi, è che il déjà vu non è un atto di "precognizione" o di "profezia", ma è in realtà un'anomalia della memoria; è l'impressione di "richiamare alla memoria" un'esperienza che è falsa. Ciò è confermato dal fatto che nella maggior parte dei casi il senso di "reminiscenza" nel momento del déjà vu è forte, ma alcune circostanze dell'esperienza "precedente" (quando, dove e come è accaduta) restano incerte. Allo stesso modo, col passare del tempo, dei soggetti possono mostrare un ricordo forte di aver avuto lo "sconvolgente" déjà vu, ma uno debole o nullo dei dettagli dell'evento/i che stavano "ricordando" quando hanno avuto il déjà vu, e, in particolare, questo potrebbe risultare da una sovrapposizione tra i sistemi neurologici responsabili della memoria a breve termine (eventi che si percepiscono come presenti) e quelli responsabili della memoria a lungo termine (eventi che si percepiscono come passati). Con il termine déjà vu si intende Paramnesia, ovvero un ricordo errato o inesatto ed impropriamente localizzato nella dimensione spazio-temporale. 



Alan S. Brown nel suo studio riporta le maggiori teorie:
1. Teorie neurologiche. Si tratterebbe di una epilessia breve e circoscritta che causa una disfunzione del sistema nervoso. Il medico austriaco Josef Spatt ha collocato la sede nella corteccia paraippocampale (in particolare nel giro paraippocampale e nelle sue connessioni con la neocorteccia), associata con la capacità di giudicare la familarità. L'ipotesi sembra supportata da evidenze sperimentali perché, al verificarsi del fenomeno, l'attivarsi della corteccia paraippocampale può essere escluso selettivamente dal funzionamento normale di altre strutture cerebrali (la corteccia prefrontale e l'ippocampo propriamente detto), legate alle funzioni mnemoniche e cognitive. 
2. Teoria del processamento duale. Pierre Gloor[4] spiegherebbe il deja-vu come una momentanea e rara (o, per i suoi studi su pazienti cronici, patologica) disattivazione del sistema di recupero della memoria - distinto e indipendente da un altro sistema mnestico di sensazione di familiarità, che rimane attivo e causa il fenomeno ("sto già vedendolo, so che l'ho già visto, ma non riesco a recuperarlo"). 
3. Teoria attenzionale. Una interruzione (un "black out" o un "reset") nella continuità dell'attenzione causerebbe un riprocessamento dell'informazione. L'interruzione ne avrebbe fatto dimenticare la presenza e non è consapevole; la percezione - o meglio la sensazione della percezione - invece permarrebbe attraverso un altro canale non cosciente. Da qui la sensazione di familiarità ("l'ho già visto un attimo prima"). 
4. Teorie amnestiche. All'interno del campo di attenzione ci sarebbe un elemento appartenente a un ricordo realmente memorizzato (e probabilmente avvenuto); questo elemento però, a causa di un errore di memoria per cui non si riesce a richiamare anche il contesto complessivo, sarebbe sufficiente a richiamare la sensazione di familiarità ("c'è qualcosa in questa situazione che mi ricorda... no, ho già visto proprio tutta questa situazione"). 
Un'ultima e recente teoria che rientra in quest'area (ma anche nelle altre teorie, non escludentisi a vicenda) è quella proposta da Susumu Tonegawa (premio Nobel in medicina, ricercatore del MIT) per cui la causa del deja-vu risiederebbe in una temporanea incapacità della memoria episodica (2006). Il riscontro oggettivo è ipotizzabile ancora nel giro dentato ippocampale ed in particolare in un gruppo di neuroni denominate "place cells" che si attiverebbero per riconoscere un luogo come già noto, e per cui non occorre ricostruire una rappresentazione (una mappa neurale). Il ricercatore comunque ha cercato (e trovato) evidenze sperimentali in animali (topi) e non nell'uomo. 

Collegamenti a disturbi mentali
È stata trovata una correlazione clinica tra déjà vu e disturbi mentali come la schizofrenia e l'ansietà (in particolare in situazioni di attacchi di panico contraddistinte da intensità e breve durata, 2-8 minuti), la probabilità di sperimentarne cresce considerevolmente con soggetti in queste condizioni. Tuttavia, la più forte associazione patologica del déjà vu è con l'epilessia del lobo temporale. La possibilità di una correlazione ha condotto alcuni ricercatori ad ipotizzare che il déjà vu è forse un'anomalia legata ad una temporanea e scorretta diffusione degli impulsi neurali nell'encefalo. Poiché la maggior parte delle persone soffre di qualche lieve, cioè non patologico, episodio epilettico (ad esempio l'improvvisa "scossa", tecnicamente uno spasmo ipnagogico, che si prova talvolta prima di addormentarsi), si pensa che una simile (lieve) aberrazione capiti occasionalmente durante il fenomeno del déjà vu, con il risultato di un "ricordo" erroneo. 

Parapsicologia
In questo contesto, sono state sollevate alcune ipotesi pseudoscientifiche. Il déjà vu sarebbe associato a presunti fenomeni di precognizione, chiaroveggenza o percezioni extra-sensoriali, ed è stato frequentemente citato in tale ambito come una presunta "evidenza" delle abilità "psichiche" della popolazione generale. Altre spiegazioni non-scientifiche attribuiscono questa esperienza a profezie, visioni (ad esempio ricevute in sogni) o memorie di vite passate. 

Sogni
Alcuni ritengono che il déjà vu sia il ricordo di sogni. L'ipotesi è che, seppure vengano solitamente dimenticati prima del risveglio, i sogni possano lasciare qualche traccia non comune all'esperienza presente nella memoria a lungo termine. In questo caso, il déjà vu potrebbe essere il ricordo di un sogno dimenticato con elementi in comune all'esperienza presente.

fonte: ignotoemisteri.com

L'umanità e la stella Sirio

GLI ANTICHI ASTRONAUTI VENIVANO DALLA STELLA DEL CANE?

Sin dai tempi più antichi, Sirio, la Stella del Cane, ha catturato l'attenzione di molte culture, attribuendo un'importanza speciale al suo simbolismo occulto. Cosa rende Sirio così speciale? È solo perchè è la stella più luminosa del cielo notturno, oppure c'è qualcosa di più, un segreto antico che collega la Stella del Cane all'origine dell'umanità?
stella-sirio-piramidi

Sirio è una stella bianca della costellazione del Cane Maggiore, ed è per questo conosciuta anche come “Stella del Cane”.
È la stella più luminosa del cielo notturno. Ha una massa pari a 2,4 volte quella del nostro Sole ed è anche molto più calda: la sua temperatura di 9.400 K la fa apparire di un bianco intenso.
Il suo bagliore notturno non manca di affascinare l’uomo fin dalla notte dei tempi, infatti, Sirio è stata venerata praticamente da tutte le civiltà antiche.
Ma è solo la sua luminosità ad attirare l’attenzione dell’umanità, oppure c’è qualcosa in più?
Diversi artefatti di civiltà antiche rivelano che Sirio era considerata di grande importanza per l’astronomia, la mitologia e l’occultismo. Nel libro più antico dei Veda, Sirio era conosciuta come “Stella del Capo”; in altri scritti indù, viene indicata come la dimora del Dio della Pioggia, o Stella della Pioggia.
Anche gli antichi egizi prestarono particolare attenzione a Sirio, identificandola con l’anima della dea Iside, sorella di Nefti, Seth ed Osiride, di cui fu anche sposa e dal quale ebbe Horus.
In realtà, per gli egiziani Sirio non solo era importante, ma era il fondamento astronomico di tutto il sistema religioso. La sua apparizione nel cielo era accompagnata con feste e celebrazioni.
Alcuni ricercatori hanno proposto che la Grande Piramide sia stata costruita in perfetto allineamento con le stelle, in particolare proprio con Sirio. Uno dei condotti di aerazione della “camera della regina” punterebbe precisamente verso la Stella del Cane.
Interessante notare che ci fu un tempo in cui Sirio non era visibile nel cielo d’Egitto. Questa circostanza è causata dal fenomeno noto come “precessione degli equinozi”, un movimento della Terra molto lento che provoca un effetto particolare: fa oscillare il paesaggio stellare avanti e indietro come un pendolo.
Dodicimila anni prima di Cristo, osservando il cielo dall’altopiano di Giza, Sirio si trovava sotto la linea dell’orizzonte. Fece la sua prima apparizione nei cieli di questo luogo intorno al 10.500 a.C.
Secondo uno studio prodotto dal ricercatore italiano Giulio Magli e pubblicato su arXiv.org, anche i pilastri megalitici del santuario di Gobekli Tepe sembrano essere allineati con il punto in cui sorge la stella Sirio. Alla latitudine di Gobekli Tepe, Sirio sarebbe rimasta nascosta sotto l’orizzonte fino al 9300 a.C., per poi ‘spuntare’ improvvisamente nel cielo. “La mia teoria è che il tempio di Gobekli Tepe sia stato costruito per celebrare la ‘nascita’ della nuova stella”, commenta Magli.

L’enigma dei Dogon

Nel Mali, Africa occidentale, c’è una popolazione, i Dogon, noto per le sue conoscenze sulla stella Sirio che sarebbero da considerare impossibili senza l’uso di un telescopio.
Essi tramandano un mito di creazione il cui protagonista è un essere proveniente dalla stella Po Tolo (Sirio B), venerato come il dio Amma. I Dogon affermano di essere i suoi discendenti.
Nel 1947, dopo aver vissuto con i Dagon per più di diciassette anni, l’antropologo francese Marcel Griaule riportò una storia veramente incredibile. Gli anziani della tribù rivelarono a Griaule uno dei loro segreti più gelosamente custoditi, nascosto anche alla maggior parte della comunità tribale.
I capi hanno raccontato di come i Nommo, una specie anfibia, metà pesce e metà umana, abbiano fondato un’antica civiltà sulla Terra. Nonostante la loro cultura primitiva, gli anziani Dagon dicono di aver ricevuto una profonda conoscenza del sistema solare da uno dei misteriosi Nommo.
Gli anziani sono a conoscenza delle quattro lune di Giove, degli anelli di Saturno e sono consapevoli della forma a spirale della Via Lattea e sanno che sono i pianeti a muoversi intorno al Sole e non viceversa.
Ma ciò che più sconcerta gli etnologi è la conoscenza dei Dagon delle orbite, delle dimensioni e della densità delle stelle del sistema di Sirio. I Dogon hanno accuratamente confermato l’esistenza di Sirio A, B e C, conoscenza che la moderna scienza ha acquisito solo di recente.

Sirio C è rimasta sconosciuta fino al 1995, quando gli astronomi hanno notato l’influenza gravitazionale che questa esercita sul movimento di tutto il sistema.
Eppure, da centinaia di anni, i primitivi Dagon, non sono erano a conoscenza delle tre stelle, ma ne conoscevano anche alcuni dettagli. Da dove gli è venuta questa conoscenza?
Il sistema mitologico dei Dogon è sorprendentemente simile a quello di altre grandi civiltà, come i Sumeri, gli Egizi e i Babilonesi, in quanto contempla il mito archetipo dell’intervento creativo degli dei dall’alto, i quali, attraverso l’intervento di “grandi maestri” (come Enki per i Sumeri, Horus per gli Egizi, Ermete Trismegisto per i Greci, Quetzalcóatl per i Maya, ecc…), hanno “donato” la civilizzazione all’uomo.
Leggi:

Mali. Viaggio tra i Dogon: il popolo delle stelle

Vittorio Franchini
[Disponibile su IBS] Nei primi decenni del ‘900 si sapeva, in Europa, che la regione del Mali attuale, viveva un popolo misterioso e bellicoso, nel cui teritorio era meglio non addentrarsi. Ulteriori studi hanno permesso di scoprire che quel popolo di cacciatori-guerrieri, i Dogon, i cui villaggi sorgono ai piedi di una dantesca faglia rocciosa che li isola dal resto del mondo, era portatore di un’antica, affascinante ed insieme indecifrabile civiltà cosmica.

In questo suo nuovo lavoro Vittorio Franchini, viaggiando attraverso anche altri popoli del Mali, raggiunge i Dogon per decifrare, grazie ai racconti degli ‘hogon’, degli anziani, delle donne, i contorni di una religione che affonda le sue radici nel tempo e che pare provenire dallo spazio più profondo. Grazie alla sua amicizia con alcuni degli “anziani”, ha potuto anche visitare, pur obbligato a non rivelare la posizione, una delle grotte sacre, dove vengono raccolte le maschere sacre.
Queste sono delle vere e proprie mappe stellari che mostrano come le cognizioni astronomiche di questo popolo enigmatico, siano esatte. Il percorso dell’autore si svolge quasi come un racconto di fantascienza nel caos roccioso della valle, cove la Grande Verità è ancora nascosta nella mente di pochi saggi e negli anfratti della faglia che raccolgono le vestigia di altri popoli antichi anche loro misteriosamente avvolti in epiche leggende.

Occultismo e massoneria

L’associazione di Sirio con il divino, che considera la Stella del Cane come la casa di origine dei “grandi maestri”, è una conoscenza sopravvissuta fino ad oggi, diffusa soprattutto nel mondo dell’occultismo e della massoneria.

Le scuole misteriche considerano Sirio come “il Sole dietro il Sole”: come il calore del Sole mantiene vivo il mondo fisico, così Sirio mantiene vivo il mondo spirituale. Essa è la “luce vera” che illumina lo spirito, così come il Sole illumina il mondo fisico, considerato come un’illusione.
Anche alcune moderne società segrete, come la Massoneria, i Rosacroce (che basano la loro conoscenza sugli insegnamenti di Ermete Trismegisto) hanno tributato a Sirio la massima importanza. Un occhio educato al loro simbolismo fornisce uno sguardo sulla profonda connessione tra Sirio e le dottrine occulte.
Dunque, affermare semplicemente che Sirio è importante per gli ordini ermetici è un eufemismo. La Stella del Cane è il punto centrale degli insegnamenti e del simbolismo delle società segrete.
sirio-massoni
Nelle logge massoniche, Sirio è conosciuta come la “Stella Sfolgorante”: «è il primo e più sublime oggetto che richiede la nostra attenzione nelle logge», scrive l’autore massonico William Hutchinson.

Essa rappresenta l’onnipresenza del Creatore e la sua onniscenza.
Sirio è dunque simbolo del “sacro”, fonte del potere divino e destinazione degli individui divini.
Per raggiungere la perfezione, l’iniziato deve comprendere ed interiorizzare la duplice natura del mondo: bene-male, maschile femminile, bianco e nero, ecc…) attraverso la metamorfosi alchemica. Questo concetto è simbolicamente rappresentato dall’unione di Osiride e Iside (il principio maschile e femminile), per dare vita ad Horus, l’uomo perfetto della Massoneria.
Dagli albori della civiltà fino ai tempi moderni, dalle remote tribù dell’Africa alle grandi capitali del mondo moderno, Sirio era ed è tutt’ora vista come datrice di vita e di sapienza. Nonostante la distanza nel tempo e nello spazio, varie culture hanno attribuito a Sirio lo stesso significato.
La domanda è: come è possibile che il significato di Sirio si armonizzi in maniera così trasversale tra le varie culture umane? C’è una fonte comune originaria di questi miti su Sirio? C’è un legame segreto tra l’evoluzione umana e la Stella del Cane? La soluzione di questo mistero potrebbe rappresentare la risposta ad una delle più importanti domande degli esseri umani: da dove veniamo?

sabato 28 marzo 2015

Zeolite, il minerale che aiuta a disintossicarsi dall’inquinamento

Aiuta a recuperare energie a livello fisico e mentale, ad adattare l’organismo in periodi di cambiamento e soprattutto è un dono che la natura ha dato con ottime proprietà disintossicanti e antiossidanti.


Minerale microporoso di origine vulcanica dagli enormi benefici.

A causa del periodo storico in cui viviamo caratterizzato da un grande inquinamento ambientale, il corpo è occupato da sostanze nocive e i minerali necessari al nostro benessere non vengono assimilati correttamente. E prima che questo accada, è necessario “dare una ripulita”. Bene, la zeolite serve proprio a questo.
Ma quali sono le sue reali proprietà?
Grazie a questo minerale di origine vulcanica, l’organismo è in grado di espellere addirittura i metalli pesanti, i radicali liberi e le sostanze radioattive dal nostro organismo. Infatti, la zeolite, originata dall’incontro tra lava ed acqua salmastra, è fortemente ricercata in Giappone, Cina e Russia poiché viene utilizzata per aiutare le vittime di radiazioni atomiche: fu impiegata ad Hiroshima e Nagasaki, in seguito a Chernobyl, e nel 2011 la Tepco l’ha utilizzata per ripulire il mare dalle radiazioni in seguito al disastro di Fukushima.
Questa sostanza ha un’eccellente capacità di scambio ionico che la rende invincibile di fronte a metalli pesanti, radionuclidi, sostanze chimiche provenienti dai cibi e dalle medicine, virus, batteri, funghi, tossine come quelle fermentative che derivano da una scorretta alimentazione o da una flora batterica squilibrata.
Di conseguenza, la zeolite riesce ad assorbire tutte queste scorie e ad espellerle completamente, rendendo più leggeri fegato e reni e preservando le centinaia di funzioni vitali che questi organi compiono ogni giorno. Tutto questo dona un benessere completo poiché i benefici che derivano dall’assunzione di questo minerale si ripercuotono anche sul sonno e sullo stress, mitigando perfino i danni da elettrosmog. Infine, la zeolite riesce a dare energia a tutti quegli sportivi che necessitano di prestazioni fisiche ottimali.
In particolare, la zeolite ha effetto:
Disintossicante: depura da tossine, metalli pesanti, e prodotti chimici, aiutando l’eliminazione dall’organismo.
Antiossidante: azione attiva contro i radicali liberi
Alcalinizzante: aiuta l’alcalinizzazione dell’organismo e ristabilizza l’equilibrio fisiologico (omeostasi)
Migliora le prestazioni mentali, ma anche fisiche
Pelle più sana : aiuta in caso di acne, psoriasi ed eczemi, dermatiti e gonfiori.
Immunostimolante : stimola il sistema immunitario e lo rinforza.
Salute gastrointestinale: migliora la digestione e contrasta gastriti e ulcere.
Aumenta la fertilità
Ma a chi è consigliata la zeolite?
Sicuramente a tutte le persone che abitano o lavorano in centri urbani fortemente trafficati presentano un altissimo rischio di intossicazione da metalli pesanti. Vi sono inoltre centri abitati che presentano emergenze ambientali, come la presenza di antenne ad altissima potenza, raffinerie, inceneritori. Inoltre, è indicata per:
- Sportivi: migliora le prestazioni, diminuisce e regola i livelli di acido lattico e accorcia i tempi di recupero;
- Studenti sotto esame : migliora la concentrazione e riduce la di stanchezza e lo stress;
- Persone stressate, convalescenti, anziani
Dove è possibile trovarla?
Innanzitutto, bisogna fare attenzione in quanto vi sono diversi tipi di zeolite in commercio, ma non tutti sono autorizzati. L’unico tipo di minerale autorizzato per uso orale è la zeolite clinoptilolite attivata con un sistema meccanico di micromacinazione.
Pur non avendo effetti collaterali, prima di farne uso è consigliabile comunque effettuare esami del sangue per quantificare l’effettiva presenza di metalli pesanti nel sistema circolatorio e valutarne eventualmente gli effetti positivi. Ovviamente non è la cura di tutti i mali, ma la zeolite è sicuramente un valido aiuto contro i danni da inquinamento ambientale.

Psoriasi: Fattori Emotivi Scatenanti

Perché una persona manifesta psoriasi nella propria pelle?


A tale domanda sembra che per la medicina tradizionale non ci sia una risposta chiara. Un’analisi pubblicata dalla Federazione Italiana della Psoriasi, dal titolo: Psoriasi: quanto ne sappiamo? Quali sono le cause della Psoriasi? 

esordisce con la seguente constatazione:  Le cause di questa malattia sono ancora oggi sconosciute”.  

L’analisi prosegue riportando alcune cause legate a fattori ereditari, ormonali, traumatismi ecc. Alcune parole sono spese riguardo i fattori emotivi stressanti, i quali sono ritenuti importanti nel condizionare la storia della malattia.
In particolare viene scritto: "negli individui predisposti qualsiasi evento psicoemotivo di un certo rilievo può peggiorare la malattia o addirittura renderne manifesti i sintomi, fino ad allora sopiti". 

Cerchiamo adesso di capire qualcosa di più da un punto di vista della Medicina delle 5 Leggi Biologiche, senza entrare troppo nello specifico.
una rottura di conttatto sensoriale da una persona amata, sia essa un figlio, una madre, un partner, (vissuto spesso con senso di colpa) può generare dei disturbi a livello epidermico, a partire da una leggera perdita di sensibilità, ad un arresto di crescita cellulare, sino a disturbi più seri come psoriasi o vitiligine. 

Per quanto riguarda la psoriasi, la separazione è leggermente più complessa: si tratta non di una singola separazione, bensì di due o più. Tendenzialmente, si riscontra che nella storia personale di un soggetto con tale disturbo è presente una dolorosa separazione con una persona amata in un periodo infantile. Può essere una morte improvvisa di qualcuno (una genitore, un nonno, uno zio o parente caro, un amico particolarmente importante ecc), oppure una separazione dolorosa dovuta a motivi di diversi.
La persona ha quindi patito un simile trauma, in cui ha perso il contatto corporeo con una persona amata e, soprattutto, ha vissuto tale episodio in maniera particolarmente traumatica, ossia non senza elaborarlo emozionalmente.
Quando questo accade, capita che la persona “accantoni” in un angolo della sua mente tale dolore, come fosse qualcosa da dimenticare per andare avanti, ma, come ormai è noto, qualsiasi tentativo di rimozione, anche razionale, non aiuta a risolvere il problema, o meglio: 

Lo si può nascondere alla parte razionale, cercando di andare avanti, ma l’inconscio e soprattutto la nostra memoria emotiva, non dimenticherà mai. Non solo! Da ora in poi, ulteriori eventi di vita percepiti in maniera simile, ossia in cui è implicata un sentimento di separazione, riattiveranno tale memoria emotiva e saranno vissuti nella solita parte del corpo, formando, per così dire, un secondo conflitto da separazione.  

La causa emotiva, quindi, in grado di innescare la patologia psoriasica può essere ricondotta ad un secondo evento traumatico legato ad un’altra separazione.
 
Ed ecco che i fattori emotivi stressanti, citati nell’analisi della Federazione Italiana della Psoriasi, trovano una spiegazione più specifica. In realtà però, non si tratta di “qualsiasi evento psicoemotivo”, bensì di episodi specifici, in cui è implicato un sentimento di separazione.

In pratica è come se la persona fosse divenuta "allergica" alla rottura di contatto con persone amate. Capita spesso che le persone con questo disturbo siano molto sensibili quando si ritrovano a vivere delle piccole grandi separazioni, come litigi, abbandoni ecc. 

 

venerdì 27 marzo 2015

CRISTOFORO COLOMBO RIPORTA I FENOMENI DEL ‘TRIANGOLO DELLE BERMUDA’ NEL SUO DIARIO

Ci sono posti nel mondo che sconcertano gli studiosi e gli scienziati da anni. Chi ha visitato questi siti misteriosi racconta di strane energie, sparizioni inspiegabili e fenomeni soprannaturali.
Forse il più famoso, o famigerato, dei posti misteriosi del mondo è il Triangolo delle Bermuda. Da decenni, questa striscia di oceano che si estende per quasi 1,3 milioni di chilometri quadrati, che si estende tra Miami, Porto Rico e Bermuda, lascia perplessi scienziati, marinai esperti e perfino investigatori dell’esercito.
Si racconta di aerei che scompaiono misteriosamente, avvistamenti di strane luci, navi ritrovate completamente vuote con l’equipaggio svanito nel nulla e molte altre stranezze che convergono tutte in questo angolo di oceano Atlantico.
E’ un fenomeno complesso e ampiamente documentato. Ma che cosa ha causato la sparizione di navi e aerei senza lasciare traccia? Perchè l’equipaggio e la strumentazione hanno smesso di funzionare?
I documenti marittimi storici mostrano che i misteri del triangolo delle Bermuda sono molto più antichi di quanto si immagini. Fin dagli inizi delle esplorazioni oceaniche, i marinai hanno riportato strani avvistamenti.
Si può dire che la consapevolezza del triangolo delle Bermuda sia iniziata con Cristoforo Colombo, il quale, essendo un navigatore esoterico ed un bravo marinaio, teneva un diario di bordo molto accurato delle sue traversate verso il mondo nuovo.
A quanto pare, appena Cristoforo Colombo entro nella zona di oceano conosciuta come il Triangolo delle Bermuda riportò problemi alla bussola. La notte seguente vide una grande sfera di fuoco inabisarsi nell’oceano. Inoltre Colombo riporta l’apparizione di strane luci e di curiosi fenomeni metereologici.
Queste testimonianze storiche rendono evidente il fatto che quello del Triangolo delle Bermuda non è solo un mito moderno o una leggenda metropolitana nata alle soglie del ventunesimo secolo. Questi fenomeni sono antichi almeno quanto i primi navigatori che si avventurarono in quella zona.

Il Triangolo e l’Esercito statunitense

Circa quattrocentocinquanta anni dopo Cristoforo Colombo, il 5 dicembre 1945, l’esercito degli Stati uniti visse direttamente il più sconcertante mistero del Triangolo delle Bermuda.
Alle due del pomeriggio, cinque bombardieri della marina statunitense decollarono da una base navale di Fort Lauderdale in Florida per una esercitazione di routine. Ma dopo appena due ore di volo, tutti e cinque gli aerei scomparvero all’improvviso.
Il mistero si infittì ulteriormente quando la marina inviò un aereo di soccorso e anch’esso scomparve. Sei aerei guidati da piloti esperti risultarono svaniti nel nulla. Tutti rimasero molto sconcertati. Nonostante ci si trovasse nell’epoca moderna con i radar e le radio, fu impossibile localizzare gli aerei scomparsi.
La domanda è: dove sono andati a finire? Sembrerebbe che i velivoli siano scomparsi dal nostro spazio-tempo per essere trasportati in qualche altro luogo, in qualche altro tempo o qualche altra dimensione. Questo è il grande mistero del triangolo della Bermuda.
Una gigantesca piramide sul fondo del Triangolo delle Bermuda?

Il Triangolo e i piloti civili

Nel 1970, il pilota americano Bruce Gernon stava volando con suo padre ed un socio d’affari dalle Bahamas alla Florida. Gernon raccontò di aver visto una strana nube proprio davanti al suo aereo.
Più si avvicinavano, più la nube assumeva la forma di un vortice a spirale. Questo il racconto di Gernon:
“All’inizio il tunnel era enorme, ma poi cominciò a diventare rapidamente più piccolo. Quando entrammo nel tunnel successe una cosa incredibile: si formarono delle linee. Era come guardare nella canna di un fucile, perchè le linee si avvolgevano lentamente a spirale in senso antiorario.
Incontrammo un’intensa elettricità. Vedevamo dei flash che andavano e venivano, e intorno eravamo circondati da una strana nebbia giallo-grigia, che io chiamo ‘nebbia elettrica’. Gli strumenti non funzionavano e allo stesso tempo provavamo una sensazione incredibile”.
Gernon afferma che una volta usciti dalla nebbia chiamarono il controllo aereo di Miami, ma nessuno riuscì a trovare il loro aereo sullo schermo del radar.
“Circa tre minuti dopo, il controllore radar tornò alla radio tutto contento. Ci aveva individuato sopra Miami. Non riuscivamo a crederci perchè eravamo in volo soltanto da trenta minuti, mentre avremmo dovuto metterci più di un’ora per giungere a destinazione”.
Si possono davvero verificare questi balzi di tempo e di spazio? È possibile che gli extraterrestri usino questi passaggi per raggiungere la Terra? Secondo la Teoria della Relatività di Einstein è possibile!
Secondo la teoria dello scienziato tedesco, è possibile curvare lo spazio utilizzando una spinta gravitazionale, fino a creare un passaggio nello spazio-tempo che permetta di percorrere grandi distanze in tempi minimi.
Dato che i tunnel gravitazionali, in teoria, si possono trovare in tutto l’universo, forse questi stessi passaggi si trovano in aree più piccole della terra. Se è così, forse sono gli strani livelli elettromagnetici la chiave per scovarli.
È possibile che il Triangolo delle Bermuda sia esattamente un passaggio interdimensionale usato dagli alieni e che questo portale funzioni in entrambi le direzioni. Questo spiegherebbe la sparizione degli aerei e delle navi, ma anche l’apparizione di oggetti UFO nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico.
Se, come affermano i teorici degli Antichi Astronauti, i visitatori extraterresti lo usano per venire sulla Terra fin dall’antichità, forse un giorno potremo anche noi usare questa scorciatoia per andare da loro, e se davvero esiste un portale interdimensionale nel mare aperto del Triangolo delle Bermuda, forse ce ne sono altri sulla terra ferma come la “Porta degli dei” in Perù che abbiamo descritto in un recente post.

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